lunedì 29 luglio 2019

I re maledetti. La regina strangolata: recensione




I re maledetti
   La regina strangolata

Autore: Maurice Druon
Editore: Mondadori Oscar
Traduzione: Ettore Capriolo
Genere: storico
Pagine: 253
Anno di pubblicazione: 2014


SINOSSI
Il re è morto. Viva il re! All'indomani della scomparsa di Filippo il Bello, siede sul trono di Francia suo figlio Luigi X il Testardo. I tempi sono cupi e sembra che si stia avverando la maledizione che Giacomo di Molay, gran maestro dei Templari condannato al rogo da Filippo, ha lanciato sulla dinastia dei Capetingi: dopo aver dato alla luce una bambina, infatti, la regina adultera Margherita di Borgogna è stata rinchiusa nella fortezza di Château-Gaillard. Luigi non può quindi avere un erede; né può risposarsi. Almeno fino a che Margherita è in vita... Mentre l'Europa è affamata da una terribile carestia, la corte di Francia è nuovamente scossa da scandali. Nobili, prelati, banchieri e il monarca stesso si ritrovano presi nelle maglie di una rete da cui solo il delitto può liberarli...


RECENSIONE
Avevamo lasciato la Francia al rogo dei Cavalieri Templari ordinato dal re Filippo IV il bello e messo in atto dai suoi consiglieri, il tutto affinché il regno di Francia guadagnasse oro facile rubandolo dai forzieri templari che ormai erano diventati come gli odierni caveau delle banche. Effettivamente i Templari avevano forse dimenticato la loro regola che riguardava il commercio del denaro, ma le falsità buttate loro addosso, le accuse rese “vere” dalle confessioni indotte da atroci torture erano sfociate in una maledizione che il Gran Maestro Jacques De Molay sollevò nei confronti del re e di tutta la sua stirpe, verso De Nogaret e verso il Papa Clemente V che non si era opposto alla carneficina. Il 29 novembre 1314 Filippo il Bello muore. Sei mesi prima era morto De Nogaret e sette mesi prima il Papa Clemente V. Ma la maledizione di De Molay aleggiava sopra la discendenza dei re Capetingi. Il re di ferro aveva regnato con un pugno duro la sua Francia e i suoi sudditi, per mantenere il regno com’era senza rovinarlo con varie rivalità doveva succedere un re coriaceo, ma ciò non avvenne perché Luigi di Navarra, alias Luigi X, non era affato come il padre. Sembrava non riuscisse a prendere decisioni, ma si incaponiva su certe idee e opinioni, per questo fu chiamato Testardo. Voleva toglersi l’onta del tradimento perpetrato ai suoi danni dalla moglie, nonché cugina di Luigi, Margherita di Borgogna che ora era rinchiusa insieme a Bianca di Borgonga, moglie di Carlo Martello il Bello terzogenito della corona di Francia, nella torre di Ch âteau-Gaillard. In questo secondo capitolo della storia Druon spiega in modo semplice e per nulla artefatto cosa succede dopo la morte del re che aveva tenuto testa a tutti. Visto che non c’è la stessa fermezza nel successore i Valois e gli Artois iniziano a minare la stabilità del regno perché vogliono ottenere una gran fetta del tesoro del regno che sia oro o terre. Per ottenere ciò che volevano dovevano spodestare il tesoriere Marigny, uomo di fiducia del re che ostacolava l’elezione di un nuovo Papa e, di conseguenza, l’annullamento del matrimonio tra Luigi X e Margherita. Druon ha un modo di spiegare che incanta e che cattura il lettore e lo trascina nel 1300 tra intrighi, colpi di testa, avidità e povertà dei sudditi che a causa dei malumori di re, consiglieri, nobili e clerici e dell’inadeguatezza al comando ci rimettevano sempre. La semplicità della scrittura dell’autore permette di seguire in modo agevole l’intera storia. Compreso il complotto per liberare Luigi X dalla vergogna che lo circonda e lo rende ridicolo agli occhi del popolo. “La regina strangolata” è il secondo volume della saga dei Re maledetti scritta da Druon, purtroppo la saga è tradotta fino al terzo libro “I veleni della corona”, poi il lettore è costretto a leggere il continuo in lingua francese (a meno che non siano stati tradotti in altre lingue). Comprendo fino ad un certo punto le politiche delle case editrici. Capisco che se il libro non si vende e per arrivare in libreria ha dei costi ai quali si deve far fronte, il volume in questione non viene più edito, ma arrivare al terzo libro e poi rendersi conto di questo non ha senso!Il romanzo storico non ha un mercato vasto come il libro thriller o il giallo (anche se ne esistono di impegnativi), incontra le stesse difficoltà del fantasy (che se scritto bene è davvero una gran bella lettura). Fortunatamente esistono persone che non disdegnano ripercorrere gli accadimenti storici in modo romanzato (quindi più leggero di un saggio), anzi, ma questi lettori grazie alle scelte delle case editrici si ritrovano a non poter leggere i seguiti. Nella speranza (quasi vana) che questi vengano pubblicati, continuo la lettura del terzo libro tradotto in italiano, anche se finisce lì (per chi non sa la lingua francese) è pur sempre una bella lettura che rispolvera la storia francese di fine 1200 e inizi 1300. Soprattutto, grazie all’autore, è una scrittura piacevole e scorrevole.



L’autore
Maurice Druon è stato uno scrittore francese, membro dell'Académie française, nella quale ha occupato per quindicesimo il seggio numero 30. Nipote dello scrittore Joseph Kessel, con il quale scrisse lo Chant des Partisans, che, con una musica di Anna Marly, fu usato come inno della Resistenza francese durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1948 vinse il Prix Goncourt con il romanzo Les grandes familles. Fu eletto all'Académie française l'8 dicembre 1966, subentrando a Georges Duhamel. La sua notorietà è dovuta principalmente alla serie di sette romanzi storici pubblicata negli anni cinquanta del XX secolo con il titolo Les Rois Maudits (I re maledetti). Dal 1973 al 1974 fu ministro della Cultura nel secondo governo di Pierre Messmer. Dal 1978 al 1981 fu deputato di Parigi nelle liste di Rassemblement pour la République. Morì all'età di 90 anni il 14 aprile 2009 a Parigi.







giovedì 4 luglio 2019

L'enigma dell'abate nero: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








Autore: Marcello Simoni

Editore: Newton Compton
Genere: Storico
Pagine: 352
Anno di pubblicazione: 2019






Sinossi. Estate 1461, Mar Ligure. Angelo Bruni, diventato mercante navale e all’occorrenza contrabbandiere, abborda una nave proveniente da Avignone, intenzionato a saccheggiarla. A bordo di quell’imbarcazione, però, si nasconde una spia informata di un complotto ordito ai danni del noto cardinal Bessarione. Deciso a sfruttare a proprio vantaggio quell’informazione, Angelo pianifica di correre in soccorso del prelato, che si trova a Ravenna, per derubarlo delle sue ricchezze con l’aiuto del ladro Tigrinus. Ma l’avventura non andrà come previsto e Tigrinus raggiungerà Ravenna da solo. Qui, però, diventerà inaspettatamente il bersaglio di attacchi incrociati: quelli dei fedeli di Bessarione, convinti che il ladro fiorentino sia un sicario pericolosissimo, e quelli di Bianca de’ Brancacci, inviata a Ravenna da Cosimo de’ Medici. Inseguimenti, catture, fughe rocambolesche: Tigrinus dovrà fare appello a tutta la sua astuzia e al suo ingegno per salvarsi la vita e recuperare la Tavola di Smeraldo, il pericoloso libro che tutti vogliono. E mentre lotta per scampare alla morte scoprirà una verità sconvolgente che riguarda l’inquietante Abate Nero…


Recensione

Come Virgilio con Dante, Simoni conduce il lettore nei meandri del secolo scelto e gli fa visitare le città, i paesi, le vie che siano dei mercanti o dei conciatori o quelle del volgo, i palazzi o le locande del vizio, descritte tra le pagine dei suoi libri come se il lettore si trovasse in carne ed ossa in quei luoghi, come se il lettore stesse vivendo quella storia in prima persona.
È una sensazione unica e piacevole per chi legge i romanzi di Simoni senza aver paura di affrontare avvenimenti storici che per molti risultano pesanti, perché l’autore ha una scrittura decisamente coinvolgente che rende la storia leggera, ma non superficiale. Semplicemente Simoni riesce a coinvolgere un nutrito pubblico grazie al suo modo di scrivere ricercato, ma non indigesto a chi non digerisce letture riguardanti il passato storico. L’autore prima di essere scrittore è bibliotecario e sa bene come muoversi tra scaffali polverosi per destreggiarsi, come un Tigrinus tra i tetti, in una ricerca del passato rendendola di facile lettura ai contemporanei.
Come un moderno alchimista l’autore produce un’essenza segreta che magistralmente sa usare per creare una storia che cattura il lettore come fosse Caco davanti ad un forziere d’oro; per perpetrare un’aura di malia nei suoi scritti che si può paragonare agli occhi di Bianca mentre ipnotizzano gli uomini che incontra e per far si che i suoi personaggi rimangano vivi nella memoria di chi legge. In questo modo Tigrinus, Caco, Bianca, Angelo e gli altri si fanno figure che prendono vita nell’immaginario del lettore come fossero personaggi dipinti in un affresco.
Grazie alla bravura dell’autore le parole impresse sulle pagine diventano evocative riuscendo ad immergere chi legge nell’avventura che stanno vivendo i personaggi in quel momento e in quelle che hanno già vissuto precedentemente ricollegando il tutto senza difficoltà. In questo romanzo Tigrinus si troverà alla resa dei conti con il suo passato, ma dovrà fare attenzione a chi vuole qualcosa che lui ha e che cerca con tutti i mezzi di togliere al ladro per appropriarsene. Tra le pagine de L’enigma dell’abate nero si lascia il suolo di Firenze, città delle spie e dei banchieri, e la figura di Cosimo de’ Medici sordido e avido di potere, per arrivare a Ravenna e leggere di scorci bizantini lasciati alla città dalla conquista dell’Impero Romano d’Oriente, anche se nel periodo indicato dal romanzo era sotto la dominazione della Repubblica di Venezia.
Ravenna era colma di pellegrini che fuggivano da Costantinopoli ormai presa dai turchi e tra questi si nascondevano, sotto ampie cappe calate sul viso, dei forestieri che avevano uno scopo ben preciso: trovare e catturare Tigrinus! L’ombra di Cosimo anche se lontana è sempre presente perché lui desidera ardentemente il libro che Tigrinus custodisce. Il lettore sarà di fronte ad un concatenamento di eventi che causano problemi ad alcuni personaggi solo per salvare la faccia e far ottenere favori ad altri protagonisti.
Qui si incontra la cupidigia di chi vuole ottenere ricchezze in modo facile, o quasi; la voglia di chi chiede a gran voce formule occulte per aumentare il potere e abbattere i confini della conoscenza terrena; la corruzione che investe molti membri del clero chiusi nelle loro idee bigotte prive di spiritualità e ricche di bramosia di potere. Si incontrano personalità abiette che pensano solo al loro bene senza preoccuparsi del male che ricevono le persone che vengono colpite dalle loro bugie.
Tigrinus anche se ladro è il più onesto!
In questo groviglio di falsità il ladro deve cavarsela per riuscire a scoprire la storia del suo passato. Il ritmo delle vicende è veloce per questo motivo si passa da una scena all’altra senza far fatica e senza perdere il filo della storia. Simoni è come un cantastorie che racconta attraverso i suoi romanzi la storia passata adattandola alla lettura dei nostri tempi pescando nel bagaglio della sua creatività e creando personaggi che son posti vicino a quelli realmente esistiti.
Riuscirà Tigrinus a scoprire la storia del suo passato ed essere libero dall’assillo che lo angoscia da tempo?
Lo scoprirete solo leggendo L’enigma dell’abate nero.
Buona lettura!

A cura di
Marianna Di Felice



Marcello Simoni  (Scheda Autore)


È nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, secondo e terzo capitolo della trilogia del famoso mercante; L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013; La cattedrale dei morti; la trilogia Codice Millenarius Saga (L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni) e la Secretum Saga (L’eredità dell’abate nero, Il patto dell’abate nero e L’enigma dell’abate nero). Nel 2018 Marcello Simoni ha vinto il Premio Ilcorsaronero.


Recensione scritta per www.thrillernord.it


sabato 22 giugno 2019

Il resuscitatore: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








AutoreLorenzo Beccati

Editore: DeA Planeta
Genere: Gotico
Pagine: 219
Anno di pubblicazione: 2019





Sinossi. La notte del 4 novembre 1803, mentre contempla le acque del Mare del Nord infrangersi contro i legni del Victoire, il veliero battente bandiera francese su cui si è imbarcato per approdare a Londra, il fisico Giovanni Aldini ignora la portata degli eventi in cui verrà coinvolto nella capitale del regno inglese, ma sa perfettamente cosa va cercando: un cadavere fresco e non mutilato. Con un’adeguata stimolazione elettrica, opportunamente distribuita fra le membra, è possibile restituire la vita a chi l’ha perduta: è questa la convinzione su cui lo scienziato bolognese ha fondato i suoi recenti studi e le spettacolari, quanto chiacchierate, dimostrazioni eseguite in Italia e in Francia sui corpi di animali. Ma l’Inghilterra, che non conosce la ghigliottina, significa altro. Significa pene capitali inflitte tramite impiccagione, la possibilità di avere a disposizione corpi integri di reietti appena deceduti. Sbarcato in una Londra sordida, traboccante di miseria e disperazione, che la penna di Beccati ricostruisce con la vividezza che solo i maestri del genere sanno regalare, Aldini si getta a capofitto nel suo progetto visionario. Ma l’ambizione folle e la cieca fede nel progresso lo porteranno presto a fare i conti con le paure e i dilemmi morali che da sempre si annidano nel cuore dell’essere umano.



Recensione

Il sottotitolo del romanzo può far pensare al lettore che la storia che si accinge a leggere sia una rivisitazione di Frankenstein o che sia un nuovo Frankenstein creato sulle orme dell’ormai famoso mostro di Mary Shelley, ed invece non è così!
Giovanni Aldini è lo scienziato che ha influenzato la scrittura dell’autrice di Frankenstein perché Aldini è nato prima della scrittrice britannica e i suoi spettacoli con i cadaveri erano precedenti allo scritto sul mostro del 1818.
Quindi era ancora difficile sperimentare senza innervosire benpensanti, religiosi e chi doveva mantenere l’ordine, anche se di nascosto i suddetti contravvenivano alle regole morali. Si doveva mantenere la facciata, una parvenza di perfezione che si abbandonava poi nell’angolo più buio, ma Aldini, al contrario, eseguiva i suoi spettacoli davanti ad un pubblico di moralisti, curiosi, lassisti, un pubblico con divergenze di pensiero, quindi ogni volta rischiava che lo incarcerassero per dubbio comportamento. Giovanni Aldini è davvero esistito ed ha condotto i suoi esperimenti dapprima a Bologna e poi in Inghilterra.
Allo scienziato servivano cadaveri tenuti bene e in Inghilterra la pena di morte era l’impiccaggione quindi preferiva avere quei corpi interi più che quelli ghigliottinati. La pratica suscitava ribrezzo e curiosità al tempo stesso e i religiosi e i timorati di Dio puntavano il dito contro chi usava dissotterrare cadaveri e usarli per scopi medici.
I corpi usati erano quelli di criminali della peggior specie, ma anche in questo caso vigeva la regola che un morto doveva riposare e non poteva essere disturbato. Aldini, che aveva come mentore suo zio Luigi Galvanifisico che dimostrò l’attitudine dei tessuti biologici di provocare energia elettrica sperimentando sulle rane, riprodusse gli studi dello zio sugli esseri umani.
Nel romanzo scritto da Beccati però Aldini incontra non pochi problemi, molti ostacoli ai suoi studi. Viene visto come un sacrilego! E non solo …viene anche accusato di altro perché operando con i cadaveri, per alcune persone, potrebbe anche fare in modo di uccidere per disporne. Già ne sapeva qualcosa ai suoi tempi Leonardo da Vinci,padre dell’anatomia,!anche lui alle prese con problemi di cadaveri. Andando avanti nei secoli l’anatomia non si è fermata come scienza, ma è progredita grazie agli esperimenti nascosti di medici e scienziati che operavano sui morti.
Galvani prima e Aldini dopo si son spinti oltre e da questi studi sono nati l’elettroshock, che in seguito non è stato usato al meglio o solo per scopi terapeutici magari su soggetti che necessitavano davvero, e il più moderno defibrillatore che riporta le persone dal regno dei morti in quello dei vivi in molte occasioni. È una scienza che fa paura, macabra che Aldini dimostrava platealmente mandando in scena un cadavere attaccato a fili elettrici che si muoveva in modo convulso quando riceveva stimoli. Per avere materiale di studio faticava non poco e dopo aver fatto una richiesta legale si ritrovò a vestire panni che non aveva mai indossato per scoprire la verità e per scagionare la sua persona.
Solo che Aldini non sospettava che qualcuno lo osservava nell’ombra per farlo cadere quando meno se lo aspettava! Anche il lettore mentre scorre le pagine del libro prova le stesse emozioni del pubblico dell’epoca. Siamo in Inghilterra, nell’età di Giorgio I e c’è fermento nella società per l’ascesa della borghesia, il fasto dell’architettura, delle spese folli, della fame di cultura, insomma c’è fermento per una rincorsa ad illuminare le menti, ma anche se l’apparenza è positiva esiste anche l’altra faccia che mostra povertà, prostituzione, alta criminalità, sfruttamento minoriledi cui lo scienziato inala fetidi effluvi passando per le vie del popolo.
Il lettore pensa che Aldini dovrebbe piazzarsi tra le menti illuminate come innovatore, ma la sua è una scienza pericolosa e non ancora concepibile purtroppo. Grazie alla scrittura lineare dello scrittore, il lettore viene guidato nei cupi meandri di una scienza che rimane ancora nell’oscurità e che genera incubi, dove incontra personaggi sudici  da una parte e menti brillanti dall’altra; il lettore rimane in tensione davanti alle descrizioni dei cadaveri nel momento in cui si fornisce loro energia.
Buona lettura!

A cura di
Marianna Di Felice 


Lorenzo Beccati (Scheda Autore)


Lorenzo Beccati (Genova, 1955) ha collaborato come autore al successo di programmi che hanno fatto la storia della tv italiana, tra cui Drive-in, Paperissima e, tuttora, Striscia la notizia. Ha scritto film, opere teatrali e romanzi, l’ultimo dei quali è L’ombra di Pietra (DeA Planeta, 2018).


Recensione scritta per www.thrillernord.it

venerdì 7 giugno 2019

Strade insanguinate: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it







AutoreStuart MacBride

Traduzione: Francesca Noto
Editore: Newton Compton
Genere: Thriller
Pagine: 480
Anno di pubblicazione: 2019





Sinossi. La storia personale di Logan Mcrae non è certo specchiata, ma ora che ha ricevuto una promozione deve rigare dritto e tenere d’occhio, a sua volta, i suoi colleghi. Quando uno degli agenti viene trovato morto sul sedile di guida di un’auto distrutta, è uno shock per tutto il dipartimento di polizia. L’ispettore Bell, infatti, era deceduto due anni prima. O almeno così credevano. Immediatamente viene aperto un caso e Logan comincia a indagare nel passato del collega. Dove è stato per tutto quel tempo? Perché è scomparso? E, soprattutto, che cosa c’era di così importante da costringerlo a tornare nel regno dei vivi? Più scava a fondo e più si rende conto che ci sono scomode verità sepolte, pronte a tornare a galla. Ma c’è anche qualcuno disposto a uccidere perché rimangano nascoste. Logan sa che se non riuscirà a risolvere in fretta il caso, l’ispettore Bell non sarà l’unico a dover essere seppellito.


Recensione

Stuart MacBride è una garanzia perché con lui il lettore è sicuro di leggere un vero thrillerun thriller intenso intriso di casi che si accavallano e che sono uniti da un unico filo conduttore, la quale matassa si sbroglia verso la fine!
Prima di allora il lettore rimane sconcertato dalle forti situazioni che ricalcano la realtà, la cronaca nera che purtroppo macchia la vita di una città come quella di un paese. Il lettore riesce a rilassarsi solo dopo aver letto l’ultima pagina fino a quel momento è teso, agitato, ha emozioni contrastanti di simpatia e odio nei confronti di vari personaggi, ha un cumulo di adrenalina addosso.
Rimane sbalordito da certi comportamenti tra colleghi, disgustato dai modi di certi criminali, angosciato per le vittime, in dubbio su certe indaginiperché anche il lettore inizia a investigare con il grande MacRae, e stupito da certi colpi di scena. Nel thriller di MacBride ci sono tutti gli ingredienti che mantengono incollato alle pagine un lettore. Non è breve nei ragionamenti, o sbrigativo nelle esposizioni o arido nei particolari, MacBride scrive tutto e non risulta affatto pesante, anzi, aumenta la suspense.
Ad esempio durante le indagini su un corpo sepolto in mezzo al nulla da ritrovare, mentre il tempo stringe prima che arrivi la sera e la pioggia scende incessante e non accenna a smettere, si fermano a mangiare davanti ad un MacRae contrario e una Steel ferma nella sua presa di posizione…lei deve mangiare, gli altri devono mangiare, anche il suo collega idiota deve mangiare!
Davanti a questa situazione il lettore mentre legge l’elenco dei piatti che mangeranno i poliziotti non si annoia perché, nel frattempo, si sta chiedendo chi troveranno sotto la terra?
Come sarà finito lì?
Ce la faranno prima che arrivi la notte?
La lettura è intensa e l’argomento lo è di più! L’autore cattura subito la curiosità del lettore facendo rinvenire il corpo di un poliziotto morto due anni fa. Da qui partono le indagini portate avanti da poliziotti, colleghi del defunto, che sono ancora increduli per quello che è successo.
Le ricerche proseguono e aumentano quando ritrovano un altro poliziotto che stava conducendo delle indagini per conto suo. Il gioco si fa duro! Loro sono dei minuscoli pezzi su una scacchiera gigante. Vengono risucchiati in un sordido mondo fatto di persone nell’ombra, con il volto coperto da una maschera che decidono delle sorti di poveri innocenti.
Il lettore capisce che si parla di gente che all’apparenza è per bene perché ricopre incarichi importanti e in vista, ma dietro è assolutamente sudicia! Questo si vede anche nella vita reale! Le vittime subiscono in silenzio e vengono trattate come animali in gabbia.
Perché loro sono destinate ad un mercato, il peggiore dei mercati. La stampa anziché aiutare i poliziotti li denigra, la gente anziché collaborare con la polizia la boicotta, la aggira e sceglie di farsi aiutare da persone sbagliate mantenendo il segreto con gli agenti.
MacRae e i suoi colleghi annaspano in questo pantano dove sembra non abbiano appigli, fino a quando riescono ad afferrare una possibilità. Da qui iniziano le azioni al cardiopalma.
Si scopriranno molti segreti e verranno svelate le azioni di una persona che sembrava guidata dalla disperazione ed era passata per vittima, ma al contrario era un carnefice anche se guidata da forte angosciaColpi di scena sono riservati anche nei confronti di poliziotti con atteggiamenti ambigui, che sembravano malvagi o impazziti ed invece…
Il lettore potrà vedere un MacRae determinato, che cerca di ragionare velocemente anche se non riesce ad avere tutte le risposte, che sbaglia, ma che fiuta la pista giusta per salvare un carico prezioso. Un MacRae che deve richiamare i colleghi per farli filare dritto, per farsi ascoltare e seguire nelle azioni. Un MacRae serio che ha problemi relazionali con la collega Steel, come quasi tutti nel distretto, un MacRae che tra azioni pericolose e lunghe indagini riesce a far ridere il lettore,stemperando così la compostezza, attraverso battute banali o ironiche. Questo thriller si potrebbe leggere tutto d’un fiato, ma per il contenuto pregno di significato che ha si assapora come si fa con un whiskey invecchiato che si osserva, si odora e alla fine si gusta.
Visto che con Stuart MacBride il lettore “si trasferisce” in Scozia, il paragone con la bevanda alcolica è perfetto.
Buona lettura!

A cura di 
Marianna Di Felice


Stuart MacBride (Scheda Autore)


È lo scrittore scozzese numero 1 nel Regno Unito ed è tradotto in tutto il mondo. La Newton Compton ha pubblicato i thriller Il collezionista di bambini (Premio Barry come miglior romanzo d’esordio), Il cacciatore di ossa, La porta dell’inferno, La casa delle anime morte, Il collezionista di occhi, Sangue nero, La stanza delle torture, Vicino al cadavere, Scomparso e Il cadavere nel bosco, con protagonista Logan McRae; Cartoline dall’inferno e Omicidi quasi perfetti, che seguono le indagini del detective Ash Henderson; Apparenti suicidi; Il ponte dei cadaveri. MacBride ha ricevuto il prestigioso premio CWA Dagger in the Library e l’ITV Crime Thriller come rivelazione dell’anno. Per saperne di più: www.stuartmacbride.com.


Recensione scritta per www.thrillernord.it

venerdì 31 maggio 2019

Abbiamo sempre vissuto nel castello: recensione





Autore: Shirley Jackson
Editore: Adelphi
Traduzione: Monica Pareschi
Genere: Thriller
Pagine: 182
Anno di pubblicazione: 2009




SINOSSI
"A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia.


RECENSIONE


Il lettore inizia a leggere il romanzo e gli sembra di vivere in un’età medievale forse per come viene nominata la casa che sembra un castello o in un’epoca vittoriana per la grandezza dell’edificio e per come viene descritto. Anche per l’alone di mistero che solo certe costruzioni, in determinati anni, possono dare. La lettura continua a scorrere e in men che non si dica non si pensa più all’epoca perché si viene risucchiati dalla vita in casa Blackwood.  Mary Katherine descrive la vita dei membri superstiti della famiglia dopo una cena fatale. Sono morti gli altri membri della famiglia mentre erano a tavola, proprio un’ultima cena. Gli interni son descritti in modo impeccabile dando ancor di più l’impressione di magnificenza, di ricchezza dei Blackwood che procurava invidie in paese. Tutti, o quasi, volevano vedere distrutto quell’edificio e in malora i superstiti della sttrage.  In poche pagine la Jackson riesce a creare nella mente del lettore un film attraverso il quale riesce a vedere ciò che Merricat descrive. Chiamata così in paese e scherzosamente dalla sorella Constance, lei subisce la cattiveria dei paseani ogni volta che va a fare la spesa. Esce dall’area protetta che è la casa e il suo gigantesco giardino con altri ettari intorno ed entra nella zona rossa dalla quale deve scappare senza darlo a vedere subito dopo aver acquistato le provviste  per la settimana. I paesani son talmente infidi e le cantano dietro filastrocche che si sono inventati sulla sorella Constance! Lei è stata accusata di strage, ma è stata scagionata, ora vive reclusa nella casa, non guarda nemmeno verso il cancello e si occupa della cucina. Il lettore può pensare…ma come fa ad occuparsi della cucina se ha ucciso tutti con la sua cucina? E come può stare così in pace? Evidentemente nell’ombra si nasconde un macabro segreto che quando viene svelato tra le pagine del libro, il lettore rimane basito per la compostezza della reazione di chi sa e per il contegno di chi ha agito. Si provano varie sensazioni leggendo questo libro. All’inizio curiosità che poi diventa sempre più grande, poi disgusto nei confronti di chi spettegola e parla male della famiglia rimasta. Continuando la lettura si prova stupore, ma non rabbia, solo un senso di vuoto e nemmeno compassione. Il lettore è rapito dalle rivelazioni e rimane sconcertato, ma senza mostrare un sentimento negativo. È come perso davanti alla tranquillità delle sorelle. Può pensare che Merricat non sia tanto ragionevole, ma rimane col dubbio. Alla fine dopo l’arrivo del cugino avido il lettore prova rabbia nei suoi confronti perché capisce quello che vuole fare e poco dopo il disastro (che non espongo altrimenti rovino la storia) si prova avversione per quello che fanno certi paesani e compassione per le sorelle. Questa storia provoca nel lettore un turbine di sentimenti mischiati l’uno all’altro che alla fine lo fa rimanere dispiaciuto per quello che è successo alla famiglia Blackwood! Schirley Jackson con una scrittura chiara e precisa porta il lettore dentro la storia e lo rende spettatore di prima fila facendogli immaginare in poche pagine i volti dei personaggi, il mobilio, il cibo, l’esterno della casa, il giardino, il sentiero, il nascondiglio di Merricat come fosse visualizzato anziché letto. Descrive il male in modo sopraffino come se fosse la normalità! Della stessa autrice ho anche L’incubo di Hill House, ma devo ancora leggerlo e non vedrò la serie televisiva visto che ultimamente mi deludono troppo! Vorrei anche acquistare La ragazza scomparsa e La lotteria e poi recensirli chiaramente. Buona lettura!




L'autrice

Shirley Jackson è stata una scrittrice e giornalista statunitense, nota soprattutto per L'incubo di Hill House del 1959 e La lotteria. Ha esordito scrivendo per il prestigioso «The New Yorker» nel 1948. Nella sua carriera ha scritto anche opere per bambini, come Nine Magic Wishes, e persino un adattamento teatrale di Hansel e Gretel, The Bad Children. Muore per infarto nel 1965, forse a causa della terapia a base di psicoformaci che stava seguendo.


sabato 25 maggio 2019

Invisibile: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it







AutoreArno Strobel, Ursula Poznanzki

Traduzione: Rachele Salerno
Editore: Giunti
Genere: Thriller
Pagine: 360
Anno di pubblicazione: 2019






Sinossi. Un paziente trafitto a morte dal bisturi del chirurgo durante un’operazione a cuore aperto. Un agente immobiliare ucciso con ventiquattro coltellate sulla soglia di casa. Un ragazzo massacrato con una mazza da baseball per strada, davanti a decine di testimoni. Un assurdo bagno di sangue travolge la città di Amburgo, ma la cosa più singolare è la facilità con cui i commissari Daniel Buchholz e Nina Salomon riescono a catturare i colpevoli. Eppure il movente rimane incomprensibile: nessuno di loro sembrava conoscere davvero la vittima. L’ unico elemento in comune è una rabbia feroce cresciuta a dismisura, fino a diventare inarrestabile. Una rabbia che non lascia immuni nemmeno gli investigatori: mentre l’indagine si fa sempre più tesa, Nina stenta a riconoscere il suo partner. Come è possibile che Daniel, di solito così controllato e padrone di sé, stia diventando ogni giorno più aggressivo e irrazionale? Intanto, un dubbio comincia a insinuarsi in lei: e se gli assassini fossero stati manipolati? Ma da chi? E soprattutto: come? Un thriller magistrale, che getta una luce inquietante su tutte quelle cose che rendono la nostra vita così facile da non potervi più rinunciare…


Recensione

Immaginate di sentire un impulso irrefrenabile ad uccidere qualcuno senza riuscire a fermarvi, anzi, siete fermamente convinti che quella persona merita la morte e dopo aver commesso l’omicidio vi sentite anche soddisfatti!
Di solito l’omicida prova questa sensazione perché è nella sua natura, ma quando a commettere gli omicidi ci sono persone che non hanno una natura da assassini, che sono incensurati, il “gioco” si fa duro.  Daniel e Nina cercano di stare al passo, ma sembra che Amburgo si sia svegliata con una sete di sangue visto che molti cittadini si stanno rivelando potenziali killer.
Cosa sta succedendo?
È una nuova droga?
O una pazzia collettiva?
Oppure gli assassini non sono del tutto puliti come vogliono far intendere?
Peggio molto peggio e le origini devono essere ricercate nel passato. Cosa  può generare indifferenza e morte?
Dopo Trajan la polizia di Amburgo è di nuovo messa sotto stress da qualcuno che tira le fila di brutali omicidi, un burattinaio che invia molti fantocci a sconvolgere una calma apparente in cittàNina ha l’impulso ad agire come le dice la sua testa e non come impongono le regole e viene richiamata più volte dal collega e superiore Daniel e dal capo Arendt. Si rischia troppo ad agire da soli! Nina sembra non imparare dagli errori precedenti.
Come se non bastasse nella Squadra Speciale è palpabile un notevole disagio tra colleghi e in questo riesce ad intromettersi un nuovo collaboratore Philipp Hanke che Daniel proprio non sopporta. Sarà gelosia o ha fiutato qualcosa di più?
Arno Strobel e Ursula Poznanski tornano con un thriller che tiene il lettore incollato alle sue pagine,catturandolo e incuriosendolo mano a mano che la storia va avanti. Come nei romanzi precedenti,scrivono come se stessero vivendo la realtà riprendendo problemi concreti dell’era contemporanea generati da internet o da altre cause, dove il male può operare in modo sordido senza troppe difficoltà.
Problemi che si insinuano nell’anima e nella mente e che causano la fine di persone fragili. Almeno fino a quando i riflettori della polizia non sono puntati verso il killer o verso la strada da prendere per riuscire a smascherarloIn modo schietto e concreto i due autori affrontano minacce del nostro tempo contro le quali inviano due salvatori che non sono supereroi, ma sono semplici umani con le loro paure, difetti, difficoltà e preoccupazioni nella vita e nel lavoro.
Daniel e Nina hanno problemi con il burattinaio perché sono sempre un passo dietro di lui, problemi con alcuni colleghi che sembrano in guerra con loro e problemi nella sfera personale. Riusciranno a catturare lo spietato burattinaio che muove i fili delle morti violente che stanno tingendo di rosso Amburgo?
Lo saprete solo leggendo il nuovo thriller di Strobel e Poznanski.
Buona lettura!

A cura di
Marianna Di Felice





Arno Strobel e Ursula Poznanski (Scheda Autore)


Arno Strobel è nato a Saarlouis nel 1962 e ha lavorato a lungo per una grossa banca prima di dedicarsi interamente alla scrittura. È diventato un autore bestseller con una fortunata serie di thriller psicologici.
Ursula Poznanski è nata a Vienna nel 1968 e prima di diventare una scrittrice bestseller ha lavorato come giornalista per riviste scientifiche. È autrice di numerosi romanzi per ragazzi e thriller di grande successo.




Recensione scritta per www.thrillernord.it

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