venerdì 19 settembre 2014

Carlo A. Martigli e La congiura dei potenti

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Il 28 dello scorso mese, usciva nelle librerie la nuova fatica di Carlo A. Martigli. Intuendo che avrei finito il libro in poco tempo, decisi di rimandare di pochi giorni l’acquisto. Quest’idea è rimasta nella mia testa per poche ore, tra la sera del 27 visto che la libreria era chiusa e comunque il libro ancora non arrivava,  e la mattina del 28.
Mi son recata in libreria la mattina stessa , ma gli scatoloni (stranamente arrivati prima delle 12:30) non erano ancora stati aperti (cosa apri a fare le novità? Meglio farle stagionare negli imballaggi no?!?) e a causa di ciò, ho dovuto acquistare il libro il 29.

Devo cambiare assolutamente libreria, so che una libreria sotto casa è comoda (ed anche pericolosa per una lettrice come me), ma non mi attira più di tanto (meglio la libreria IBS a Roma, in via Nazionale, asettica, ma calda…ed ho detto tutto!).
Inizio a leggere e ,come al solito, il romanzo mi cattura, so che sto per arrivare alla fine velocemente e faccio di tutto per rallentare questo momento. Anche quando mancavano due capitoli alla fine, ho chiuso il libro ed aspettato un’ora prima di riprenderlo e concludere la lettura.
Sono folle, lo so, ma non volevo staccarmi da quel libro. La storia viene raccontata da Martigli con un’eleganza innata. Quando leggo i suoi libri, immagino l’autore che scrive, impeccabile nella sua scrittura, nella descrizione dei personaggi, nella particolarità della trama, senza colpi di scena per forza originali che possono rendere volgare l’intera storia, solo per esulare da atri racconti.
Quando finisco i suoi romanzi, do l’arrivederci ad uno scrittore del quale aspetto con ansia il suo prossimo romanzo.
I romanzi storici attraverso i quali ho iniziato ad adorare Carlo A. Martigli (la A. sta per Adolfo, tanto per sfatare il mistero, se non vi siete documentati con i potenti mezzi di internet) sono: 999 L’ultimo custode, L’Eretico e La congiura dei potenti.
Lo scrittore ha risposto alle mie domande (una sorta di dialogo com’è stato definito dallo stesso Martigli. Cosa che si può fare solo con pochi scrittori!) per conoscere meglio il suo ultimo lavoro.

La fascetta che abbraccia il romanzo La congiura dei potenti riporta questa frase: “ Il male non viene dal trono né dalla spada, ma dal denaro”. Di primo acchito mi ha fatto pensare al noto romanzo fantasy, traslato in una serie televisiva, conosciuto da molti appassionati, poi ho pensato : “il trono è un potere che si conquista con la spada (in molti casi si ricordano bagni di sangue per diventare re), però nel caso in cui manca il denaro si rischia di perdere il trono ed anche la spada (se pensiamo ai mercenari usati per le conquiste). Tutti e tre sono poteri del male, ma uno è più grande degli altri.” Quindi i veri padroni del mondo erano, e sono, i banchieri?
«La risposta è sì, almeno dal XV° e XVI° secolo in poi, ovvero dal momento in cui il denaro ha cominciato a circolare indipendentemente dai suoi riflessi economici. La nascita del capitalismo finanziario avviene proprio grazie alla diabolica intuizione dei grandi banchieri dell’epoca, che videro nell’accumulazione del denaro un fine e non un mezzo. Il tedesco Jacob Fugger ne è stato l’esempio più lampante. Ma tutta la storia precedente, se letta con attenzione, mostra che le guerre tra le città greche, l’espansione di Roma e le conquiste barbariche non nacquero né da motivazioni politiche, sociali o religiose, ma da sete di conquiste che avevano alla base il potere economico. Oggi infine, il potere delle banche, non solo di quelle centrali, ma di tutto il sistema finanziario, travalica i governi, gli stati, impone le sue leggi a tutto il mondo e non solo a quello occidentale. Le guerre si combattono dove c’è il petrolio o altre materie prime e dietro il paravento del voler portare le democrazie c’è solo l’interesse economico, ci sono le lobby delle armi, della farmaceutica, dei media e così via, e nei loro consigli di amministrazione siedono i grandi banchieri, che siano cristiani, ebrei o musulmani. Il giro delle scommesse finanziarie è oggi nove volte il PIL mondiale: siamo seduti su una bomba atomica e il bottone rosso è in mano né a Putin né a Obama, ma al capitalismo finanziario.»
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Il suo romanzo mi ha riportato con la mente all’esame universitario di storia moderna. La prima domanda riguardava proprio Martino Lutero e la Riforma Protestante.
Alla fine anche Lutero si rivela un burattino nelle mani del potere. Da allora ad oggi non è cambiato nulla, la storia continua a ripetersi cambiando solo i burattini?
«Martin Lutero mi ricorda quei grandi rivoluzionari o capi popolo, che quando si sono avvicinati al potere, o vi si sono alleati o hanno ripetuto le loro gesta. Per capire il voltafaccia di Lutero, piegato al volere dei principi tedeschi che avevano tutto l’interesse (economico) di staccarsi da Roma, basta leggere quello che scrisse dopo Worms: “che due più cinque faccia sette lo dice la ragione, ma se per l’autorità due più cinque fa otto, occorre rimettersi alla sua volontà”. E non era una battuta di spirito. Solo andando alle fonti della storia e non affidandoci a quello che ci viene raccontato possiamo avvicinarci alla realtà delle cose e comprendere il presente.»
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Riguardo alla storia di Paolo de Mola, figlio di Ferruccio de Mola (che possiamo trovare nel romanzo “999 L’ultimo custode” e ne “L’eretico”) e il suo percorso di formazione, come descritto nel Dramatis Personae, alla fine del romanzo, la crescita caratteriale del personaggio è stata causata dall’avvicendarsi di fatti troppo grandi per lui davanti ai quali è maturato.
Paolo sembra cresciuto verso la fine perché prima credeva in cose e persone che determinati fatti hanno smentito e smascherato.
Quanto era difficile crescere in quel mondo? E se Paolo de Mola fosse vissuto ai nostri tempi, avrebbe riscontrato la stessa difficoltà di crescita?
«La vita nel XVI° secolo non era tanto più difficile di quella di oggi. Si viveva di meno, senza dubbio, l’ignoranza era più diffusa, vi era meno libertà apparente e i potenti facevano le leggi a proprio uso e consumo. Oggi si vive più a lungo, si sa leggere e scrivere, ma non si è capaci di scegliere con la propria testa, soggiogati dalle leggi del consumo e stritolati dal potere finanziario. Quanto ai potenti che scampano alle leggi per reati macroscopici mentre le carceri sono pieni di poveracci per reati minori, quale differenza esiste rispetto a ieri? E ora immaginiamo Paolo de Mola oggi, un ventenne, immerso in un mondo senza ideali, in cui il mito del denaro e della celebrità ottenuta senza fatica è imposto come modello: in che modo potrebbe vivere? Da idiota, rinunciando a pensare, o da infelice.»

Una curiosità è d’uopo dopo aver visto il cognome falso che Paolo doveva portare per evitare di incorrere in guai seri. Il padre gli dice di prendere il cognome M’Artigli visto che è un lontano ramo dei De Mola. A questo punto mi chiedo, lei discende da questo ramo?
«Qui ho giocato un po’: il fatto è che il mio cognome risale agli inizi del XIV° secolo, e deriva da un cero Paolo da Milano, detto il M’Artigli, in quanto, come capitano di ventura, utilizzava dei rampini con cui artigliava le maglie di ferro degli avversari, e li poteva così più facilmente disarcionare. Una brava persona…Poi nel 1700 l’apostrofo è caduto e il cognome è diventato Martigli. De Mola è fantasia, invece, ma è l’italianizzazione del francese de Molay, l’ultimo gran maestro dell’Ordine Templare, bruciato sul rogo, un omaggio alla sua memoria e allo stesso Ordine.»

Ogni sua creatura letteraria è puntualmente ricoperta di particolari storici che non pesano sul lettore, al contrario di altri che creano confusione nella mente dello stesso lettore. I suoi romanzi storici sono adatti a chi vuole leggere qualcosa di sano che comprenda anche la storia che di solito risulta incomprensibile in moltissimi testi e romanzi. La vedo come un Lutero intento a tradurre la Bibbia affinché non fosse capita solo dai nobili, dal clero e da chi poteva permettersi di studiare.
Quanto tempo e quanta fatica dedica alle ricerche per i suoi romanzi e, soprattutto, alle ricerche per La congiura dei potenti?
«Cerco sempre di unire il rigore storico alle emozioni e alla fantasia. Purtroppo non sono pochi quegli scrittori che ambientano nella storia i loro romanzi ma ingannano i lettori consapevolmente o per ignoranza. Per quanto mi riguarda, su dieci ore dedicate allo scrivere, almeno otto sono di studio. In effetti, certe puntigliose ricerche hanno proprio lo scopo di levare il velo, ovvero di “svelare” in modo comprensibile per tutti, i grandi e i piccoli inganni della storia, perché ciascuno possa non solo divertirsi ed emozionarsi, ma anche riflettere. La riflessione può essere un gioco simpatico, da fare con se stessi, e aiuta a comprenderci, ad accettarci e alla fine essere più felici.»
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Non devo aggiungere altro, Carlo A. Martigli è sempre esaustivo, per sapere di più non rimane che leggere il libro.
Buona lettura.

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