giovedì 4 settembre 2014

Un uomo e la montagna.



Quella mattina proprio non voleva alzarsi, non riusciva. Tentava di aprire gli occhi ma automaticamente li richiudeva e sprofondava di nuovo nell'abbraccio consolatorio di Morfeo. Era davvero incredibile come potesse dormire profondamente in pochi minuti. Pensava avesse carenze vitaminiche per questo si sentiva così stanco, spossato. Per quanto tentasse di svegliarsi completamente non riusciva e quei numerosi tentativi lo affaticavano sempre più.
Decise allora, di arrendersi al sonno. “Anche i vampiri hanno il sonno riparatore” pensò e chiuse gli occhi definitivamente, senza più combattere, rilassando il suo corpo, rilassando l'espressione del viso.
Si risvegliò poco dopo, il pensiero di recarsi nel posto che aveva atteso con ansia, mettendo delle ics sui giorni del calendario per controllare quanti ne mancavano alla sua partenza, lo elettrizzava e faceva scivolare la stanchezza dalle sue membra.
Effettivamente sembrava lo rigenerasse.
Scelse di prendere il taxi per arrivare a destinazione, anche perché a piedi avrebbe impiegato un bel po' di tempo e con il pullman anche. Un posto importante per il suo relax emotivo, un luogo che nella sua mente aveva preso sempre più posto.
Approfittò per riposarsi e si addormentò nell'auto, poggiando la testa all'indietro sul sedile. Quando finalmente arrivò era quasi il tramonto, si maledisse tra sé perché aveva perso un bel panorama mentre il taxi percorreva le curve delle strade dissestate di montagna.
I suoi occhi recuperarono la bellezza persa rifacendosi con i colori del calar del sole che baciavano la roccia della montagna.


Chi aveva detto che solo le Dolomiti si coloravano di rosa? Anche le montagne d'Abruzzo facevano mostra di questo fenomeno. I colori del cielo cambiavano seguendo il ritiro del sole e dall'arancio intenso si passava ad un rosso per poi attenuarsi in un rosa. Le nuvole scherzavano anch'esse con i colori, ma sembravano più rosa visto che loro di base erano bianche. Era chiaro che il rosso col bianco creava un rosa. Sorrise nel ripensare alle regole pittoriche e decise che avrebbe dipinto una tela riprendendo il tramonto, dopo aver scattato delle foto per ricordarsi sempre di quella maestosa bellezza.
Tirò fuori la sua fotocamera, la regolò ed iniziò a scattare. Sembrava non finire più era una sorta di magia che lo teneva legato a quella magnifica presenza che lo guardava dall'alto.
Quando riuscì a richiudere l'obiettivo, ansimava quasi. Respirò a pieni polmoni aria fresca e raccolse i suoi bagagli per recarsi nel vicino albergo, dove aveva prenotato una stanza.
Mangiò nella totale solitudine, la televisione era accesa, ma i suoi rumori non scalfivano il silenzio nel quale lui si era rinchiuso.
Ogni tanto lo rompeva per ringraziare la signora dell'albergo che gli portava le pietanze ordinate.
La signora, il suo compagno ed altri amici si erano riuniti attorno alla televisione, lui declinò l'invito con un sorriso e decise di uscire fuori. Per nulla al mondo si sarebbe perso lo spettacolo delle stelle e della luna protagoniste del cielo notturno.
L'aria era diventata fresca, ma non fredda, si strinse nel suo maglione e camminò lentamente col naso all'insù. Inciampò in una pietra. La guardò e disse tra sé che sarebbe stato meglio guardare a dove metteva i piedi fin quando non fosse arrivato in un prato per distendersi ed ammirare la notte con i suoi figli.
Si fermò e osservò i contorni ombrosi del Gran Sasso che si vedevano grazie al potere della luna che rischiarava la valle.
Era una sera tranquilla, era un mercoledì quando i bagordi e i rumori non regnavano sovrani, quando la tranquillità prendeva il sopravvento.
Il silenzio incuteva timore mentre osservava i contorni della montagna, era la sua voce accompagnata dalle voci degli animali notturni.
Il calpestio dei ciottoli, sembrava quasi rimbombare nel mezzo delle voci notturne.
Si spinse dove poteva, fin dove i suoi occhi riuscivano a vedere, per non disturbare quella pace, non avendo la presunzione del padrone di casa che altero osservava la valle dall'alto della sua magnificenza.
Non voleva accendere la luce della pila e rovinare così, la naturale bellezza notturna. C'era già troppa illuminazione in giro, i suoi occhi erano abituati all'illuminazione artificiale, voleva tornassero a vedere come gli uomini nel Medioevo, quando delle torce rendevano visibili vie e sentieri.
Quando la luce delle stelle e della luna rendevano visibile il cammino.
I suoi pensieri lo portavano lontano e le sue gambe si trovavano a loro agio in quella stradina di montagna e continuavano a vagare.
Si ridestò quando si rese conto di esser circondato da alti alberi che muovevano i loro rami e le loro foglie al ritmo del venticello che accarezzava, fresco, il suo volto.
Allora si guardò intorno e il suo sguardo si perse tra quei faggi maestosi.
Si sentiva osservato ed era sicuro che le creature notturne che abitavano quegli alberi lo stavano osservando, ma lui rise, si sentiva al sicuro, anche se non era abituato a tutto questo.
La natura lo controllava, forse non si fidava, ma lui si fidava di se stesso, sapeva che non avrebbe disturbato quella quiete o rovinato la grazia di quei posti e se lui era consapevole, di conseguenza, anche la natura l'avrebbe capito.


Era difficile camminare e sentirsi osservato, addirittura pedinato, difatti si fermò e fece un respiro  profondo, inalando quell'aria fresca che quasi bruciò i polmoni che erano abituati all'aria viziata della città.
- Vengo in pace com'è giusto che sia! So che non siete abituati ad esser rispettati, ma ancora ci sono persone che mettono il rispetto al primo posto.
 Tacque per sentire cosa ne pensavano le creature. Sembrò calmarsi anche il vocio delle stesse come se stessero ragionando o come se stessero studiando quell'uomo.
Sembrò fermarsi anche il vento, anche lui faceva parte della natura e quindi, aveva voce in capitolo.
Le creature sembravano avergli dato fiducia perché non si sentì più al centro dell'attenzione.
Sorrise soddisfatto, sapeva che continuavano ad osservarlo anche se non in modo ossessivo.
Non poteva fare nessun errore, non ci sarebbe riuscito, amava la natura e tutti i suoi figli, non riusciva a far loro del male.
Non era vegetariano, se state pensando il contrario, ma non era neanche carnivoro.
Non si dev'essere estremisti per rispettare la natura, si dev'essere moderati. Ci può esser rispetto nel non mangiare le carni di un animale e poi si buttano a terra cose che dovrebbero finire nel cestino.
Lui aveva sempre una busta con sé che puntualmente scaricava a casa o in prossimità di cestini o bidoni.
Il rispetto è alla base di tutto, diceva e esso deriva dalla cultura.
Leggeva molto, gli piaceva perdersi in storie che lo facevano sognare, che lo facevano evadere da un mondo con le sbarre.
Leggeva storie di montagna, lo affascinavano. Gli piaceva capire come facevano una volta ad arrampicarsi con scarpe che non avevano nulla a che vedere con l'odierna tecnologia che realizza scarpe per scalare la roccia mantenendo l'aderenza.
Vedeva le foto riportate in quei libri e si chiedeva come facessero le donne di allora a camminare in montagna con quella massa di vestiti e le gonne lunghe.
Si distraeva con questi pensieri, ma lo affascinavano e non poteva farci nulla, soprattutto quando era a contatto con la natura che amava.
Si fermò in un punto panoramico e notò che iniziava ad albeggiare. Una fioca luce rischiarava il mare che si vedeva benissimo dall'alto della montagna.
Sentì un calpestio di foglie e si girò di scatto. Notò un lupo su un sasso poco distante da lui. Evitò il minimo movimento, sembrava quasi che il respiro si fosse fermato.
Il lupo si girò verso e puntò i suoi occhi color ambra verso di lui. Il suo sguardo non era minaccioso.
"Vedi di far tesoro di ciò che hai visto e sentito. Portalo sempre con te. Non dimenticarlo e rivivi le stesse emozioni appena puoi"
Scosse la testa incredulo, aveva sentito davvero quelle parole oppure erano già nella sua testa?
Chiuse gli occhi e li riaprì e notò che il lupo, com'era arrivato era andato via.
Sorrise tra sè e continuò a camminare per riprendere la via dell'albergo.
Si rese conto di aver passato tutta la notte fuori, in compagnia della natura, senza dormire perché era impossibile cadere nella tentazione del sonno con quelle meraviglie da vedere, sentire, odorare.
La proprietaria dell'albergo stava preparando la colazione, ormai l'alba stava passando per far posto alla giornata.
Salì su in camera accompagnato dal sorriso della donna che aveva capito tutto. Funziona così con quelli che hanno provato le stesse emozioni e che non smettono di provarle.
Il tempo di una doccia ed era già sotto con il bagaglio.
Prima di riprendere l'auto che l'avrebbe allontanato da quel posto e riportato nel caos cittadino, bevve il suo caffè, lo gustò seduto ad un tavolo nel giardino, riempiendo i suoi polmoni di quell'aria fresca che le sarebbe mancata.
Il suo cuore e la sua mente conservavano il ricordo di quella notte, mai l'avrebbero dimenticata.



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