domenica 2 febbraio 2014

Quando lo scrittore rimane un semplice uomo




“Sono nato in Cile nel 1949, sull’altra sponda del Pacifico, in un paese tormentato come il vostro da terremoti e tsunami, un paese lungo quasi cinquemila chilometri che comincia in un deserto e finisce in Antartide. Solamente a un uccello pazzo poteva venire in mente di farmi nascere lì”

Così scrive Luis Sepulveda nel suo racconto Lettera a dei giovani lettori giapponesi.
“Sono cresciuto in un quartiere proletario di Santiago del Cile e anche se in casa c’era qualche libro, soprattutto romanzi d’avventura – Jules Verne, Emilio Salgari, Jack London, Karl May – sarebbe una vanità spaventosa dire che si trattava di una biblioteca” (Un dubbio e una certezza).
Nel libro edito da Guanda, Ingredienti per una vita di formidabili passioni, Luis Sepulveda ripercorre dei tratti salienti della sua vita, sottolinea dei ricordi che ancora bruciano nella sua memoria, racconta dei suoi amici famosi e della loro perdita.
Figlio di genitori in fuga perché denunciati per ragioni politiche, visse i suoi primi anni col nonno, ma anche lui era un fuggiasco condannato a morte per motivi politici.
Sepulveda si descrive come un “venuto al mondo già fuggitivo”
A quindici anni Luis si iscrive alla Gioventù comunista e diventa redattore del giornale Clarìn. E nel 1969 vinse il Premio Casa de Las Américas andando contro la cultura ufficiale e gli valse la stima di Francisco Coloane (uno dei più grandi romanzieri latino americani del ventesimo secolo, che ha influenzato una generazione di scrittori latino americani. E’ stato paragonato a Melville e Conrad).
Torna in Cile consegue il diploma di regista teatrale e organizza spettacoli, ma soprattutto entra a far parte del Partito Socialista e della Guardia personale di Salvador Allende.
“I mille giorni del Governo Popolare furono duri, intensi, sofferti e felici. Dormivamo poco. Vivevamo ovunque e in nessun posto…Noi si che abbiamo avuto una gioventù e fu vitale, ribelle, anticonformista, incandescente, perché si forgiò nel lavoro volontario, nelle fredde notti di azione e propaganda…”
Ma l’11 settembre 1973 il governo di Allende cade in seguito ad un colpo di stato che mette a capo il generale Pinochet (appoggiato da Nixon e Kissinger) e da allora arriva l’inferno per Sepulveda e per i sostenitori del Presidente marxista eletto democraticamente.
Molte morti sospette, molti desaparecidos e molti torturati e incarcerati con il nuovo governo dittatoriale.
Anche lo scrittore venne imprigionato e torturato per sette mesi, doveva essere condannato a morte, ma la sua pena fu commutata nell’esilio grazie all’intervento di Amnesty International. Doveva star lontano dal suo paese per ben otto anni.
Anziché andare in Svezia, Sepulveda scappa in Brasile, poi in Paraguay e in Ecuador dove partecipa alla spedizione dell’UNESCO e vive per sette mesi in Amazzonia.
Da quest’esperienza nasce un capolavoro di Sepulveda, intitolato Il vecchio che leggeva romanzi d’amore.
Lavora anche con Greenpeace, trattando temi ecologisti.
Dal 1996 vive in Spagna.
Nel libro Ingredienti per una vita di formidabili passioni racconta pezzi della sua vita, suoi pensieri, suoi ricordi.
Come il racconto dedicato al Poeta.
“La notizia della morte del Poeta Pablo Neruda giunse a noi cileni come un’ennesima ondata dello tsunami dell’orrore che si abbatteva sulle nostre vite…Manuel Araya fu testimone diretto dei fatti che avevano accelerato la morte del Poeta, ma la sua coraggiosa testimonianza fu occultata dalle ombre create dalla dittatura…Neruda è un grande protagonista dei movimenti sociali cileni, la sua poesia è impregnata dell’aria del Cile…”.
Neruda uno come lui, che si batteva per i diritti dei cileni e soprattutto andava contro la dittatura.
Sepulveda tratta anche altri argomenti nel suo libro, attuali anche, come il problema dei Troll.
“Un social network riporta informazioni su un fatto abbastanza inusitato di questi tempi: il Presidente della Repubblica orientale dell’Uruguay, Pepe Mujica, ospita nella residenza presidenziale i poveri che non hanno dove vivere in un inverno molto freddo. I posti come Facebook possono essere un posto fantastico per scambiare informazioni e idee, e anche per mobilitare la gente quando la mobilitazione è un imperativo davanti agli eccessi del potere. Ma i social network hanno un problema che li satura e li priva del loro potenziale di mobilitazione: i troll.”
La sua critica è giustificata, perché i troll son persone che non avendo nulla da fare, creano “pensieri” che pubblicano e che irritano notevolmente molte persone, solo per il gusto di vedere queste persone arrabbiate. “I troll sono precedenti a Internet, anche se è in Internet che hanno maggiore visibilità”.
Tratta l’argomento del Grande Ricatto spiegando che l’umanità è schiava di un sistema economico-finanziario che spreme i singoli.
Critica il trattamento ricevuto dai minatori rimasti intrappolati nella miniera crollata e miracolosamente vivi.Ridotti ad uno show mediatico, i minatori si son visti recapitare regali costosi. “iPhone di ultima generazione per ognuno di loro, inviti a una partita del Real Madrid in Spagna, un ricevimento al palazzo della Moneda a Santiago. Nessuno ha chiesto però alla società mineraria di ricompensarli, non con altri omaggi, ma semplicemente pagando i salati per i giorni in cui erano rimasti sepolti”.
Ha pensieri e parole anche per la Spagna, il paese dove ora vive.
“Rajoy ha cominciato a essere popolare nella politica nazionale spagimagesnola quando l’ex presidente José Maria Aznar ha premiato la sua fedeltà nominandolo prima ministro della Pubblica Amministrazione e poi ministro dell’Istruzione e della Cultura al posto dell’attuale presidente della Comunità Autonoma di Madrid, Esperanza Agiurre, fanatica sostenitrice dell’ultraliberismo economico, famosa per le sue pubbliche dimostrazioni di ignoranza. Tutti ricordano ancora quando, alla domanda se avesse letto qualcosa della letteratura portoghese, confessò di essere un’ammiratrice di una grande poetessa: Sara Mago.”
Critica l’opposizione irresponsabile e bugiarda responsabile del governo disastroso, che in ritardo si è ricordata di fronteggiare la crisi con metodi sbagliati.
“Il governo Zapatero ha fatto il lavoro sporco della destra: i primi tagli, riduzioni di salario, trasfusioni di denaro pubblico alla banche private”.
Sepulveda ha una scrittura semplice che arriva direttamente al lettore e fa capire anzi vivere le situazioni denunciate dallo scrittore.
Sembra di essere nei suoi panni.
Consiglio vivamente la lettura di questo bellissimo libro e di tutti i suoi altri libri.


Articolo scritto per iltempolastoria.it

http://www.iltempolastoria.it/rubriche/libri-in-viaggio/quando-lo-scrittore-rimane-un-semplice-uomo/

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