venerdì 17 agosto 2018

Il ponte dei cadaveri: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








Autore: Stuart MacBride

Editore: Newton Compton
Traduzione: Francesca Noto
Genere: Thriller
Pagine: 384
Anno di pubblicazione: 2018




Sinossi. L’ispettore capo Roberta Steel ha cercato di incastrare Jack Wallace in modo da chiuderlo in una cella per sempre, ma è stata pizzicata a falsificare le prove. Adesso lei ha perso il suo grado e lui è a piede libero. Dal giorno stesso in cui Wallace è stato rimesso in libertà, le aggressioni alle donne sono ricominciate. La detective Steel non ha dubbi sul fatto che sia lui il responsabile, ma la legge ha stabilito che se dovesse avvicinarglisi ancora le verrebbe tolto del tutto il distintivo. Le alte sfere, oltretutto, non hanno nessuna intenzione di ascoltarla, non dopo il disastro che ha combinato l’ultima volta. Preferiscono riempirla di casi e tenerla lontana dalla sua ossessione: d’altronde non è meglio rendersi utile che tormentare un uomo innocente? Ma Roberta Steel sa che Wallace è colpevole. Ne è sicura. E più aspetta ad agire, maggiore sarà il numero di donne aggredite. La domanda è: che cosa è disposta a sacrificare per fermarlo una volta per tutte?


Recensione

Il tema è attuale, come potrebbe non esserlo viste le aggressioni all’ordine del giorno in ogni anfratto della terra?
Quello che magari ignorano molti cittadini che son sempre lì a puntare il dito contro le forze dell’ordine è che molti detective, ispettori o semplici agenti vorrebbero vedere gli aggressori dietro le sbarre in balia di altri carcerati che farebbero loro la festa negli angoli oscuri delle celle.
Roberta Steel desidera vedere Jack Wallace dietro le sbarre a tal punto che falsifica le prove e rimane scottata dalla sua stessa trovata! Da ispettore capo viene declassata a sergente.
La Steel rimane ossessionata da Wallace e non si dà pace, rischiando la carriera! La sua ostinazione è frutto di una marcata sensibilità contornata da una corazza di acciaio che lascia intravedere solo in rari momenti.
Visto il suo marcato femminismo, il lettore può rimanere intimorito dai suoi modi rudi, dal suo linguaggio e dal comportamento decisamente maschile che adotta nei confronti dei colleghi e di sua moglie Susan.
Ma Roberta è genuina, non porta maschere per apparire in un modo diverso da quello che è, quindi, anche se con un po’ di timore, grazie alle dolorose pacche che assesta ai colleghi, il lettore segue con entusiasmo le sue intuizioni. Il suo istinto la porta a non rispettare determinate regole, ma lei è così: o la si accetta, anche se a fatica, oppure la si allontana.
La trepidazione che si crea durante le indagini e le aggressioni viene spezzata dall’ironia delle battute di Roberta e di Ciuffo, che cerca di starle dietro a stento. Ciuffo è un agente suo collega che prova a risponderle a tono, non riuscendoci, e a mitigare il suo istinto che la porterebbe alla rovina.
La Steel non ha peli sulla lingua, per questo è naturale anche se risulta essere una persona sgradita ai più. Lei non si contiene, soprattutto quando ha ragione, e questo crea disagio e fastidio ai piani alti dove si trovano politici, più che poliziotti!
L’ironia, la durezza dei comportamenti, la tensione per le indagini sono stemperate dalle battute del team della Steel e dall’uso delle onomatopee con le quali MacBride, attraverso dei vocaboli, imita i suoni. In questo modo il lettore immagina i personaggi disegnati come in un fumetto con relativa nuvoletta del pensiero. Ma tutto questo non fa perdere l’inquietudine che accompagna la lettura.
In questo thriller MacBride sposta i riflettori da McRae sulla Steel, che farà di testa sua tra un richiamo e l’altro.




Stuart MacBride (Scheda Autore)


Stuart MacBride. È lo scrittore scozzese numero 1 nel Regno Unito ed è tradotto in tutto il mondo. La Newton Compton ha pubblicato numerosi suoi thriller, tra cui Il collezionista di bambini (Premio Barry come miglior romanzo d’esordio), Il cacciatore di ossa, Scomparso e Il cadavere nel bosco, con protagonista Logan McRae. Il ponte dei cadaveri è il nuovo thriller che approfondisce il personaggio di Roberta Steel, presente in altri romanzi. MacBride ha ricevuto il prestigioso premio CWA Dagger in the Library.
A cura di Marianna Di Felice



Recensione scritta per www.thrillernord.it

martedì 14 agosto 2018

Esequie: recensione


Recensione scritta per www.thrillernord.it







Autore: Jim Knipfel

Editore: Bompiani
Traduzione: Beatrice Gatti
Genere: Thriller
Pagine: 272
Anno di pubblicazione: 2018





Sinossi. Leonard Koznowski, sceriffo della Contea di Kausheenah, ha pochi compiti precisi: sedare le risse, multare chi guida in stato di ebbrezza, non multare chi va a caccia fuori stagione e tenere d’occhio Gus, che quando cade la prima neve invece di spargere il sale sulle strade rinsalda l’amicizia di lunga data con il whiskey. A sconvolgere questa pacifica routine è un duplice omicidio: Klaus Unterhumm, impresario delle pompe funebri, e il suo assistente Kirby Mudge vengono trovati morti dal medico legale. Colpo d’arma da fuoco a distanza ravvicinata. Ma l’arma non si trova e gli indizi sono scarsi e confusi. Nel tentativo di indagare Koznowski si renderà conto che i suoi concittadini non sono quello che sembrano: sono molto peggio.


RECENSIONE
Quella che il lettore si ritrova a leggere è una storia che ha la suspense del thriller, una maggiore attenzione nei confronti della vittima, che nasconde non pochi segreti, e del sospettato, come in un noir, e una cornice gotica data dal posto di morte, visto che gli omicidi si verificano all’interno di un’impresa di pompe funebri. I tempi sono lenti e cupi, l’atmosfera si farà più fosca mano a mano che il lettore scoprirà alcuni particolari, come il piano di un’associazione segreta, e ciò che i membri compiono per aumentare i propri profitti; e tutto questo si incastrerà in un puzzle che porterà a svelare il fine diabolico che voleva raggiungere uno degli strani personaggi della contea.
Sarà la neve che cade ricoprendo strade e tetti di una piccola contea dove non succede mai niente di diverso da guide in stato di ebbrezza o piccoli furti, sarà il silenzio che il lettore riesce a percepire mentre viene catapultato in mezzo a quel piccolo paese del Wisconsin durante la lettura, ma le tenebre avvolgono il racconto travolgendo chi legge.
Si può odiare il lassismo delle forze dell’ordine, che non sono preparate a certe eventualità, e la passività di alcuni membri che nemmeno si sforzano di fare qualcosa, ma la lettura va avanti a pieno ritmo, intervallata da uscite ironiche che spezzano, a tratti, la densa suspense.
La storia nasce in una piccola comunità e ha risvolti tetri, per certi versi, soprattutto quando si parla di una setta religiosa che raccoglie tra i suoi membri persone eccentriche e invasate, come il loro reverendo, o quando persone che dovrebbero essere integerrime si trasformano in mostri che nascondono loschi segreti.
I piccoli paesi nascondono sempre strani personaggi e torbide storie. Esequie sembra un libro di un autore nordico e invece l’autore è americano.
Ha le caratteristiche di un noir scandinavo, perché è conciso, reale, oscuro e non aggiunge effetti speciali – in certi casi tutto fumo e niente arrosto – alla sua narrazione, perché non deve stupire il lettore, ma catturarlo, quasi ipnotizzarlo e tirarlo dentro la storia. Fa sentire, attraverso la scrittura, la pesantezza che prova il protagonista nel rincorrere un omicida senza sapere da dove iniziare, perché non ha mai avuto un caso del genere tra le mani, e l’instabilità umorale che prova nel sentire i commenti avversi degli abitanti quando segue delle piste che molti non accettano.
Sembra quasi di poterlo avvertire su di sé, il fardello che porta lo sceriffo. Sembra quasi di osservare lo stupore alla visione degli omicidi, la disperazione nel cercare di organizzare i suoi uomini senza dimenticare le altre effrazioni e il piano di sicurezza per la festa del ringraziamento; sembra di sentire la tenacia nelle indagini passando sopra alle voci malevole di alcuni paesani per aver arrestato persone importanti per la contea.
Ma la verità forse non dev’essere scoperta? Anche il finale è diverso dal solito… Ma questo dovrete scoprirlo voi.
Buona lettura!




Jim Knipfel


Jim Knipfel ha lavorato per molti anni nella redazione del “New York Press” e la sua rubrica Slackjaw viene pubblicata a scadenza settimanale su varie riviste dal 1987. È autore di romanzi, memoir e raccolte di racconti finora inediti in Italia. L’ultima volta che qualcuno ha chiesto di lui si diceva vivesse a Brooklyn.

A cura di Marianna Di Felice




Recensione scritta per www.thrillernord.it

lunedì 13 agosto 2018

Il giallo di Montelepre: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it










Autore: Gavino Zucca

Editore: Newton Compton
Genere: Giallo
Pagine: 320
Anno di pubblicazione: 2018

 

 


Sinossi.  Sassari, 1961. È la settimana prima di Natale quando un barbone molto noto in città viene trovato morto in una piazza del centro storico. I sospetti ricadono subito su un altro mendicante, di cui si perdono immediatamente le tracce. Il caso si presenta all’apparenza molto semplice: qualcuno ha visto il presunto omicida che sottraeva qualcosa dalle tasche della vittima. Ma il tenente dei carabinieri, Giorgio Roversi, bolognese DOC trasferito in Sardegna per motivi disciplinari, non ne è del tutto convinto. Seguendo gli indizi disseminati ovunque, e con l’aiuto di Luigi Gualandi, ex ufficiale veterinario dell’Arma, il tenente scoprirà che la verità affonda le proprie radici in storie del passato, antiche e ormai dimenticate… Quando anche un secondo cadavere viene rinvenuto, Roversi ha davvero poco tempo per agire: dovrà risolvere il caso al più presto, prima che l’assassino riesca a farla franca.

Recensione

Quando il tenente Roversi arriva in Sardegna, trasferito per punizione da Bologna, si trova davanti a una realtà antica e polverosa. Sono gli anni ’60, gli anni della DC e dei nostalgici monarchici che si erano organizzati in gruppi: da una parte quelli che volevano allearsi con la destra e dall’altra quelli che volevano allearsi con la DC, i più moderati.
Anni in cui si vedevano in giro barboni, ladruncoli e persone anche più pericolose che facevano parte di un quartiere abitato da reietti, da reduci della seconda guerra mondiale, da famiglie che si son ritrovate con le abitazioni distrutte. Anni in cui convivevano famiglie di agricoltori e allevatori.
Attraverso uno dei personaggi torniamo indietro con la memoria e attraverso dei flashback ripercorriamo quello che ha subito combattendo e quello che doveva subire una volta tornato in patria, in quella patria che si era dimenticata di lui e di molti altri reduci.
In mezzo a tutto questo si sviluppa una storia che vede come protagonista un tenente dei Carabinieri bolognese che ancora non sa parlare il sardo e al quale molti sassaresi si adeguano parlando in italiano. Roversi, appassionato di Tex Willer, si ritrova nel suo Far West personale, e indaga su un caso di duplice omicidio, su un caso che coinvolge un delinquente siciliano e su un altro che ha come protagonista “lu pindacciu”. Al posto dei cespugli rotolanti nel terreno si trovano delle palle di pelo, a dar l’idea di una terra in cui alcuni ancora fanno a modo loro, senza tener conto delle regole. Se credeva di annoiarsi, Roversi di certo cambia opinione!
Aiutato nelle indagini da Luigi Gualandi, un ex veterinario ufficiale dell’Arma che ora si occupa della sua tenuta e che ha un passato non semplice, avendo una moglie tedesca, il suo factotum Michele e la sua governante Caterina, una bellezza semplice che davanti a un uomo del continente si sente in difficoltà. Insieme formano un valido trio di investigatori.
È bello leggere nel libro frasi in sardo, perché è bello riportare un’antica tradizione che fa parte della storia d’Italia. È divertente riuscire a capire senza vedere la traduzione, perché nella maggior parte dei casi si comprende. Leggendo il libro si respira un’aria nostalgica, si entra in un mondo che sembra a parte, in cui si possono carpire una parte di folclore e una parte di passato non troppo felice.
La lettura è seria e faceta, visto che la serietà è intervallata da battute brillanti e cattura il lettore con la sua semplicità apparente; sotto, infatti, nasconde una storia di un certo peso. Una storia che forse non si fermerà a questo libro…



Gavino Zucca (Scheda Autore


Gavino Zucca (1959) vive a Bologna, ma è nato a Sassari. Laureato in Fisica e Filosofia, ha lavorato all’ENI per poi dedicarsi all’insegnamento nella scuola superiore. Ha partecipato a numerosi premi letterari, ottenendo molti riconoscimenti: Il mistero di Abbacuada è il suo primo romanzo che ha come protagonista il tenente Giorgio Roversi.


A cura di Marianna Di Felice





Recensione scritta per www.thrillernord.it

venerdì 3 agosto 2018

Sangue cattivo: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








Autore: Lisa Gardner

Traduzione: Giulia De Biase
Editore: Mondadori
Genere: Thriller
Pagine: 360
Anno di pubblicazione: 2018





Sinossi. Otto anni fa, Telly Ray Nash ha ucciso suo padre, un ubriacone violento, con una mazza da baseball. Così facendo ha salvato se stesso e la sorellina Sharlah. Da quel momento però i due fratelli sono cresciuti separati, senza incontrarsi mai. Oggi Sharlah ha tredici anni e finalmente si sta lasciando tutto questo alle spalle. Dopo essere passata da una famiglia affidataria all’altra, ora sta per essere adottata da Rainie e suo marito Pierce Quincy, ex agente dell’FBI in pensione. E c’è una cosa che Sharlah adora dei suoi nuovi genitori: sono entrambi esperti in “mostri”. E un omicida? Un giorno però arriva una notizia. Un doppio omicidio alla stazione di benzina locale, e un uomo armato che scappa sparando per coprirsi le spalle e si rifugia nei fitti boschi dell’Oregon. Rainie e suo marito si precipitano per dare una mano con le indagini, ma si trovano di fronte a un’evidenza inquietante: è molto probabile che l’assassino sia Telly, e la sua catena di sangue potrebbe essere appena iniziata. Solo di una cosa lei è sicura: suo fratello è tornato. E una lotta contro il tempo. Bisogna trovare Telly, mentre un interrogativo tormenta i Quincy: perché dopo otto anni il ragazzo ha ricominciato a uccidere? Cosa significa questo per Sharlah? Tanto tempo prima, Telly le aveva salvato la vita. Ma ora lei stessa è costretta a fare i conti con un dubbio terribile: suo fratello è un eroe o un omicida? E quanto costerà alla sua nuova famiglia conoscere questa ultima, sconvolgente verità? Sharlah è sicura di una sola cosa: che il più grande pericolo è sempre accanto a te, vicinissimo, alle tue spalle.



Recensione

Un padre cattivo che elimina, se li ha, i freni inibitori con alcol e droga, che alza le mani sulla moglie e sul figlio e non fa nulla per cambiare, perché gli piace così, sta bene così, è un uomo cattivo.
Quest’uomo potrebbe aver trasmesso il gene della cattiveria a suo figlio, oppure è il bambino che, all’età nove anni, si convince di essere cattivo come suo padre dopo aver commesso qualcosa di molto brutto per salvare la sorellina di quattro anni?
Il comportamento è il risultato dell’influenza reciproca tra natura e ambiente, e l’ambiente dove Telly vive con sua sorella Sharlah è malsano e corrotto. Si può diventare dei mostri per aver salvato la vita a un’altra persona?
Chi sono? Uno zero o un eroe?
L’autrice fa trapelare dalle pagine del thriller la pesantezza che Telly porta dietro, un fardello che non riesce a togliersi e dal quale deve venire fuori a sue spese. Si riesce a capire il disagio che possono provare due fratelli separati dalla loro famiglia di origine, che hanno vissuto una tragedia e che hanno cambiato varie famiglie affidatarie. Molte persone non capiscono la mancanza di fiducia che possono nutrire i due fratelli nei confronti di chiunque: essere sballottati da una parte a un’altra incontrando persone diverse che si sforzano di essere gentili, o ragazzi che ti prendono in giro e che non dimenticano cos’è successo quel fatidico giorno, quando Telly aveva una mazza da baseball in mano; avere il vero, unico, legame – quello con i genitori biologici –, spezzato perché quella famiglia non c’è più. Ecco, tutto questo potrebbe chiarire l’assenza di speranza che hanno i due fratelli, o il mutismo nel quale si chiudono o gli strani comportamenti che adottano.
Cos’è successo a Telly?
Perché ricompare dopo tanto tempo?
Tra disturbo reattivo dell’attaccamento e disturbo esplosivo intermittente con perdita di memoria a breve termine o vere e proprie amnesie, cos’è diventato Telly?
Uno zero uguale a suo padre o un eroe?
E sua sorella, come ha reagito, cosa non dice?
Nasconde ricordi perché vuole proteggere suo fratello oppure perché c’è una verità diversa che potrebbe venire a galla?
L’autrice riesce a creare una forte suspense dalla prima all’ultima pagina, che cresce nella caccia all’uomo in mezzo ai boschi. La creatività inventa una scenografia, mentre si legge. Il lettore riesce a trasformare le parole in scene in cui anche due profiler, i genitori affidatari di Sharlah, sono impegnati nelle ricerche della persona che potrebbe rivelarsi un seriale decisamente pericoloso e imprevedibile.
Ma quel ragazzo è davvero una minaccia per la comunità e per sua sorella?
Non si può dare una risposta senza svelare troppo della trama, per questo dovrete approfondire attraverso una lettura indiscutibilmente piacevole grazie alla scrittura fluida dell’autrice.




Lisa Gardner


Lisa Gardner è un’autrice americana di thriller. Dal 2007 vive nel New Hampshire con due cani, un gatto, un marito e una figlia. Ha scritto molti romanzi con lo pseudonimo di Alicia Scott. In Italia sono stati pubblicati: La vicina (Marcos y Marcos 2012), A chi vuoi bene (2013 Marcos y Marcos), Toccata e fuga(2014 Marcos y Maros), Prendimi (Marcos y Marcos 2015), Dobbiamo trovarla (Marcos y Marcos 2016), Sangue cattivo (Mondadori 2018).

A cura di Marianna Di Felice







                                                        Recensione www.thrillernord.it

mercoledì 25 luglio 2018

Il patto dell'abate nero: recensione







Il patto dell’abate nero



Autore: Marcello Simoni
Editore: Newton Compton
Pagine: 336
Genere: Romanzo storico
Anno di Pubblicazione: 2018





Sinossi:

13 marzo 1460, porto di Alghero. Un mercante ebreo incontra in gran segreto l’agente di un uomo d’affari fiorentino, Teofilo Capponi. Vuole vendergli un’informazione preziosissima: l’esatta ubicazione del leggendario tesoro di Gilarus d’Orcania, un saraceno scomparso ai tempi di Carlo Magno. Venuta per caso a conoscenza della trattativa, Bianca de’ Brancacci, moglie di Capponi, si convince che quel tesoro ha a che fare con la morte di suo padre. Elabora così un piano preciso, ma per realizzarlo ha bisogno dell’aiuto di Tigrinus, il noto ladro fiorentino legato a Cosimo de’ Medici. Tigrinus dovrà partire alla volta di Alghero, spacciarsi per Teofilo Capponi, e poi mettersi sulle tracce dell’oro di Gilarus. A Firenze, Bianca cercherà di mantenere il segreto sulla missione affidata al ladro. Ma, mentre Tigrinus è lontano, qualcuno ha finalmente modo di mettere le mani sul tesoro più grande che il furfante nasconde: la Tavola di Smeraldo...





Recensione:

Questa volta me la son presa comoda! Ho letto il libro in tutta tranquillità senza correre, senza pensare ad una scadenza per scrivere la recensione, ho degustato le pagine come fossero bicchieri di un ottimo vino che dev’essere assaporato per essere apprezzato. In effetti i romanzi di Simoni aumentano la fame di lettura per questo di solito si arriva alla fine in pochissimi giorni, se non il giorno stesso dell’acquisto! Avevo altre letture per le mani, letture che richiedevano un tempo minore per essere lette e per scrivere la recensione, ma mi ricordavo sempre di leggere qualche capitolo de Il patto dell’abate nero perché non riuscivo proprio a tenerlo in disparte, dovevo sapere quale avventura aspettava Tigrinus e company.
Due tesori tirano i personaggi nella trama del romanzo: il tesoro di Gilarus d’Orcania e la Tavola di smeraldo e dall’avidità di possederli si sviluppano cinque scene dove i personaggi hanno una parte da portare avanti. Quella che dà il via è Bianca de’ Brancacci che apre il sipario con la conseguenza che deriva da anni di repressione e maltrattamenti nei confronti del marito Teofilo Capponi che ha degli affari loschi da portare avanti e non si cura affatto della moglie trattandola come fosse una serva. Per tornare a respirare Bianca agisce con stupidità perché tira in ballo un’altra persona addossandole la colpa di ciò che fa lei. E usa questa persona, Tigrinus, per scoprire cos’era successo al padre. Dal canto suo Tigrinus trova il lato positivo in questo e cioè il tesoro di Gilarus d’Orcania sul quale potrebbe mettere le mani ed essere ripagato per le fatiche. Ma non è semplice perché chi vuole mettere le mani su quel tesoro ha orecchie ovunque. Chiamarlo thriller storico secondo me non è corretto, perché non dev’essere classificato come thriller. All’epoca si agiva così, anche oggi se è per questo, quindi dovrebbe essere tutto un thriller, ogni azione, ogni pensiero malvagio! All’epoca le macchinazioni per raggiungere uno scopo erano all’ordine del giorno soprattutto tra nobili, signori e ladri! Si facevano la guerra, ma alla fine avevano la stessa indole! Tutti dovevano arrivare primi e dovevano arrivare alla massima ricchezza per la fame di potere che avevano e che non si quietava mai. Figure come Cosimo de’ Medici che agisce nell’ombra manovrando altre persone come fosse un burattinaio per avere un libro considerato del diavolo. Come Angelo Bruni, cugino di Bianca de’ Brancacci, che vuole rimpinguare le casse vuote della sua ricchezza dopo aver perso tutto, ma la brama non fa ragionare e induce a sbagliare più volte, a farsi raggirare addirittura da una donna (come al solito) che come se fosse una strega, ammalia il malcapitato per girarlo al suo volere, per difendere, forse, una terza persona alla quale essa è legata...mistero!  Perché tutti pensano ai propri interessi senza pensare che tirare in mezzo persone significa rovinare loro la vita! Il compare di Tigrinus intanto scopre gli imbrogli di Simeone de Lunell un mercante ebreo decisamente ricco con il quale il padre di Bianca prima e il marito della stessa poi, avevano preso accordi. E Tigrinus scopre molto di più inseguendo il tesoro di Gilarus d’Orcania. Naturalmente non posso svelare di più perché svanirebbe la voglia di leggere il libro. Non allungo nemmeno perché non serve, secondo me, scrivere tanto rischiando di non esser letti, dai lettori perché non vogliono scoprire troppo prima di leggere il libro e da quelli che devono avvicinarsi alla lettura perché sarebbe pesante per loro!
Leggere i romanzi storici di Marcello Simoni è sempre un piacere perché la sua scrittura è decisamente fluida e se pensate che tra le pagine si parla anche di dati storici è un bene che sia scorrevole senza incorrere in pesanti intoppi che provocherebbero al lettore un senso di oppressione. Si respira come sempre un'aria medievale che incanta il lettore e soprattutto il lettore che ama quel periodo storico. Nel caso alcuni abbiano il timore di imbattersi in notizie storiche pensando di non uscirne fuori dico loro che sono fuori strada perché grazie al salto di scene (ora si parla di Bianca che deve difendersi a Firenze, ora di Tigrinus che si trova ad Alghero, ora di Cosimo che agisce in stanze segrete del suo palazzo) con i diversi personaggi protagonisti, il lettore non si accorgerà di andare avanti perché sarà totalmente preso dalla lettura! E arriverà come sempre alla fine dolendosi del fatto che una nuova avventura di Tigrinus sia già finita e si domanderà quando potrà di nuovo leggere dell’abate nero o della tavola di smeraldo.




L’autore

È nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, secondo e terzo capitolo della trilogia del famoso mercante; L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013; La cattedrale dei morti; la trilogia Codice Millenarius Saga (L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni) e i primi due capitoli della Secretum Saga (L’eredità dell’abate nero e Il patto dell’abate nero). Nel 2018 Marcello Simoni ha vinto il Premio Ilcorsaronero.



martedì 24 luglio 2018

Il segreto di Palazzo Moresco: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it










Autore: Irma Cantoni

Editore: Libromania
Genere: Thriller
Pagine: 347
Anno di pubblicazione: 2018






Sinossi. Ginevra Moro non crede ai suoi occhi: sul treno che la porta da Brescia a Milano le sembra di vedersi riflessa in uno di quegli specchi che deformano la realtà; l’immagine che vede passare dall’altra parte del vetro è quella di un’adolescente dall’aspetto selvatico, un’anima alla deriva, una copia di sé stessa priva della ricchezza e dell’eleganza tra le quali è cresciuta. Le strade di Brescia si preparano intanto ad accogliere il rombo dei motori e lo scintillio delle carrozzerie delle auto d’epoca che partecipano alla Mille Miglia. Durante la cena di gala che precede la corsa e vede riunita tutta la Brescia che conta, la capo commissario Vittoria Troisi conosce Lodovico Moro, il padre di Ginevra: tra scambi di battute e galanterie, il collezionista si lascia andare a confidenze sulla sua vita privata e familiare che lasciano interdetta Vittoria, indecisa se interpretarle come un tentativo di seduzione o una richiesta d’aiuto. Quando il corpo di Lodovico Moro viene ritrovato senza vita nello studio privato di palazzo Moresco, la magnifica residenza di famiglia che cela alla stessa maniera tesori d’arte e rancori familiari, Vittoria è incaricata delle indagini. Senza una pista certa e senza il giovane agente del posto Mirko Rota a farle da guida nella realtà locale, Vittoria Troisi si ritrova di nuovo alle prese con le torbide relazioni di una famiglia della ricca provincia bresciana e come sempre tormentata dai fantasmi privati che la riportano per una breve parentesi, ma forse non per caso, nella sua Roma.

Recensione
Tra una Brescia artistica e una Roma piena di turisti e caratterizzata da una routine frenetica, l’autrice posiziona i suoi personaggi intrecciandoli con sapienza e muovendoli con la preparazione di un bravo giocatore di scacchi.
Nel nuovo romanzo di Irma Cantoni, che succede a “Il bosco di Mila” al quale è collegato per la conoscenza di alcuni personaggi, il lettore entra nel mondo dell’arte grazie a Lodovico Moro che da proprietario di fabbriche passa a essere un grande collezionista. Lodovico è al tempo stesso emotivo e razionale.
Come un artista sogna, ma con gli occhi tristi per un doloroso passato del quale gli rimane il frutto di un amore tormentato che curava gelosamente.
Il lettore si ritrova a seguire la storia di una classica famiglia ricca che ha più problemi che lati positivi; l’autrice distribuisce una vibrante tensione attraverso una complessa manifestazione del mistero e un risolutivo svolgimento delle indagini. Il lettore riesce a fare un’analisi dei vari personaggi e soprattutto di un personaggio decisamente particolare, dalla personalità deviata da una forma di narcisismo contornata da delirio di onnipotenza, che nasconde non pochi segreti.
Il romanzo dà spazio alle vicende di famiglie ricche che si intrecciano con vite normali o decadenti;non ci sono idee scontate, ma situazioni coinvolgenti nella loro sconcertante normalità.
La scrittura non riserva cali di attenzione perché non si perde in vane descrizioni o non usa parole degne di un semiologo e non di un normale lettore.
Per questo il romanzo è degno di esser chiamato thriller (come già è stato per “Il bosco di Mila”) e il lettore, rimanendo imprigionato dalla trepidazione e dalla curiosità, arriverà alla fine divorando le pagine!



Irma Cantoni (Scheda Autore)


Irma Cantoni è nata a Brescia, dove vive tuttora dopo un periodo di quattro anni a Roma. Da oltre vent’anni segue il percorso meditativo della scuola buddhista Karma Kagyu e dal 2006 ha contribuito alla pubblicazione di diversi saggi sulla pratica buddhista e su bioenergetica e naturopatia. Ha esordito nella narrativa con i racconti lunghi La regina degli Stati Uniti (premiato al concorso Penna d’Autore Torino) e Il cartomante, dove compare per la prima volta la commissaria Vittoria Troisi, protagonista delle indagini di Il bosco di Mila.

A cura di Marianna Di Felice






                                            Recensione scritta per www.thrillernord.it

giovedì 19 luglio 2018

Il testamento di Satana: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it






http://thrillernord.it/il-testamento-di-satana/



Autore: Eric Van Lustbader

Traduttore: Antonio David Alberto
Editore: Newton Compton
Genere: Thriller
Pagine: 384
Anno di Pubblicazione: 2018


Sinossi: La fine del mondo è stata annunciata più volte nel corso della Storia da diversi profeti. Adesso, però, senza alcun preavviso, sta arrivando davvero. In una caverna nascosta tra le montagne del Libano, un uomo fa una scoperta destinata a cambiare il mondo. Quello che viene alla luce è rimasto nell’ombra per migliaia di anni: il Testamento di Satana. A Istanbul il capo di una setta di Osservanti, Bravo Shaw, viene informato da Fra Leoni dell’imminente guerra tra Bene e Male. Un pericolo mortale sta per abbattersi sull’umanità: il terribile esercito di Satana, i Caduti. Bravo, Ayla, Fra Leoni ed Emma, la sorella non vedente di Bravo, rappresentano l’unica speranza di salvezza di fronte al caos generato dal Testamento di Satana. Se vogliono evitare che l’umanità venga resa schiava dai Caduti, dovranno scoprire segreti talmente pericolosi da mettere a rischio le loro stesse vite.


Recensione
Dal Libano a Malta, da Istanbul all’Italia, Braverman Shaw gira il mondo per cercare di fermare una minaccia per l’umanità. Il Male puro si è risvegliato e vuole manipolare gli umani per i propri scopi, per riprendersi ciò che aveva quando Dio lo ha cacciato per sempre.
Gli umani, deboli e dubbiosi, sono perfetti per essere controllati dai demoni.
Bravo scoprirà, strada facendo, cose che il nonno Conrad e il padre Dexter non gli hanno mai detto; cercavano di proteggerlo, ma davvero il non sapere può dare protezione? Oppure è meglio essere preparati per quando si avrà davanti il capo dei Caduti?
Insieme a lui, Ayla Tusik, unica figlia di Dilara e Omar Tusik, carissimi amici di Bravo che erano a conoscenza di molte cose. Aldus Reichmann, l’antagonista, aveva inviato un cacciatore di reliquie in una grotta del Libano per trovare il primo elemento dell’empia trinità. La grotta nascondeva segreti da distruggere oppure segreti che molti volevano usare come l’oro di Salomone, la Quintessenza che molti cercavano…
Andare alla ricerca del testamento in un territorio controllato dai jihadisti, dai Cavalieri di San Clemente, opposti all’Ordine di cui faceva parte Bravo, e dai demoni che cercavano di allontanare chi voleva distruggere l’empio libro, era decisamente difficile e Bravo lo sapeva. Come si può leggere all’inizio del libro, all’interno del romanzo troveremo una finzione influenzata dalla Storia, quella vera.
La storia si ripete… La voglia di vendetta nei confronti della cacciata e della caduta porterebbe alla fine degli uomini, l’avevano predetto che sarebbe tornato… Tra esseri particolari dotati di una determinata forza, demoni e comuni mortali, l’empio sigillo sarà riportato all’oscurità che gli appartiene? E si riuscirà così a salvare l’umanità?
Dovete assolutamente leggere questo thriller per saperlo, e state attenti a chi vi osserva nell’ombra: potrebbe avere il sigillo dell’empia trinità!
Il romanzo è davvero coinvolgente! Il lettore è tentato dalla lettura, come se ci fosse un diavolo (rimanendo in argomento) che non fa staccare gli occhi dalle pagine fin quando non si arriva alla fine. La scrittura è fluida, anche se il romanzo riporta molte informazioni e i protagonisti sono impegnati in molte azioni.
L’autore sa manovrare i personaggi aumentando, mano a mano, la curiosità del lettore e regolando la tensione rispetto agli avvenimenti che si susseguono.



Eric Van Lustbader


Eric Van Lustbader è nato a New York nel 1946. Prima di dedicarsi completamente alla scrittura, è stato insegnante nelle scuole primarie. A oggi può contare oltre venticinque romanzi bestseller, tradotti in più di venti lingue e diventati un successo in tutto il mondo.

 A cura di Marianna Di Felice






                                                  Recensione scritta per www.thrillernord.it


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