sabato 20 aprile 2019

Donne di spade: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








Autore: Cinzia Tani

Editore: Mondadori
Genere: Storico
Pagine: 395
Anno di pubblicazione: 2019





Sinossi. Maddalena, Flora, Agnes, Dorotea: in modo diverso, ciascuna si renderà protagonista della sua vita rivendicando fino alle estreme conseguenze il diritto alla propria libertà, in una vertiginosa oscillazione fra temerarietà e calcolo, orgoglio e ipocrisia, bisogno di amare e sentirsi amate e cieco desiderio di riscatto. Un discorso a parte merita Ana de Mendoza, l’imperscrutabile rampolla di un’influente famiglia spagnola, il cui mistero pare racchiuso nella benda nera che porta sull’occhio. Tanto abile a tirare di scherma quanto a tessere intrighi a corte, la sfuggente Ana ha gettato attorno a sé un potente incantesimo capace di soggiogare lo stesso re. Cinzia Tani ci introduce nelle grandi corti d’Europa del XVI secolo, e lo fa con la consueta passione, svelandoci i meccanismi del potere politico, proprio mentre la Storia si appresta a celebrare il tramonto di Carlo V, l’imperatore del Sacro Romano Impero, e si fa teatro di una cruenta guerra di religione sotto la spinta di Filippo II, determinato a difendere a oltranza il cattolicesimo contro gli eretici e gli infedeli. Intanto i fratelli Acevedo, Gabriel, Manuela e Sofia, le cui vite hanno preso direzioni molto diverse, a distanza di anni dall’omicidio dei genitori sono ancora in attesa di sapere la verità. Raimunda, la governante che ha assistito al delitto, ormai anziana, è finalmente pronta a rivelare tutto ciò che è accaduto quella notte.


Recensione

Dopo aver lasciato un giovane Carlo V lo ritroviamo, nel nuovo romanzo, nel pieno sviluppo del suo regno a combattere con i turchi e contro i nemici della corona spagnola. Amministra la famiglia come lo Stato cercando il canale giusto che possa portare alla Spagna alleanze e ricchezze per far fronte alle varie guerre.
Le vicissitudini della corona asburgica e spagnola vanno avanti insieme ai fratelli Acevedo che sono legati ai reali di Spagna e Asburgo. Gabriel, Federico e Alejandro sono dei validi cavalieri, eroici in molti casi; Manuela è ancora legata a Giovanna di Trastamara o Giovanna di Aragona e Castiglia o Giovanna la Pazza chiamata così per le sue reazioni spropositate, ma Manuela, che le ha dedicato la vita come dama di compagnia, sa che non è affatto pazza. Giovanna vive rinchiusa nella fortezza di Tordesillas trattata come se non fosse una nobile, anzi, come se non fosse una persona ma un animale impazzito.
Prima di andare da sua sorella Sofia, che nel frattempo accoglie tutti i bambini della famiglia e al di fuori di essa, Manuela ha una premonizione su Gabriel, suo fratello, e ricorda un particolare che aveva visto a 12 anni nella fatidica notte di sangue dove morirono i suoi genitori. C’è una maledizione sopra la famiglia Acevedo e molta oscurità riguardo quella notte! Nel frattempo Carlo V muove guerra contro i francesi che si alleano con il Papa e i turchi e nel 1558 decide di abdicare in favore del figlio Filippo II che diventa re dei Romani mentre il fratello Ferdinando diventa Imperatore.
Carlo V viene lodato e rimpianto da tanti. Filippo è serio anche se riesce a lasciarsi andare alla vita dopo un po’ di tempo, ha un figlio deforme e squilibrato e si trova protagonista delle guerre di religione. All’inizio amministra con benevolenza e in certi casi anche con troppa cordialità verso i nemici, ma quando affida al Duca d’Alba il governo delle Fiandre fa il peggiore degli errori. Il Duca è sanguinario e istituendo il Consiglio dei Torbidi inizia a uccidere tante persone considerate eretiche a suo giudizio. Il problema di Filippo II è che non si sposta dalla Spagna come gli suggerisce l’altro consigliere Ruy Gomez, suo amico, per richiamare il Duca che ormai è fuori controllo.
Il sangue che macchia le pagine di storia deriva da ambizioni, potere, ricchezza, dove non si arriva con i matrimoni di interesse si arriva con la spada o con gli inganni che portano alla morte di qualcuno. Ferdinando I d’Asburgo manteneva una politica di tolleranza che seguì anche il figlio che gli successe, Massimiliano II d’Asburgo, e per questo fu ricordato come un sovrano giusto. Ma il dominio sugli uomini, il decidere della loro vita e la sete di comando annebbia la mente e non fa più considerare le cose come realmente dovrebbero essere. In questo contesto spietato si evolve la vita delle famiglie reali di Spagna, Francia, Inghilterra e d’Asburgo collegate attraverso alleanze matrimoniali.
E in esse si muovono i discendenti dei marchesi Acevedo che sul loro cammino incontrano personaggi avidi come Ana de Mendoza che anche con un benda su un occhio riusciva a tenere tutto sotto controllo,manipolando le persone con la sua bellezza e grazia costruite ad arte; personaggi vendicativi che si sono legati al dito un fatto successo anni fa che puniva, a sua volta, due morti ingiuste; vendetta per capriccio che Maddalena porta avanti fin quando non arriva qualcosa che la ferma; tolleranza di Sofia che aspetta di sapere cosa successe ai suoi genitori e Federico che cercando di risolvere i problemi che ha in famiglia va a trovare sua madre Raimunda per farsi raccontare un altro pezzo di verità.
Ma Raimunda deve dire a Sofia qualcosa di importante…In un periodo fatto di sangue e rivalità, di gelosie e invidie, di sfarzo eccessivo della corte spagnola e di fanatismo religioso, Cinzia Tani continua la storia della famiglia Acevedo e non delude le aspettative di chi attendeva con impazienza il secondo libro della trilogia.
Con una scrittura lineare evidenzia gli intrecci dei protagonisti inserendoli nella vorticosa storia dal 1520 circa a fine Cinquecento tenendo il lettore incollato sulle pagine. Una scrittura piena di dettagli raccontata con un linguaggio semplice senza abbellimenti che possono appesantire la complessità della storia. Conquista la stima del lettore che scorre le vicissitudini di donne deboli, devote, forti, originali, guerriere, ambiziose, astiose nel mezzo del marasma che caratterizza il Cinquecento. Nessun libro di storia ha un risultato simile! Per sapere cosa succede nella famiglia Acevedo e qual è il segreto svelato dovrete leggere “Donne di spade” e se non l’avete ancora fatto Figli del segreto”.
Buona lettura!

A cura di
Marianna Di Felice


Cinzia Tani  (Scheda Autore)


Cinzia Tani è autrice e conduttrice di programmi televisivi, tra cui FantasticaMente, Italia mia benché, La Rai @ la carte, Visioni private e Il caffè. Insegna Storia sociale del delitto alla facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma, e nel 2004 è stata nominata Cavaliere su iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi. Ha pubblicato per Mondadori: Assassine (1998), Coppie assassine (1999), Nero di Londra (2001), Amori crudeli (2003), L’insonne (2005), Sole e ombra (2007, premio Selezione Campiello), Lo stupore del mondo (2009), Charleston (2010), Io sono un’assassina (2011), Il bacio della dionea (2012), Mia per sempre (2013), Il capolavoro (2017). Per Rizzoli ha pubblicato Donne pericolose. Passioni che hanno cambiato la storia (2016), Darei la vita. Grandi donne di grandi uomini (2017), Figli del segreto (2018) e Donne di spade (Mondadori 2019).

sabato 6 aprile 2019

Nightflyers: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








Autore: George R. R. Martin

Illustrazioni: David Palumbo
Editore: Mondadori
Traduzione: Giusi Valent
Genere: Fantascienza
Pagine: 168
Anno di pubblicazione: 2019







Sinossi. Quando ormai la terra è sull’orlo del tracollo, l’ultima speranza risiede in una spedizione scientifica la cui missione consiste nell’avvicinare e studiare una misteriosa razza aliena che si spera possa custodire la chiave per la sopravvivenza dell’umanità. L’unico mezzo in grado di affrontare la spedizione è la Nightflyer, un’astronave completamente automatizzata, controllata da un solo essere umano, il capitano Royd Eris. L’equipaggio però si ritrova a viaggiare su una nave fantasma perché il capitano non si mostra mai se non attraverso il suo ologramma e comunica solo tramite una voce contraffatta. A rendere la permanenza sulla Nightflyer ancora più inquietante, il sensitivo del gruppo inizia a percepire a bordo una presenza oscura, un’entità pericolosa, incorporea, aliena. Il capitano sostiene di non saperne nulla e, quando qualcosa o qualcuno inizia a uccidere i membri dell’equipaggio, sembra non essere in grado o intenzionato a cercare di arrestare questa scia di sangue. L’unica ad avere la possibilità di fermare questa creatura sanguinaria è Melantha Jhirl, un’umana geneticamente modificata, più forte, intelligente e veloce di tutti gli altri membri dell’equipaggio. Ma per farlo, prima deve riuscire a restare viva…


Recensione

Dal fantasy delle Cronache del ghiaccio e del fuoco che appassionano tanti ragazzi e adulti, me compresa, tra libri e serie televisiva, a un racconto di fantascienza che riprende dei racconti già usciti negli anni ’80, sempre dello stesso Martin.
Uscì anche un film nel 1987 dal titolo “Misteriose forme di vita” in Italia e Nightflyers negli Usa, ma a quanto pare la drammaticità della trama si sentiva di più leggendo il libro che guardando il film.Stanno già trasmettendo il nuovo sceneggiato televisivo tratto dallo stesso racconto, sperando chepossa avvicinarsi di più alla storia narrata dall’autore.
Martin è decisamente coinvolgente anche in veste horror fantascientifica, anche perché non è il primo racconto di fantascienza che scrive.  In questa storia attraverso l’uso di una presenza sconosciuta sull’astronave Nightflyer, dove si sente l’odore della morte in mezzo a circuiti super tecnologici, tiene il lettore incollato alle pagine stimolando il suo interesse.
Dall’inizio della lettura è palpabile questa presenza e non solo per Thale Lasamer, telepate di classe Uno che riesce a sentirla, ma anche per il lettore che avanza nella lettura con l’inquietudine di averesempre degli occhi puntati addosso. Sull’astronave ci sono degli scienziati, semplici persone con i loro umori e difetti, che si accentuano nell’attesa di attraversare l’iperspazio a causa dei movimenti confinati in uno spazio ridotto.
Alla partenza erano tutti eccitati, ma col passare del tempo calpestare gli stessi ristretti metri e stare con le stesse persone non è facile! Con gli scienziati c’era il capitano, o meglioil suo ologramma e non poterlo vedere dal vivo li rendeva ancora più nervosi.
Se sulla nave spaziale si vedeva sempre e solo un’immagine sfocata di Royd Eris e nell’oscurità dei corridoi si sentiva una presenza fissa, si può ben immaginare come potevano risentirne gli stati d’animo dei passeggeri, alcuni più di altri. Sembra di vedere e parlare con un fantasma e il mistero dietro quell’immagine accelera la fantasia anche del lettore che si chiede il perché Royd non si fa vedere in carne e ossa
Cosa c’è dietro?
Se si aggiunge il fatto che sull’astronave l’equipaggio era spiato allora si può capire come i nervi possano saltare anche al più tranquillo del gruppo!
Il telepate era inquieto, chi non lo sarebbe?
Solo che l’ansia che cresceva e non diminuiva, veniva scambiata per pazzia. Ma Thale era davvero pazzo o stava avvisando tutti di un pericolo reale? Il lettore inizia ad avvertire l’odore di paura che aleggia tra le stive. Nessuno però poteva supporre cosa fosse accaduto ai personaggi se avessero iniziato a indagare.
La curiosità può diventare pericolosa e nello spazio lo è ancora di più visto che non esistono vie di fuga! Era una missione studio importante nei confronti diuna razza aliena leggendaria, i Volcryn, dovevano incontrarli, osservarli e parlare con loro se fosse stato possibile.
Sembrava tutto semplice, ma la missione cambiò il proprio aspetto all’interno dei freddi corridoi di metallo, dove il giorno e la notte sono dei pensieri indotti perché non c’è differenza nell’iperspazio onello spazio dove il buio è dominante. Il personaggio di Melantha, l’essere geneticamente superiore che era sempre tre passi avanti agli altri, è davvero ben costruito. Sa moltissime cose, ma alla fine riconosce che per la sua troppa sicurezza ha fatto degli errori.
Nessuno è perfetto anche se costruito ad arte!
Il capo della missione Karoly d’Branin fa rimanere un po’ delusi perché da un leader ci si aspetta più fermezza, più potere decisionale, anche se non è lui che comanda l’astronave, dovrebbe avere il polso fermo per comandare i suoi uomini. Invece la tosta del gruppo è proprio Melantha.
Ma per sapere cosa fa e come agisce dovrete leggere il libro, sappiate solo che ad un certo punto l’interno della Nightflyer si tinge di rosso.
Buona lettura!

A cura di
Marianna Di Felice


Recensione scritta per www.thrillernord.it



martedì 26 marzo 2019

L'uomo di fumo: recensione






Autore: Steven Price
Editore: Bompiani
Traduzione: Piernicola D’Ortona – Maristella Notaristefano
Genere: Thriller
Pagine: 816
Anno di pubblicazione: 2019


SINOSSI
Londra 1885. In Edgware Road viene ritrovato il cadavere di una donna. La testa spiccata riaffiora a dieci miglia di distanza dalle acque melmose del Tamigi. L’ennesimo delitto orrendo che rischia di restare irrisolto in una città abitata da relitti umani, attraversata da fogne a cielo aperto, popolata da spiriti vagabondi, fasciata in una perenne nebbia sporca. Il nascondiglio perfetto per l’uomo di fumo, Edward Shade, il criminale che tutti ceracno e tutti accusano. Allan Pinkerton, il detective più celebre di tutti i tempi, è morto senza riuscire a catturarlo; e ora tocca al figlio William, che ha ereditato l’ossessione, portare a termine l’impresa fallita. Ma anche Adam Foole, gentiluomo trasformista che viaggia accompagnato da un gigante e da una bambina, ha le sue ragioni per ritrovare Shade: e sono ragioni che alludono a un amore perduto, a una lettera, a un viluppo di segreti. Le miniere di diamanti del Sudafrica, i campi di battaglia della Guerra Civile americana, un paesaggio vittoriano modellato sul dolore e sulle speranze infrante: questi i fondali di un romanzo dal passo epicoe dall’architettura stupefacente.

“I fantasmi non si fanno prendere”
Sally Porter

RECENSIONE
Dopo un po’ di tempo, visto che nel frattempo leggevo altri libri da recensire per Thrillernord, son riuscita a terminare L’uomo di fumo, finalmente ed ora mi manca! Avvicinare questo libro semplicemente alla figura di Jack lo squartatore è un vero assassinio oppure significa che non si è arrivati alla fine o addirittura che non si è letto il libro. Se si vuole solo renderne accattivante la lettura non serve ricondurlo all’omicida più famoso del mondo perché il romanzo è affascinante di suo. La nebbia di Londra nasconde ancora di più l’uomo che è appostato nell’ombra e che dà il via al romanzo. Un uomo assediato da una nebbia interna, circondato dallo stesso fumo che ha respirato nei campi sudisti e nordisti durante la Guerra Civile americana dove ha visto giovani morire e ha respirato l’odore acre del sangue. Il fumo di una Londra cupa dove pochi erano i quartieri puliti che non erano graziati dalle incursioni di bande di rapinatori. Un protagonista, William Pinkerton, e un antagonista, Adam Foole, loro fanno muovere l’intera storia che parte dalla famiglia Pinkerton e più precisamente dal padre di William fondatore di un’Agenzia di detective e direttore del Servizio Segreto dell’esercito unionista, o del Nord, durante la Guerra di secessione americana. Il fulcro della storia si trova proprio tra le pagine che riguardano la guerra tra Nord e Sud, dove  tra soldati spezzati sia fisicamente che mentalmente, tra lacrime che creavano strisce di pulito sul viso di uomini impauriti e sporchi di terra e polvere, c’erano degli uomini che rischiavano più di altri nei campi nemici.  Il personaggio di William è forte anche se si nota la sua sensibilità quando pensa alla sua Margaret e alle sue figlie rimaste in America mentre lui insegue un fantasma in Inghilterra per finire ciò che il padre iniziò. Ha rispetto di suo padre morto tempo prima con una fissa, trovare Edward Shade, ma forse è anche un po’ geloso dell’affetto che il genitore nutriva per questo Shade. Dall’altra parte Foole si può scambiare per un mago illusionista che scompare e ricompare quando vuole, un mago del travestimento, tutto per incontrare una persona a lui cara, infatti solo per lei torna in Inghilterra, ma forse ha sbagliato a seguire il cuore. Quando si parla di questo personaggio si possono sentire il caldo del Sudafrica e la luminosità dei suoi diamanti o le note speziate e colorate dell’India con i suoi quartieri poveri. Invece con Shade si sente il rumore degli zoccoli dei cavalli, le grida concitate dei soldati e il rumore delle armi che colpiscono i loro nemici. Anche William ha sentito questi rumori e la paura, soprattutto quando volò con l’aerostiere. Le sofferenze provate durante la Guerra di secessione non vanno via e i ricordi riaffiorano in ogni momento perché le ferite sono aperte e non guariranno mai. Charlotte è un altro personaggio interessante, complesso o semplicemente troppo semplice, ambiguo, furbo e manipolatore. Gli altri personaggi, Fludd, Molly, Sally, Ben, Mr Utterson e Martin Reckitt fanno da contorno alla storia perché fanno parte del presente e del passato di Foole e di William. La scrittura è decisamente scorrevole e non sembra vero per un libro di 816 pagine, ma la lettura scorre senza interruzioni e in poco tempo si arriva a metà anche se la storia è ricchissima di particolari. L’uomo di fumo è un thriller, ma diverso perché di questo genere ha solo l’inquietudine che deriva dall’inseguimento verso uno spirito, un’illusione che risponde al nome di Edward Shade. Gli omicidi ci sono, ma era la prassi in una Londra che aveva problemi con la sicurezza ed era piena di quartieri con una cattiva reputazione e non riconducono a Jack lo squartatore perché lui ha ucciso a Whitechapel nel 1888 e di lui si parla en passant nell’epilogo visto che i fatti raccontati si svolgono prima del 1888. Viene citato un omicida cruento, ma è il Saraceno. Dall’inizio alla fine del libro si crea un film mentale dove le immagini sono vivide e il lettore riesce a percorrere le carceri ipotizzando mani che escono dalle sbarre o i manganelli delle guardie sbattuti sulle porte, i fantasmi che abitano le celle ormai vuote, le inquietanti vecchie sorelle che sembrano uscite da un film horror con tanto di ambientazione cupa della casa e descrizione fisica da brivido, quartieri malfamati dove nella nebbia poteva spuntare fuori un ladro o un assassino, le interminabili fogne che costituivano un rifugio per reietti nelle quali ci si poteva perdere e rimanere lì per sempre, la situazione straziante della guerra con il dolore delle mogli e delle madri e la condizione delle cure nel campo che si colorava di rosso, gli inseguimenti e le indagini e soprattutto l’epilogo commovente. Questo romanzo è davvero emozionante e vorrei dire molto di più, ma poi si svelerebbero dei punti salienti della trama che abbasserebbe la suggestione, quindi buona lettura!




L’autore
Steven Price è un poeta e scrittore canadese più volte premiato per le sue raccolte di versi. Insegna poesia e scrittura all’università di Victoria, British Columbia, dove vive con la sua famiglia.











martedì 26 febbraio 2019

Intervista a Dario Giardi

                                                 Intervista fatta per www.thrillernord.it




A tu per tu con l’autore



Cosa ha ispirato la stesura di Quarantena Roma? Sei stato influenzato da certe serie tv oppure, visto che studi l’ambiente da vicino, hai una tua idea sull’evoluzione dello sfruttamento terrestre e delle conseguenze gravi in cui si potrebbe incorrere come i protagonisti del romanzo?
Una delle note più caratteristiche del romanzo è la descrizione di una Roma e una società del futuro quanto più verosimile possibile grazie all’aiuto di amici sociologi e urbanisti. Ho cercato, inoltre, di portare la mia esperienza come esperto nel campo ambientale ed energetico per capire quanto e come i cambiamenti climatici potranno influenzare il nostro futuro e quanto gli stessi potrebbero ridisegnare il paesaggio urbano romano. La narrativa contemporanea non si è mai interessata ai cambiamenti climatici che già sconvolgono la vita di milioni di persone. Se ne parla tra esperti o si possono trovare documenti solo in qualche conferenza internazionale o nella saggistica di settore. Fortunatamente almeno la fantascienza, un genere letterario troppo spesso snobbato, si è invece sempre impegnata da decenni a comporre visioni in merito.Ormai la climate fiction, o Cli-Fi, la fantascienza che racconta l’impatto dell’emergenza climatica sulla Terra, è un sottogenere ben radicato e sviluppato. Un aspetto che ho sempre amato della science fiction è proprio quello di parlare del futuro facendoci ragionare sul nostro presente.




Nel libro si può vedere la ritrosia di certi umani a rimanere vicini in eventi catastrofici preferendo prevalere sugli altri per accaparrarsi quante più scorte possibili. Perché ci sono queste reazioni maligne in molti umani rispetto alle sporadiche manifestazioni di bontà, come quella di Simone che si sacrifica per gli altri?
Siamo tutti luce e ombra. Una volta mi capitò, durante una conferenza, di ascoltare il relatore mentre invitava la platea a trovare un termine per identificare il “male”.
Io dissi: la paura.
Ecco, per me è proprio la paura a guidare le nostre azioni più oscure. Può essere la paura di non essere pienamente felici, di non avere abbastanza; la paura di restare soli, di non essere amati… sono poche le persone che hanno il coraggio di illuminare le proprie paure e di dedicarsi davvero all’altro, alla cosa comune, all’ambiente comune. Siamo tutti guidati da interessi egoistici, veniamo bombardati da ideologie, convinzioni e fedi che irrigidiscono i nostri comportamenti invece di aprirci la mente.




Nel misto decisamente riuscito della trama tra vaccini e case farmaceutiche, tra inquinamento elettromagnetico e conquista di un pianeta come probabile rifugio, la disputa storico religiosa che risale ad un segreto nascosto dal Vaticano vuole dare un’impronta di mistero oppure ha un altro significato?
Sono appassionato di archeologia misteriosa ed ho scritto diverse guide turistiche anche sulla Città Eterna, la mia città. Tutte le religioni che conosciamo, anche quella cristiana, sono molto fragili. Basta farsi un giro nei sotterranei di Roma per capire quanto è reale questa fragilità. Un aspetto che mi ha molto colpito e che ho cercato di trasferire, in chiave fantascientifica, nelle pagine del libro. C’è un passaggio chiave tra la città nella luce e la città nell’ombra, un percorso nella storia del culto religioso di Roma che dal politeismo greco ed etrusco arriva al monoteismo cristiano. È un percorso, una testimonianza impressa nelle profondità della città e che si è sedimentata, strato su strato. Una metamorfosi che ha portato i templi pagani a farsi chiese cristiane. Sotto gli altari cristiani sorgono i mitrei. Il rituale a base di pane e vino del mitraismo ricorda chiaramente l’eucaristia, mentre il sacrificio del toro dal quale nasce la vita evoca la crocifissione e la risurrezione. Il 25 dicembre, nascita di Gesù, era il DiesNatalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”) un culto che ebbe origine in Siria e in Egitto e che veniva celebrato nel momento dell’anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio d’inverno. Il “Sole invitto” era anche uno degli appellativi usati per indicare il dio Mitra.
Insomma… tutto quello a cui ci aggrappiamo ha verità e sfumature molteplici. Ogni nostra certezza può essere messa in discussione e nessuno scenario, anche quello che sembra più fantascientifico, può essere escluso.



Nel libro c’è molto presente anche se non si è arrivati ai livelli allarmanti del romanzo, ma quanto è condizionato l’essere umano dalla tecnologia dimenticandosi della natura e delle sue bellezze?
Nel tentativo di superare o di rendere meno insormontabili i limiti posti da condizioni naturali limitate o avverse, l’uomo ha da sempre svolto un’azione trasformatrice e spesso distruttrice, sulla natura. Un impatto sempre più intenso e incisivo, via via che i suoi mezzi tecnici si sono evoluti e perfezionati, finalizzato a rendere il proprio “habitat” più confortevole e al completo servizio dei suoi bisogni, con la controindicazione di aver alterato l’equilibrio tra noi e il Pianeta che ci ospita. Il rischio che le nuove tecnologie vadano a minare ancor di più questo delicato rapporto è molto alto. L’intelligenza artificiale, l’internet delle cose, la blockchain e i big data, possono seriamente rappresentare nuove minacce per noi e per il nostro habitat, ma al tempo stesso sono l’unica strada per coniugare la salvaguardia dell’ambiente con lo sviluppo e il benessere di tutti. Lo sviluppo tecnologico ha apportato indiscutibili vantaggi alla nostra vita, ma per via dell’utilizzo indiscriminato di spazio e risorse, ha originato anche esternalità negative che hanno compromesso la natura e la nostra salute. Dovremmo imparare a usare meglio la tecnologia.



Quanto leggi per alimentare la tua scrittura? Hai un autore preferito e perché è il tuo preferito?
Mi piacciono molto gli scrittori russi e polacchi. Da Lem a Dostoevskij. Tra gli italiani sicuramente il mio preferito è Pavese. In genere non leggo moltissimo, sono sincero, e quando lo faccio pesco sempre tra questi classici. Purtroppo poche “penne” contemporanee riescono a emozionarmi come questi grandi maestri. Le storie che leggo, pubblicate dalla grande editoria, oggi sono molto ripetitive e danno troppo spazio agli autori stranieri. Si guarda più al nome che al contenuto. Eppure ci sono molti giovani scrittori talentuosi che meriterebbero più attenzione. Colgo l’occasione per dirti che sono molto felice di far parte del Collettivo Italiano di Fantascienza, un collettivo di giovani autori di genere. Abbiamo deciso di condividere la passione per la scrittura e la fantascienza, di aiutarci reciprocamente per crescere insieme. Non mi aspettavo di farlo sia come scrittore che come persona. Ho trovato persone eccezionali con un grande talento e idee originali. Sono felice che a breve uscirà la nostra prima antologia di racconti “Atterraggio in Italia”. Sarà pubblicata dalla casa editrice Delos. Credo fermamente in questi progetti. Siamo sempre troppo esterofili, noi italiani, e invece ci sono molte firme “nostrane” che andrebbero valorizzate e conosciute. Abbiamo dovuto aspettare Dan Brown per interessarci a certi monumenti di Roma o di Firenze. Lo trovo incredibile.



Hai mai letto qualche libro di autori nordici? Quale preferisci?
Il porto dei sogni incrociati di Björn Larsson è uno dei miei libri preferiti.
Grazie, Marianna Di Felice

A cura di Marianna Di Felice




Intervista fatta per www.thrillernord.it




Il tempo della vendetta: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it









Autore: Yrsa Sigurðardóttir

Editore: Mondadori
Traduzione: Stefano Massaron
Genere: Thriller
Pagine: 321
Anno di pubblicazione: 2019







Sinossi. Dodici anni dopo l’omicidio di una bambina nel parco giochi di una scuola media di Reykjavík, viene dissotterrata una capsula del tempo, una scatola che contiene lettere scritte dieci anni prima da un gruppo di alunni, ai quali era stato chiesto di immaginare come sarebbe stata l’Islanda nel 2016. Ma tra i messaggi ce n’è uno anonimo che riporta le iniziali di sei persone, sei future vittime di omicidio. Il caso viene assegnato al detective Huldar, che assieme alla collega psicologa Freyja cerca di ricostruire il profilo dell’autore di quelle minacce. Proprio quando l’inchiesta sembra confermare che l’elenco è solo frutto della fervida e innocua immaginazione di un ragazzo, la polizia trova due mani mozzate senza che ci sia la traccia del corpo a cui appartengono. Le indagini conducono all’identificazione della vittima, ma non prima che altre persone, le cui iniziali coincidono con quelle del misterioso messaggio, vengano assassinate. A questo punto, per il detective Huldar e la collega il tempo diventa un fattore determinante: ogni giorno che passa una nuova vittima potrebbe venire associata alle sue iniziali…
“Le seguenti persone moriranno: K, S, BT, JJ, AV e I. Nessuno sentirà la loro mancanza, io meno di tutti. Non vedo l’ora”


Recensione

Esistono capsule o bottiglie che contengono confidenze, sogni, messaggi, ma ne esistono di oscureche fanno venire i brividi perché contengono minacce o avvertimenti.
Doveva essere un gioco che stimolava la fantasia degli scolari sul futuro dell’Islanda, ma se unostudente predice la morte di sei persone e il messaggio viene ritrovato dopo dieci anni nella capsula del tempo, c’è qualcosa che non va e non si tratta di un gioco, come si pensava all’inizio.
Qualcuno aveva annunciato sei dipartite, il 2016 procedeva apparentemente senza morti sospette anche se le iniziali di alcuni nomi o cognomi sono piuttosto comuni nella terra del ghiaccio.
La polizia non sa se prendere sul serio un messaggio del genere perché scritto da qualcuno che a quell’età è in lotta col mondo e forse è in piena crisi giovanile, quindi non si può pretendere di avviare un’indagine sulla base di funeree invenzioni adolescenziali…fino a quando non si fa un macabro ritrovamento allora a quel punto è priorità assoluta trovare l’ideatore del messaggio e capire perché lo ha scritto. Sembra una ricerca facile, ma non lo è per niente perché se non si capisce l’origine si può incorrere in false piste.
Huldar, un capo dipartimento declassato, lo intuisce e quando capisce la gravità inizia la sua lotta contro il tempo. La Sigurdardottir non delude mai, la sua scrittura incolla gli occhi del lettore alle pagine del thriller e quando il ritmo incalza, si rimane totalmente ipnotizzati dalla trama. Attraverso una scrittura tranquilla senza effetti speciali si sbroglia una macchinazione frutto di un atroce dolore che lascia l’amaro in bocca al lettore perché il caso descritto potrebbe far parte della realtà. Un caso che riguarda la morte di una bambina innocente.
Un sistema che nasconde confessioni, ma perché?
Un caso sepolto sotto cumuli di terra grazie a quelli che ne fecero parte, gli stessi che continuano a versare terra sopra fino a formare una montagna, fin troppo visibile, che verrà scoperta. I sospetti iniziano quando i silenzi diventano troppo pressanti.
Huldar infatti si chiede il perché di tanto riserbo, ma non poteva mai sospettare il macabro e sordido mucchio di menzogne che sarebbe riuscito a tirar fuori e che avrebbe investito tutti come se avessero scoperchiato il vaso di Pandora!
Immaginava ci fosse qualcosa sotto, è normale, ma non credeva potesse esserci la malvagità assoluta e un dolore profondo e infinito che porta alla lucida pazzia.
Huldar è un uomo con i suoi alti e bassi, nell’ultimo periodo un po’ troppo bassi, non è preparato a tanta atrocità che potrebbe far scattare in lui una reazione poco consona per il lavoro che fa, ma è un comportamento normale in risposta agli anni in cui l’omicidio di una bambina aveva lasciato domande che erano state soffocate in un oblio impregnato di terrore.
Di questo libro si può parlare solo in questo modo senza svelare più di tanto perché la trama è così lineare, anche se assolutamente accattivante, che se si svelano certi punti luce che partono dalla causa iniziale si potrebbe giungere ad una conclusione troppo in fretta, perdendo così tutta la suspense e le cause che hanno portato al messaggio nella capsula.
La scrittrice rende le immagini decisamente vivide, sembra di vedere intorno al lettore i personaggi che si affaccendano per trovare l’assassino e scoprire la verità. Sembra di esser circondati dalla lucidità e freddezza del ghiaccio, dalla polvere di neve che il vento alza e da una sottile inquietudine che porta alla soluzione del caso.
La bianca terra del ghiaccio si colora di rosso, i lettori saranno pronti a farsi sconvolgere dagli eventi?
Buona lettura!


A cura di
Marianna Di Felice




Yrsa Sigurðardóttir (Scheda Autore)


Yrsa Sigurðardóttir (Reykjavík, 24 agosto 1963) ha iniziato a scrivere nel 1998 ed è considerata una delle migliori autrici contemporanee di thriller. Prima di dedicarsi alla scrittura lavorava come ingegnere civile. Il cacciatore di orfani (Mondadori 2018) ha vinto l’Icelandic Crime Book of the Year Award. Tra gli altri suoi libri editi in Italia: Mi ricordo di te (2012), Cenere (2014), Guardami (2015), tutti editi da Il Saggiatore. Nel 2019 esce per Mondadori Il tempo della vendetta.



Recensione scritta per www.thrillernord.it

giovedì 14 febbraio 2019

La danza dei giganti: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








Prefazione di Cinzia Tani



AutoreFrancesca R. Cicetti

Editore: Augh!
Genere: Thriller
Pagine: 190
Anno di pubblicazione: 2018




Sinossi. Kristjen Dresner non ha i connotati del criminale: colosso gentile e gradevole, lavora in una scuola. Un filmato, registrato su una videocassetta recapitata in commissariato, tuttavia lo inchioda come assassino di Lavinia Swann, popolare archeologa e restauratrice di Tabee Hills.Julian Valentin Picard, dal canto suo, non ha l’aspetto del commissario: rosso e bellicoso come un folletto, analizza la realtà attraverso disegni realizzati di suo pugno. Sarà lui a guidare la squadra delle indagini, procedendo a ritroso per fare chiarezza su un’inquietante serie di omicidi. Gli indizi a disposizione confondono le acque e, per trovare la logica corretta, a Picard non resta che sincronizzarsi sui passi dell’imperscrutrabile gigante.


Recensione


Prima regola. Non parlare con nessuno. Se parli con qualcuno la videocassetta arriva alla Polizia. Seconda regola. Continua a seguire gli ordini e non interrompere la catena. Aspetta mie notizie.
Chi è Julian Valentin Picard?
Un poliziotto?
Un uomo?
O qualcosa di più?
Tutte le cose insieme, ma è anche un artista e figlio d’arte. Per questo ha la testa immersa nei propri pensieri e la matita attaccata a qualsiasi foglio possa trovare in giro. Disegna ciò che vede, i suoi incubi, le sue intuizioni. Avrebbe disegnato anche la faccia dell’assassino se avesse avuto una matita a portata di mano. Nel frattempo segue le indagini a modo suo dimenticandosi spesso le procedure, ma un artista non può rimanere intrappolato nelle regole, le deve rompere per capire cosa gli sfugge e per risolvere i casi. Ebbene a Picard son capitate delle doppie indagini su assassini di persone e di maiali.
Attorno a Picard ci sono persone che non lo sopportano più, come la sua ex moglie che forse ha anche paura di lui; persone che cercano di seguire le sue mosse anche se non lo comprendono abbastanza come Cynthia Cole, il tenente, che ha sempre un nome Navaho per ogni cosa; persone che lo rimbrottano come Elsie Gutierrezl’ispettrice, che sembra una mamma con il commissario quando lo rimprovera perché non si prende cura di se stesso e Jerome il vicino che è sempre a casa del commissario e che gli parla come fa un migliore amico o come un padre, bacchettandolo per ogni suo comportamento. Ma i pensieri di Picard conducono alla sua vita distrutta, fatta a pezzi che non riusciva a riattaccare.
Forse essendo artista dentro non può vivere una vita felice perché hasempre un demone dentro che lo perseguita e lo porta alla sofferenza e a sfogarsi nei suoi scatti di rabbia. Rimanere qualche metro dietro al folle che ha macchinato un sistema di omicidi basato su un gioco lo innervosisce ancora di più perché non è divertente! Il lettore viene invaso dalla collera di Picard e si innervosisce di conseguenza, entra in empatia con il personaggio e si chiede il perché di tutto questo come fa il commissario.
L’inquietudine lo porta a divorare le pagine per capire chi è l’assassino e perché sta facendo quel gioco di morte. Come in un libro di Agatha Christie, qui il terrore viene per posta.
Videocassette di omicidi e biglietti che provocano dapprima ilarità in chi la riceve perché pensano alle solite stupide catene, ma poi il sorriso si trasforma in un ghigno di paura perché le cose scritte si avverano.
Una catena da non spezzare tiene il lettore in agitazione, anche se la suspense viene spezzata dalle raccomandazioni sulla salute del commissario da parte di Gutierrez e l’ironia di Jerome.
Fa bene rompere l’alta tensione che provoca la storia, mnon scompare, anzisale davanti alla figura dell’avversario di Picard che è Kristjen Dresner, un ex militare che porta la scia di profumo delle pulizie con sé.
Picard rimane ipnotizzato da quel profumo che non va via facilmente e che lo sente ancor prima di vedere l’accusato, addirittura lo sente anche quando il colpevole non c’è!
Dresner è davvero un assassino?
Una persona che si porta dietro profumi così delicati può essere un assassino? Scorrendo le pagine il lettore troverà dei contrasti nelle indagini e questo è il bello della trama che fa ragionare e non arriva subito dritta al punto. All’inizio sembra tutto risolto, tutto pronto per accusare il colpevole ma non è così!
Il lettore dovrà arrivare alla fine per capire cosa sta succedendo.
Buona lettura!
A cura di

Marianna Di Felice




Francesca R. Cicetti


Francesca R. Cicetti, nata a Roma nel 1993, è laureata in Scienze Politiche alla luiss “Guido Carli”. Ha pubblicato numerosi racconti con vari editori, ed è stata tra i vincitori di alcuni concorsi letterari, tra cui “Donne che fanno testo” de “Il Messaggero” e “Carabinieri in Giallo”, promosso da Mondadori e l’Arma dei Carabinieri. Nel 2015 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, un’avventura distopica intitolata Truanderie (Edizioni Il Foglio). Dal 2016 scrive e lavora per il teatro.



Recensione scritta per www.thrillernord.it

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