sabato 2 novembre 2013

Al Buon Romanzo





In una cartolibreria a Méribel, dipartimento francese della Savoia, stazione di sport invernali, lavorava, in un piccolo seminterrato, Ivan Georg, il vero libraio. “E i clienti che oltrepassavano le pile dei giornali, aggiravano gli espositori di cartoline, andavano fino in fondo al negozio e scendevano da me erano clienti che poi tornavano”.
Ivan non era un libraio comune, riusciva a convincere i clienti perché amava i capolavori, amava la letteratura. Se ne accorse Francesca che era diventata amante della buona letteratura fin da piccola. Non aveva studiato, tutta la cultura che aveva, era riuscita a immagazzinare era data dalle sue letture.
Si muoveva con classe e distinzione senza lasciare il pavimento dove camminava per volare al di sopra delle persone. Teneva dentro di sé un dolore grandissimo per la perdita della figlia, che probabilmente non si sanò mai davvero.
Ivan e Francesca decisero, non senza dubbi, di aprire una libreria diversa dalle mille che occupavano il suolo parigino. Dopo che il proprietario della libreria licenziò Ivan perché oscurava i giornali, le cartoline e i libri di massa che riempivano il suo locale, si trasferì a Parigi per iniziare quell'avventura, cercando di portare con sé una ragazza, Anis con la quale aveva instaurato un rapporto fuori dal comune (si davano del lei quando parlavano).
La libreria del buon romanzo aprì i battenti in una via di Parigi in un giorno di dicembre.
I libri che riempivano la libreria erano stati consigliati da otto persone che facevano parte del gruppo denominato “il Comitato”, un gruppo segreto. I membri non si conoscevano tra di loro, solo Ivan e Francesca sapevano i loro nomi veri o d'arte. Queste persone dovevano scegliere e mettere per iscritto su una lista segreta, seicento titoli ciascuno, che avrebbero voluto vedere nella libreria.
Cito alcuni nomi che si trovavano nella libreria del buon romanzo, solo alcuni dei più famosi: Calet, Fargue, Reverzy, Stendhal, Flaubert, Bianciotti, Benoziglio, Deville, e molti altri.
Una libreria così, risveglia dall'assopimento molti veri lettori che animarono il locale ogni giorno. Tiravano fino a tardi, sicuri tra le sicure pareti che contenevano dell'ottima letteratura.
Erano davvero felici. Ma non lo erano i proprietari delle librerie commerciali, di quelle librerie che vendevano il fenomeno del momento (non l'autore, ma un fenomeno come se lavorasse in un circo). Le librerie che vendevano cartastraccia e la spacciavano per bestseller erano invidiose di questo successo che rischiava di eclissarle.
Ed allora cosa si fa quando non si riesce a competere meritatamente e onestamente?Si inizia a sabotare.
Minacce e attentati ad alcuni membri del comitato. Quando il gioco divenne pericoloso il buon poliziotto Heffner iniziò a occuparsi del caso.
Un poliziotto che conosceva e amava la buona letteratura.
Ivan e Francesca raccontano al poliziotto tutto, dall'idea di questa libreria alla realizzazione e agli attentati.
Quattrocentodue pagine piacevolissime che fanno sognare il lettore, soprattutto, il lettore che desidera una libreria degna di portare questo nome.
Un libro che mostra le frivole vendite dei grandi marchi, basate unicamente sul guadagno.
Un libro attuale, visto lo scempio del romanzo e il “permesso” di scrivere anche a chi non sa il significato di questo verbo.
Un libro dove si mette in chiaro che l'invidia colpisce sempre e comunque.

Laurence Cossé è un'autrice di romanzi, racconti e di pièces teatrali. E' stata giornalista e critico letterario di Le Quotidien de Paris. Anche se i suoi soggetti sono molto diversi tra loro, i romanzi di Laurence Cossé trattano tutti il tema del potere.

La libreria del buon romanzo è edito, in Italia, da E/O Edizioni.

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