mercoledì 29 luglio 2020

Jäck atto I: La città celata: recensione






Autore: Simon Schiele
Editore: Independently publishing
Genere: Fantasy
Pagine: 360
Data di pubblicazione: 15 marzo 2020




SINOSSI


In un mondo fantastico macchiato da problemi fin troppo reali, due giovani guerrieri combattono per crearsi un futuro. Jack, la spada, incatenato a un sogno di vendetta, Night, l'arco, in cerca di una famiglia. La loro vita cambierà quando arriveranno ad Adzul, la città celata, un'oasi di pace e serenità che tuttavia nasconde un grande segreto. Lì incontreranno il leale Cabil, la bella Judith, il sovrano Reginald, la Meranice e ammireranno la magia del Campo Lunare: sarà il posto adatto a loro? Com'è legato il segreto della città al loro passato?



RECENSIONE


Di solito se si deve leggere un fantasy ci si ritrova tra le mani un libro di un autore straniero, difatti la maggior parte delle storie fantasy è legata ad autori tutt’altro che italiani. Questo perché non si spulcia bene tra le pubblicazioni esistenti, perché non si tengono in considerazione scrittori alle prime armi o che editano autonomamente. Molti sono i casi da non considerare, è vero, ma altri riescono a tirar fuori il valore della propria scrittura come è successo con l’autore di Jäck atto I: La città celata, Simon Schiele. La storia di Jäck e poi Night, che si aggrega al protagonista, crea dipendenza! Cattura l’attenzione del lettore già dall’inizio, subito con la figura dello spadaccino che risulta essere un ragazzo provato dalle disgrazie della vita, un ragazzo che è rimasto solo al mondo in una società che lo schifa dove il suo obiettivo primario è la vendetta. Attira l’attenzione di chi legge perché a tutti nella vita è capitato di pensare alla vendetta dopo aver subito delle ingiustizie, piccole o grandi che siano. Jäck sembra essere il ragazzo che si può incontrare per strada, distratto da ricordi dolorosi, arrabbiato col mondo intero e solitario. Insieme alla sua spada Whitemirror gironzola per Faharen con uno scopo preciso, mettersi sulle tracce dell’uomo in nero. Sicuramente Jäck non è uno spadaccino provetto, ma sa maneggiare la magica spada di suo padre che è sempre vicino a lui (capirete perché leggendo il libro), però non può competere con un mercenario che ha terminato chissà quante vite e visto chissà quante battaglie o guerre. A mandare avanti Jäck è la spocchia, la supponenza che gli si è cucita addosso e che gli regala tanta solitudine, ma a lui sta bene così perché lui ha un compito e non sarà soddisfatto fino a quando non lo porterà a termine! Deve vendicarsi di chi gli ha fatto perdere tutto! Nel frattempo che l’autore presenta il protagonista e la storia inizia a dipanarsi, il lettore viene a sapere che c’è un’Alleanza del Nord guidata da Cortey, il quale ha la smania di conquista e assoggetta chiunque ai propri voleri. Forse Cortey non sa che governando in questo modo si creano nemici anche all’interno delle proprie fila. Fine ultimo di Cortey è liberare un pericolo nascosto che avrebbe portato più ombra che luce ed anche più potere a lui. Mano a mano che si legge e si è rapiti dalla lettura, si scoprono tutti i personaggi primo tra gli altri Orlan Lutovich che sarà la chiave per aprire una particolare Porta. Dal primo incontro con lo scienziato in poi gli avvenimenti capitano in rapida successione anche se l’autore è bravo a spiegare la storia in modo lineare, conciso e mai pesante. Il protagonista dopo varie emozioni che lo lasciano esterrefatto, triste e arrabbiato fa la conoscenza dell’arciere Night un ragazzino con una sacca che sembra magica visto che contiene tutto ciò che serve loro per sopravvivere soprattutto nel Bosco Erten pericoloso e infido e per calarsi in una misteriosa città dove conosceranno Cabil, Reginald e un mostro spaventoso . Il problema è che se si parla troppo si svela anche troppo, quindi non dirò altro sul romanzo che potrebbe rovinare la lettura. Dirò che Night è un ragazzino simpatico, sensibile, l’opposto del protagonista anche se ha lo stesso problema di Jäck perché è solo e vuole sentirsi amato. Parla sempre, forse troppo, e sa anche più cose rispetto a Jäck e ciò fa alterare quest’ultimo anche se in fondo non lo considera male. Nei vari personaggi si possono scoprire varie caratteristiche che li avvicina alla realtà più che alla fantasia. D’altronde i fantasy sono uno spaccato di realtà che vengono riempiti con personaggi inventati ai quali si donano pregi e difetti degli umani che cercano di creare qualcosa di meglio del mondo tangibile nel quale si vive. Il lettore incontrerà l’amore per la scoperta, per l’avventura che cattura la ragione e non fa pensare alle possibili conseguenze negative che può portare; la smania di potere che fa apparire le persone come in realtà non sono; la voglia di essere accettati così come si è perché per anni si son subite violenze di ogni tipo; la voglia di avere qualcuno vicino per sentire il calore dell’affetto. I temi nascosti nella storia sono visibili ad un attento lettore che mentre legge un bellissimo fantasy può trarne dei grandi significati. Il problema è che, come al solito con le belle storie, il libro finisce subito e si deve attendere il secondo capitolo della saga. Come dedica per l’autore cito la frase di Paulo Coelho  “Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni”…quindi non tenere per troppo tempo il lettore sulle spine e pubblica il secondo per scoprire il destino dei due ragazzi! Nel frattempo…buona lettura!






L’autore
Simon Schiele è un giovane scrittore di Torino. Ha 23 anni studia Sociologia e gestisce la pagina Instagram @officialschiele dove si tiene in contatto con i suoi lettori. Ha pubblicato “Anna” (2018) sotto casa editrice e “L’irriducibile inconciliabilità dell’essere” (2019) su Amazon. Jäck è il suo sogno da quando era bambino, e ora sta cercando di condividerlo con il mondo.





domenica 21 giugno 2020

Intervista a Orione Lambri autore di Agharta






Il nome di Jane Stuart Mill è un omaggio a John Stuart Mill filosofo ed economista britannico che coniò il termine distopia? Sembra rivivere in Jane visto che propugna la libertà in contrapposizione al fallimento della società imperniata sullo sviluppo industriale con una classe politica dominante che schiaccia il singolo individuo.


Si e grazie per la tua arguzia: il mio omaggio si fermava al “Saggio sulla Libertà”. Quella propugnata da Jane è quanto di più individualista, anti totalitario e addirittura anti sociale si possa immaginare: la libertà di abbandonarsi alla misantropia è la chiave della sua ricerca.



Perché scrivere un distopico dopo la pandemia che ha messo sotto stress e impaurito milioni di persone? Per svegliarle, far prendere coscienza alle loro menti e farle uscire dal torpore in cui versano? Nelle tue letture preferite rientrano i distopici?


AGHARTA s'è scritto da solo, ma ci ha messo molti anni, e durante la pandemia ha deciso di uscire finalmente dal guscio perché, come dice Jane, “le coincidenze non esistono” e l'ora era giunta. Non gli attribuisco alcunché di messianico, però, nessuna missione particolare di risveglio o riscatto: è chi legge che può trovare qualche risposta, se si accorda sulla giusta frequenza o sente vibrare la sua Nota. Ma vale un po' per tutti, no? Di certo, ad esempio, “Il cornetto acustico” di Leonora Carrington, “American Gods” di Neil Gaiman, “Vizio di Forma” di Thomas Pynchon, “Il figlio del Dio del Tuono” di Arto Paasilinna”, “Il mondo sommerso” di James Ballard e “Mona Lisa overdrive” di William Gibson, in me hanno risuonato forte.



Hai usato il mito della terra cava di Agharta perché i leggendari abitanti si sono rifugiati in un mondo nuovo lontani dalle guerre che imperversavano nel mondo di sopra? Quindi gli umani potrebbero creare un loro mondo lontani dallo stress del progresso, dalle guerre e dalle crisi con un governo delle origini, matriarcale? Ma chi ci dà la sicurezza che qualsiasi forma di governo non sfoci nel potere assoluto e che gli umani non si facciano guidare dall’alterigia e che si piombi di nuovo nel ciclo continuo? Anche in altri mondi?


Se “tanto in alto quanto in basso”, AGHARTA è la metafora perfetta del sotto a cui corrisponde sempre un sopra. Luce e ombra, vita e morte, realtà, sogno, bianco e nero sono le due inseparabili metà del Tao che è sempre e solo Uno. L'ispirazione è giunta dalla bizzarra storia di questa leggenda narrativa diffusasi a inizio '900, molto situazionista, a cui i nazisti credevano a tal punto da finanziare spedizioni in Tibet per scovarne l'ingresso e raggiungere la capitale Shamballah, “Il Regno della Luce”, che per loro rappresentava l'archetipo dell'origine. Ma se quella dei nazisti era il lato oscuro della Forza, “La Svastica sul Sole” di Philip Dick, esiste un'energia speculare – femminile, bianca, potente – nello spirito dei tempi e nella mia AGHARTA, su cui riporre speranza di futuro e salvezza. Che la distopia sia su di noi è un dato di fatto, che la pandemia ha solo amplificato: clima, guerre e povertà ci ricordano ogni giorno che la civiltà patriarcale ha fallito e sta facendo schiantare il pianeta sulle sue stesse contraddizioni. Poi, certo, il cambiamento non significa il paradiso, anzi: ogni potere che sostituisce un altro prima o poi presenta il conto e il ciclo, come dici tu, riparte. Ma salvare il mondo è un compito per chi, qui e in ogni altro altrove, ha sempre creato la vita. Un mestiere da donne.


mercoledì 17 giugno 2020

Agharta: recensione






Autore: Orione Lambri
Editore: Amazon Media
Genere: Distopico
Pagine: 565 
Anno di pubblicazione: 2020



SINOSSI
"Non sapeva perché stesse ridendo, in realtà. E la ragione le diceva che era obbligata a essere terrorizzata. Ma non riusciva ad avere paura, in nessun modo. In una delle poche pause dalla missione a Creta si era già imbattuta nella terror news del secolo e aveva reagito con supponente indifferenza. Ora trovava la cosa proprio divertente. Come se, in vista della fine del mondo Maya annunciata per il 21 dicembre seguente, un team di buontemponi si fosse dato da fare per organizzare un formidabile stress per chiudere definitivamente le vene della logica, del raziocinio e del buonsenso alla civiltà che aveva fatto da padrone negli ultimi tremila anni. Ora, rifletteva Alice sempre più di buon umore, le possibilità di scelta per la totalità del genere umano si riducevano a due: o avere fede nel messaggio di speranza della sacerdotessa virtuale Cassiopea, oppure suicidarsi."
Anno 2012. L’economia mondiale è in crisi, mentre catastrofi, sommosse e un’ondata di suicidi devastano il pianeta. Tutto sembra voler presagire l’Apocalisse Maya prevista per il 21 dicembre, quando il mondo finirà nello schianto di una cometa. Le religioni androcentriche non sono in grado di offrire una via di salvezza come invece promette di fare il nuovo gioco AGHARTA, una neurosimulazione interattiva di massa che conquista subito migliaia di giocatori. La testimonial e guida del gioco è Cassiopea, una pornostar la cui scomparsa avvenuta anni prima è avvolta nel mistero. Jane Stuart Mill è tra le prime a provare il gioco che riproduce fedelmente scenari del mondo reale e in cui tutto viene governato dall’energia chiamata Vril. Ben presto però Jane si renderà conto che l’esperienza che sta vivendo ad AGHARTA è molto più reale del reale. I sogni premonitori che vive nel gioco la condurranno da Klandestina e insieme dovranno riuscire ad aprire la strada verso nuove realtà, perché in questo mondo ormai il re è nudo. L’unica speranza è la regina.

“Prima di me una donna ha partorito la civiltà, dopo di me quando si completerà il ciclo ne verrà un’altra, io sono tornata dalla morte per insegnarvi a non aver paura della vita…”


RECENSIONE

In Agharta il lettore scende o sale in un mondo onirico che si confonde con la realtà e che parte da un gioco che connette milioni di persone. Scorrendo le pagine del libro il lettore si trova immerso in un genere distopico fantascientifico. A questo punto è d’uopo una distinzione tra utopia e distopia. Nell’utopia è tutto concesso, tutto è bello e il fine è tanto rincorso quanto impenetrabile, nella distopia invece la realtà e il futuro sembrano decisamente sconfortanti. In questa storia il lettore può trovare la realtà, la distopia e la fantascienza. La fantascienza sta nel gioco al quale le persone devono connettersi per creare avatar che li porterà ad Agharta dove saranno risucchiati nel mondo dei sogni. Una matrix onirica, dove l’irreale è un mondo che crea situazioni rarefatte, di solito, ma in Agharta queste situazioni si intrecciano con la realtà. Nel periodo di pandemia il distopico ha un posto in prima fila in autori e lettori che dopo aver visto disastri, crisi, ansie, inquietudini, negatività e averle vissute cercano di ricostruire il loro mondo evitando di cadere di nuovo nella stessa disperazione che stanno vivendo e trovando una via di salvezza, ma sono pur sempre umani e non riusciranno a creare un mondo utopico che possa durare. Si spreca troppo tempo per errori e banalità, il tempo scorre, si consuma e le vite si annodano tra loro, si incrociano perché sono collegate. Tutti fanno parte del gioco e da ciò che si decide dipende la propria vita e quella degli altri che vengono trascinati dalle nostre scelte. Tra i vari personaggi c’è Cassiopea che oltre ad essere una costellazione e una mitologica e vanitosa regina d’Etiopia è anche una ex pornostar che diventa una guida per i giocatori nel sogno, lei è molto di più; c’è Jane che organizza l’evento dell’equinozio per far si che la Nota possa espandersi e travolgere le menti collegaet, arrivare a tutti e trasportarli nel sogno dove le guerriere oniriche riusciranno a salvare tutti; ci sono altri personaggi che rimangono impressi nella mente del lettore soprattutto per i loro comportamenti e per la loro fine, antipatici o simpatici che siano. Tutto questo per arrivare ad uno stato di pace dove gli umani potevano muoversi in libertà senza esser bloccati da dogmi decisi da altri umani. Una presa di coscienza guidata da guerriere oniriche in un mondo sotterraneo attraverso alte frequenze dalle quali si poteva creare vita. Dopo millenni di coscienza ignorante asservita alle illusioni, imprigionata dalle falsità, relegata all’inconsapevolezza, c’è un risveglio che immette le menti al sapere primordiale universale, mistico ed esoterico e coloro che son posti davanti alla rivelazione possono seguirla nella persona della regina o suicidarsi. Chi aveva dominato l’umanità fino a quel tempo ormai aveva i giorni contati perché il 21/12/2012 si sarebbe compiuta la profezia oppure ci sarebbe stata una divulgazione che avrebbe indicato la via. Attraverso uno spauracchio sarebbe stato possibile accedere ad un mondo inaccessibile, sconosciuto o leggendario che era quello di Agharta dal quale si poteva accedere all’incredibile.  Riprendendo il mito della terra cava, dal quale derivano numerose storie, si accede ad una trama che catturerà la mente del lettore trascinandolo in un mondo sotterraneo rifugio da crisi, catastrofi, ingiustizie e guerre dove delle guerriere lo guideranno fino alla salvezza e alla libertà. La lettura non è mai noiosa grazie ai continui cambi temporali e di ambientazione, ai personaggi accattivanti e alla scrittura scorrevole. Quindi…buona lettura!



L’autore
Orione Lambri è bolognese, classe 1973, padre, marito, pubblicitario, fu sindacalista studentesco, localaro, editore radiofonico, biassanot. Da quasi vent'anni si guadagna da vivere scrivendo per la comunicazione, prima come copywriter al soldo delle agenzie pubblicitarie ora come direttore creativo dello studio "Lance Libere", che ha co-fondato nel 2008. Cura il blog "Famiglia Creativa" sul quotidiano online Today, AGHARTA è il suo primo libro.







mercoledì 27 maggio 2020

La nona casa: recensione

Recensione scritta per il sito www.thrillernord.it








Autore: Leigh Bardugo

Editore: Mondadori
Traduzione: Roberta Verde
Genere: Thriller/Paranormal
Pagine: 420
Anno di pubblicazione: 2020






Sinossi. Galaxy “Alex” Stern è la matricola più atipica di tutta Yale. Cresciuta nei sobborghi di Los Angeles con una madre hippie, abbandona molto presto la scuola e, giovanissima, entra in un mondo fatto di fidanzati loschi e spacciatori, lavoretti senza futuro e di molto, molto peggio. A soli vent’anni, è l’unica superstite di un orribile e irrisolto omicidio multiplo. Ma è a questo punto che accade l’impensabile. Ancora costretta in un letto d’ospedale, le viene offerta una seconda possibilità: una borsa di studio a copertura totale per frequentare una delle università più prestigiose del mondo. Dov’è l’inganno? E perché proprio lei? Ancora alla ricerca di risposte, Alex arriva a New Haven con un compito ben preciso affidatole dai suoi misteriosi benefattori: monitorare le attività occulte delle società segrete che gravitano intorno a Yale. Le famose otto “tombe” senza finestre sono i luoghi dove si ritrovano ricchi e potenti, dai politici di alto rango ai grandi di Wall Street. E le loro attività occulte sono più sinistre e fuori dal comune di quanto qualunque mente, anche la più paranoica, possa immaginare. Fanno danni utilizzando la magia proibita. Resuscitano i morti. E, a volte, prendono di mira i vivi.

Recensione

Su questo libro hanno già mosso critiche che riguardano la pesantezza iniziale vista la scrittura complessa che evidentemente la Bardugo non usa con i precedenti libri fantasy già pubblicati in Italia. Quando ho iniziato a leggere il libro in questione sono arrivata quasi subito a pagina 200 allora mi son detta che queste persone forse non hanno mai letto un libro un po’ più impegnativo.
La Bardugo per la prima volta ha scritto un romanzo prettamente per adulti, lei è famosa per i fantasy che possono essere letti anche da un pubblico adulto, ma a questo punto devo dedurre che i libri di cui sopra non abbiano preamboli o spiegazioni approfondite, ma partano subito con l’azione. Vero è che i suoi fantasy sono indirizzati a giovani adulti, comunque sempre ragazzi, quindi avranno una scrittura più scorrevole e leggera, ma ne La nona casa questo non può accadere perché questo libro è il frutto di una commistione di generi che non sono rivolti ad un pubblico di ragazzi.
Nella storia figurano delle società segrete, conosciute da molte persone, l’autrice le conosce benissimo visto che è stata una studentessa di Yale quindi conosce anche le trame che si ordiscono in quella università. Oltretutto le società segrete che nomina nel romanzo esistono davvero e basta trovare la storia di Yale o delle società segrete nominate per informarsi.
Skull and Bones addirittura era sulla bocca di molti giornalisti anni addietro proprio per i suoi riti sacrileghi e poco chiari che in molti tentavano di fotografare o registrare ma che in pochi riuscivano a fare da lontano senza esser scoperti in pochissimo tempo dalla sorveglianza della società. Storie di riti poco chiari girano intorno alla Skull and Bones e non create da complottisti dell’ultima ora! Nomi illustri hanno fatto parte di questa società segreta che poi hanno occupato cariche importanti nella CIA, nell’FBI, nella Corte Suprema e come Presidenti degli Stati Uniti.
Diciamo che nella storia inventata della Bardugo c’è un fondo di verità. La storia comprende vari generi letterari, sicuramente il thriller perché è adrenalinico, anche all’inizio quando ci sono gli eventi del passato che svelano mano a mano il personaggio principale: Galaxy “Alex” Stern. Questa ragazza non ha una vita facile, al contrario, ha un potere che crea molti problemi alla sua personalità e alle relazioni sociali.
Lei vede i morti. Ricorda la sorte della protagonista di Ghost Whisperer che come Alex aveva avuto vita dura a scuola, ma almeno lei riesce a finirla al contrario di Alex che devia buttandosi nel mondo della droga per alleviare le sue visioni anche perché una delle sue visioni si è rivelata fin troppo materiale fino al punto di farle del male fisicamente e socialmente. Aveva 12 anni e credeva di avere un’amica, la stessa che tradì Alex raccontando a scuola com’era stata ritrovata in un bagno pubblico da lei e dalla professoressa eliminando così la possibilità di allacciare relazioni sociali.
A scuola la chiamavano già Bloody Mary. Il bullismo, tema sempre attuale, e un potere più grande di lei, che aveva senza nessuna guida che le spiegasse come comportarsi con ciò che vedeva, la portarono su una brutta strada. Non è semplice vivere in mezzo a persone che non comprendono ma ridicolizzano gli altri per emergere loro stessi, così Alex si avvicinò a Mosh una goth che la fece entrare nel suo gruppo di ragazzi grandi e che facevano uso di sostanze stupefacenti dove conobbe Len quello che divenne poi il suo ragazzo.
Ma come venne a contatto con le società segrete? Quando era su un letto d’ospedale dopo esser stata prelevata da un appartamento risultando l’unica sopravvissuta a un pluriomicidio. La storia è spiegata in modo nebuloso andando a ritroso nel passato di Alex, passato che la stessa protagonista non vuole ricordare, passato dove ha perso Len e Hellie. In questa storia si alternano il passato di Alex prima di incontrare Darlington, il passato con Darlington e il presente.
Il suo dono faceva gola a chi doveva prendere un elisir chimico per poter vedere i morti, per questo motivo fu inserita a Yale e le fu dato il compito di Dante nella Lethe una società che controllava le altre per motivi di sicurezza, tenendo il controllo sui mortali presi in prestito, a loro insaputa, per vari riti attraverso i quali i membri traevano grandi guadagni e per evitare che le stesse società esagerassero con certi rituali. Come dicevo sopra, il genere thriller è presente in questo romanzo anche per lo sconcerto e l’agitazione che infonde la lettura mano a mano che si va avanti, ma non c’è solo questo genere a fare da sfondo alla trama.
La Bardugo deve fornire una storia della vita passata di Alex e di quello che è successo con i morti prima di arrivare a Yale e come dovrebbe farlo se non nella formula che ha scelto?
Nel passato con Darlington, membro della Lethe che aveva il compito di Dante, mostra e spiega ad Alex quali sono le sue competenze visto che dovrà prendere il suo posto. Deve partecipare ai riti delle società segrete e deve stare attenta per carpire cosa avviene intorno a lei, non deve fidarsi di alcune e deve studiare molto anche se è un po’ con Alex. Mentre si leggono le lezioni di Darlington ad Alex, lui è già scomparso e Alex si colpevolizza per questo!
La nona casa è anche paranormal perché parla di morti al di là del Velo, il confine tra la vita e la morte che dovrebbe segnare un limite per i trapassati, però quest’ultimi possono interagire e a quanto pare possono fare anche del male. I riti aumentano il loro potere! I morti venivano chiamati Grigi dalle società segrete, ma non c’era solo un tipo di morti che vagava per New Haven o per il campus e venivano attratti dall’energia del sangue, dalle lacrime e dai dispiaceri, da tutto ciò che era vita forse perché la anelavano ancora, non riuscivano ad accettare il fatto di essere morti e cercavano di tornare. Solo alcune parole li respingevano o certi mezzi come la terra del cimitero.
La scrittura della Bardugo illustra, un passo alla volta, la storia fin quando non arriva l’azione che accelera la stessa, ma fino ad allora deve incastrare tutti i pezzi del puzzle che poi svelano la vita di Alex prima della chiamata alla Lethe e dopo la chiamata avvicinandola ad altri personaggi che sembrano fare da contorno alla protagonista. Non hanno tratti decisi, ma la scelta della scrittrice vuole rimarcare la personalità di Alex.
Un personaggio introverso che ama il silenzio perché non riesce ad esprimere ciò che ha passato o il dolore sentito “grazie” al suo dono, ma che non è affatto debole. Anche se ha preferito ricorrere alla droga per far sparire o sopportare meglio i morti, è una ragazza forte. E questo si vede dopo il ritrovamento di un corpo, una ragazza che non faceva parte dell’università, forse era meglio lasciarla stare non indagare su di lei, soprattutto non ricorrere alla magia per capire,  ma qualcosa la spingeva a proseguire.  E per questo rischia la vita!
Molti avvisano i probabili lettori di fare attenzione alla crudeltà di certe scene che sono riportate vivide tra le pagine e nella mente di chi legge o alle scene di violenza o di abusi, ma stiamo parlando di un thriller e di solito i thriller non sono fiabe, anzi, alcuni sembra prendano spunto dalla realtà! In questo libro sono presenti anche altri due generi letterari, il mistery perché ci sono molti misteri da risolvere appunto, molte nebbie da diradare e l’horror che crea nel lettore sensazioni di spavento.
Riassumento la storia è indirizzata a un pubblico adulto, un pubblico che magari legge già thriller o paranormal o horror quindi già sa cosa c’è dentro questi libri, un pubblico che è abituato a scorrere dialoghi senza filtri dove il linguaggio e i dettagli descritti sono espliciti, quindi non si devono fare delle raccomandazioni. L’unico problema potrebbe essere la scrittura sofisticata che l’autrice impiega per dare un senso alla storia prima di partire con l’azione, ma ripeto che è necessaria se si vuole avere una trama intensa e solida.
Secondo me la Bardugo riesce sicuramente nel suo intento di scrivere un thriller diverso dagli altri che cattura proprio per la distinzione dai soliti, che porta il lettore all’interno delle cosiddette “tombe”, cioè le sedi delle società segrete chiamate così perché prive di finestre o munite di piccole aperture che non permettono alla luce di entrare all’interno e che fanno si che il buio regni per creare l’atmosfera da rituale. Seguite il percorso che architetta l’autrice senza disperare e rimarrete attratti dalla storia. Buona lettura!


A cura di Marianna Di Felice 



Leigh Bardugo è una scrittrice americana di romanzi fantasy young adult, famosa in tutto il mondo per le sue serie ambientate nel GrishaVerse. Nata a Gerusalemme ma cresciuta a Los Angeles, si è laureata a Yale e ha lavorato in pubblicità e come giornalista. Per Mondadori ha pubblicato, tra gli altri, GrishaVerse. Sei di Corvi (2019), GrishaVerse. Il regno corrotto (2019).


Recensione scritta per il sito www.thrillernord.it

giovedì 23 gennaio 2020

La corona di mezzanotte: recensione




Concludere la lettura del secondo volume, terzo se consideriamo il prequel, della Maas facente parte della saga incentrata sull’eroina Celaena Sardothien è come se mancasse il respiro, come se si perdesse qualcosa di caro, un’amica. Grazie alla Maas e a Brandon Sanderson mi son riavvicinata al genere fantasy, un genere che cattura la mia immaginazione e mi dà imput per creare storie sia mentali che scritte. Un genere dal quale non avrei voluto allontanarmi dopo aver letto le opere di J.R.R. Tolkien, Marion Zimmer Bradley, Terry Pratchett, poi George Raymond Richard Martin, Steven Erikson, Ursula K. Le Guin, Robert Jordan, mischiando il fantasy con la fantascienza in certi casi, ma anche precedentemente a questi autori le saghe epiche medievali, la mitologia scandinava e i miti celtici per approdare al ciclo bretone di re Artù. Ma da questo genere mi sono allontanata quando sono arrivati nuovi autori che affollavano gli scaffali con i loro libri pieni di imprecisioni nei confronti delle tradizioni e leggende o invenzioni assurde e ridicole e che contenevano simboli o nozioni alchemiche mescolate in una storia per bambini scritta in modo elementare dal quale traevano anche successo. In questi casi il fantasy veniva ridicolizzato, ma molti andavano dietro queste storielle che son state traslate anche in film o serie tv ancora più ridicole! Da qui ho deciso di riprendere la lettura di romanzi storici (anche qui si può cadere nel ridicolo) e narrativa in genere. Scrivo anche recensioni per Thrillernord e quindi mi son buttata a capofitto anche sul thriller cosa che facevo appena prima del 2016. Ma ora son tornata in contatto con questo genere sotovalutato e giudicato male secondo me grazie a quegli scrittori che scrivono perché tutti lo fanno come si dice, in questo caso non c’è passione e quindi non c’è coinvolgimento del lettore. Con la Maas invece c’è fin troppo coinvolgimento almeno nei libri che ho letto fino ad ora. Il vero lettore se ne accorge, chi invece pubblicizza i libri solo per far si che le case editrici regalino loro i libri o per ottenere regali da canali e siti continuerà a dire “meraviglioso”, “adoro”, “non vedo l’ora”, “stupendo” senza dire davvero nulla in verità! La Maas mi piace anche perché con una scrittura semplice riesce a tenere il lettore incollato il lettore alle pagine e alle avventure della sua creazione Celaena Sardothien che cresce mano a mano che la storia avanza. Ho letto più di una volta “Leggendo il secondo o il terzo mi sono appassionata perché si vede che la storia si sviluppa sempre di più” è normale credo! L’autrice forse doveva sviluppare la storia tutta nel primo libro? Quale senso avevano poi gli altri? Una storia dovrebbe crescere mano a mano che si leggono tutti i libri di cui è composta una saga. Questa sarebbe normalità, ma in un mondo dove ormai la velocità è diventata predominante potrei aspettarmi l’incredibile! Io mi son gustata lentamente i libri che ho letto fino ad ora soprattutto perché quelli che mi catturano li devo assaporare come se fossero un ottimo vino, anche se è difficile rallentare quando il ritmo è incalzante e con Celaena è quasi sempre vorticoso. Ne La corona di Mezzanotte succedono fin troppe cose che superano Il trono di ghiaccio, l’inizio quando già sembrava che la vita della paladina fosse un caos. Ora lo è ancora di più. In questo secondo volume accadono cose che emozionano il lettore, quello sensibile, e lo fanno arrabbiare si nota anche come la paladina è si un’assassina, ma anche umana. Aborro quelle persone che adorano un personaggio solo perché fa stragi e sparge sangue magari per vendicarsi. Capisco perché un personaggio di un libro lo fa, la vita difficile che ha dopo che i genitori sono morti e magari verrebbe spontaneo anche a me nei panni di certi personaggi agire come gli stessi, ma osannarli significa avere qualche problema come li hanno molti personaggi di saghe o storie se vogliamo analizzarli dal punto di vista psicologico. Celaena conoscerà l’amore (finalmente!), ma anche il dolore profondo. Non mi piace nemmeno il personaggio che dice di fare a meno di tutto e tutti perché quel personaggio e la persona che si vede nei suoi panni ha sicuramente bisogno di aiuto. Celaena in fondo è una ragazza che ha sofferto, si è svegliata in mezzo ai due genitori assassinati, quindi provate a pensare allo shock che il suo cervello ha avuto a quel risveglio! Il lettore deve leggere attentamente e comprendere la storia dei vari personaggi per avere un quadro più evidente. G altri personaggi e il lettore vedranno i cambiamenti di Celaena davanti ad un grande dolore, si riaccenderà la fiamma che cova dentro di lei. E si accenderanno anche delle luci collegate al mondo della magia che verrà risvegliata da due personaggi. Magia che ad Adarlan è proibita e viene punita con la morte e si capirà perché in questo secondo volume. Il re è il male!  Ma per capire fino in fondo si deve continuare a leggere. Sono curiosa di sapere cosa succederà ne La corona di fuoco visto che Celaena è stata allontanata da Adarlan a mo’ di protezione per quello che le potrebbe succedere visto che il re si è già accorto che qualcuno ha fatto qualcosa che non doveva fare. Naturalmente preferisco parlare in modo criptico più che scrivere spoiler per non causare anticipazioni per colpa della curiosità. La Maas si deve leggere e si deve gustare la sua scrittura viscerale ed emozionante. Per questo ora vi dico, buona lettura io mi fiondo tra le pagine del terzo volume!

giovedì 21 novembre 2019

Il trono di ghiaccio: recensione





Autore: Sarah J. Maas
Editore: Mondadori
Traduzione: Francesca Novajara e Giovanna Scocchera
Genere: Fantasy
Pagine: 462
Anno di pubblicazione: 2016





SINOSSI

Il tempo della magia è finito e sul trono di ghiaccio siede un re malvagio quando un'assassina giunge al castello. Il suo scopo non è uccidere, ma guadagnarsi la libertà. Dovrà sconfiggere ventitré contendenti in una sfida per diventare sicario di corte ed essere così rilasciata dalle terribili miniere di Endovier. Il suo nome è Celaena Sardothien. Presto la sua lotta per la vittoria si trasformerà in una lotta per la sopravvivenza, perché un oscuro pericolo minaccia il suo mondo. A lei il compito di estirparlo prima della distruzione.





RECENSIONE

Con questo libro ho avuto problemi…nel senso che di solito cerco di assaporare ogni pagina assimilandola in modo tranquillo, pacato, con questo fantasy non ce l’ho fatta. L’ho letteralmente divorato! Rallentavo solo perché vedevo che stavo arrivando alla fine e non volevo staccarmi dal ritorno alla vita, se così si può dire, della protagonista. Celaena Sardothien è un’Assassina, ha avuto una vita difficile e dopo la morte dei suoi genitori ha avuto come padre il “re” degli assassini che l’aveva plasmata a suo piacere usandola come arma per i propri interessi. Celaena dopo anni di allenamenti estenuanti, prove estreme, punizioni era diventata bravissima infatti era la più brava tra gli Assassini. Ma evidentemente non era destinata a quella vita con Arobynn per questo fu tradita e mandata a scontare la prigionia a Endovier  un luogo dal quale nessuno usciva vivo. Molti morivano dopo poco tempo, altri impiegavano un po’ di più, Celaena era quasi riuscita a scappare uccidendo molte guardie. Naturalmente questa presa di posizione le costò una dura punizione, ma ormai non contava più anche se le facevano male dentro e fuori. In quella prigionia aveva conosciuto i ribelli che cercavano di ribaltare il trono del re di Adarlan preso con la forza e spargimento di sangue. E chi la viene a liberare dalla sua agonia un bel giorno? Il principe di Adarlan, Dorian Havilliard insieme al capitano delle guardie Chaol Westfall e a un nutrito numero di guardie. La tiravano fuori da lì, lei non credeva a quello che stava succedendo e anziché capirne di più pensava a come scappare e far fuori tutti. Era la sua natura si deve comprendere il suo atteggiamento, anche perché stava per recarsi a Adarlan dove c’era il re malvagio che aveva ucciso tutti quelli che non si erano assoggettati a lui. Aveva fatto sparire la magia e con essa tutti quelli che la praticavano. Se non erano fuggiti erano morti grazie ai suoi roghi. Anche i libri non erano scampati alla purificazione dall’arte magica. Aveva distrutto tutto e regnava su un trono coperto di sangue. Tutti guardavano Celaena con curiosità, paura e nervosismo, non erano tranquilli con un’Assassina anche se ora era pelle e ossa. Se voleva la libertà doveva combattere e vincere per diventare la paladina del re. Avrebbe continuato a fare quello che sapeva fare meglio, ma al servizio del re. Tentennamenti, rifiuti, piani di fuga, tutto questo pensava Celaena mentre era ospite nel castello di pietra parte vecchia che scompariva quasi davanti all’adiacente castello di cristallo. Il re aveva voglie di magnificenza che venivano tutte dimostrate con quello che faceva. Celaena doveva combattere in un torneo tra paladini e tra di essi si nascondeva un bruto che voleva vincere a tutti i costi. O forse chi lo sponsorizzava ambiva alla vittoria con ogni mezzo. Nel frattempo tra allenamenti, giusto riposo, cibo e letture, Celaena viene a scoprire un passaggio misterioso dietro uno splendido arazzo che da una parte la fa rabbrividire e dall’altra la incuriosisce. Non poteva farne parola con nessuno, nemmeno con la principessa di Eyllwe, Nehemia. Grazie a lei e a qualcun altro entra in un mondo che credeva perso per sempre, ma che ancora non comprende appieno e che le fa anche paura. Tra duelli, invidie, amicizie, tiri mancini e letali Celaena vive un’amicizia fatta di alti e bassi con Chaol e un’amicizia troppo ravvicinata con Dorian. Come andrà a finire? Dovete assolutamente leggere il libro perché altrimenti direi troppo e non va bene. La scrittura della Maas è semplice e coinvolge tenendo il lettore incollato alle pagine del libro. Anche se l'ho trovata decisamente più semplice rispetto alla scrittura di Brandon Sanderson. Prima di questo libro avevo letto "Mistborn. L'ultimo impero" (il primo libro della trilogia) e forse mi aspettavo di trovare uno stile di scrittura simile, ma, per ora, si difende bene anche la Maas. Oltre a Celaena io mi sono affezionata a Chaol burbero, severo, ma che nasconde un’anima nobile che non tira fuori facilmente. Forse ci si avvicina al personaggio di Celaena perché cerca la rivalsa da persone che l'hanno tradita e umiliata quindi al momento il lettore si avvicina all'elemento più debole. Ho già iniziato il secondo libro della saga “La corona di mezzanotte”, è più forte di me non riesco a fermarmi devo sapere cosa accadrà! Buona lettura!



P.s. Prima de Il trono di ghiaccio ci sono delle novelle che spiegano gli accadimenti antecedenti il primo libro della saga. Io ho comprato d'impulso questo libro e non sapevo del prequel, ma posso rimediare. Vi scrivo qui quali sono le novelle da leggere prima de "Il trono di ghiaccio" per avere un quadro completo: 
“L'assassina e il signore dei pirati”, “L'assassina e il deserto”, “L'assassina e il male”, “L'assassina e l'impero”, poi raccolte ne “La lama dell'assassina”



L’autore
Sarah J. Maas è nata e cresciuta a New York, ma dopo essersi laureata nel 2008 si è trasferita nel sud della California. Ha avuto sempre una passione smodata per le storie di fate e il folclore, anche se preferirebbe essere quella che fa a pezzi il drago (anziché la damigella in difficoltà). Quando non è impegnata a lavorare, si perde tra le sue passioni: Han Solo, sgargianti smalti per unghie e la danza classica. Ha esordito con Il trono di ghiaccio (Mondadori, 2013), primo romanzo della saga omonima. Ha poi pubblicato molti romanzi tra cui, sempre con Mondadori: La corona di mezzanotte (2016),  La corona di fuoco (2018), Regina di Ombre (2018), La corte di rose e di spine (2019), La corte di nebbia e furia (2019), La corte di ali e rovina (2019).






giovedì 17 ottobre 2019

Mistborn. L'ultimo impero: recensione





Autore: Brandon Sanderson
Editore: Fanucci
Traduzione: Gabriele Giorgi
Genere: Fantasy
Pagine: 696
Anno di pubblicazione: 2009






SINOSSI


In una piantagione fuori dalla capitale Luthadel, gli schiavi skaa sono oppressi come in ogni parte dell'Impero. Uno strano schiavo giunto da poco, con delle cicatrici sulle braccia, una notte uccide da solo il signorotto locale e le sue guardie, liberando poi i suoi compagni. Si tratta di Kelsier, un Mistborn, un uomo dagli straordinari poteri magici. A capo dei più potenti allomanti, dotati di abilità simili alle sue, Kelsier insegue il sogno di porre fine al dominio del despota divino; ma nonostante le capacità dei suoi compagni, il suo scopo sembra irraggiungibile, finché un giorno non incontra Vin, una giovane ladruncola skaa specializzata in truffe a danno dei nobili e dei burocrati dell'Impero. La ragazza è stata provata dalla vita al punto che ha giurato a se stessa che non si fiderà mai più di nessuno. Ma dovrà imparare a credere in Kelsier, se vorrà trovare il modo di dominare i poteri che possiede, e che vanno ben oltre la sua immaginazione...


RECENSIONE


Dalle fiabe e dal genere cavalleresco son stati generati i fantasy che scrittori come Tolkien (che come ha detto Kritsoff è il padre o addirittura il nonno del genere) influenzato lui stesso da George MacDonald, e altri grandi scrittori hanno portato a conoscenza dei comuni lettori! Miti, epica, leggende, fiabe, critica della realtà sotto forma di creazione di mostri, tutto questo e oltre è il fantasy. Non sto parlando di quello semplice, che riduce tutto a un gioco e che rovina questo mondo facendo si che si dimentichino i grandi scrittori del genere perché troppo lunghi o pesanti! Non bastano due nozioni alchemiche per creare un capolavoro,  anche perché quella materia è vasta e se la si vuole affrontare in modo serio si può leggere Fulcanelli, o altri come lui che sicuramente possono spiegare meglio questo argomento. Non si può ridurre la magia ad un divertimento, questa ha un prezzo se viene usata. Per questo motivo anche se si leggerà il solito finale “tutto è bene quel che finisce bene”, quello che non ti lascia l’amaro in bocca (ancora non so come finisce la trilogia di Mistborn), in libri di autori importanti come Sanderson si deve sempre guardare il senso della storia. Importante perché son 13 anni che è sulla cresta dell’onda Mistborn! Già nel primo libro, comunque, ho avuto un “trauma”, ma non perché non rispetta le aspettative.  Ci son rimasta male perché credevo che non potesse succedere ciò che invece è successo. Non posso dire cosa perché quello che sto scrivendo riguarda un personaggio della trilogia. In questa storia il lettore viene a contatto con l’allomanzia che è il potere di bruciare metalli che vengono ingeriti dai Misting e dai Mistborn. Quest’ultimo possiede tutti i metalli e quindi è più potente. Kelsier era un sopravvissuto alle pene più atroci e oltre a bruciare metalli, bruciava di desiderio per comprendere come sconfiggere il potere del Lord Reggente a Luthadel e per questo motivo ideò un piano alquanto pericoloso. Il problema risiedeva nella condizione di schiavitù in cui il Lord Reggente e i nobili delle varie famiglie facevano stare gli skaa. Un sistema gerarchico che non lasciava possibilità di fuga. Le famiglie nobili erano poche e al servizio del Lord Reggente, tutti gli altri erano skaa senza possibilità di riscatto. Trattati male e ritenuti al pari delle cose perché non in grado di pensare, quest’ultimo attributo agli skaa era talmente convincente grazie ai poteri allomantici che tutti i nobili lo pensavano. Esseri inferiori che non pensano, non ragionano, non sono intelligenti, forse non sentono nemmeno nulla, nati solo per essere sfruttati! Ma si ricrederanno quando avranno a che fare con alcuni di loro. A quel punto qualcuno di nobile lignaggio si chiederà perché il Reggente abbia detto una cosa del genere. Il Lord Reggente era un bravo sedatore e se qualcuno riusciva a superare il suo potere, lui risolveva con esecuzioni a caso solo per dare l’esempio e spaventare possibili rivoltosi. Un sistema tirannico che non corrispondeva alle parole usate dal Lord Reggente  sul diario che Vin, una ladra skaa scovata da Kelsier, e Sazed, un terrisiano custode delle religioni, stavano leggendo. E questo sollevava numerosi dubbi! A sentir parlare degli skaa sembra di vedere gli intoccabili, gente fuori casta in India, quelli che sono appunto considerati al pari delle cose! Quindi Sanderson in questa storia denuncia delle condizioni deplorevoli nelle quali versa un popolo soggetto al dispotismo di un unico tiranno che ha al suo fianco delle famiglie che sono costrette dal Lord Reggente a seguirlo! Ma questi despoti non fanno mai i conti con l’intelligenza di certi sfruttati, con la loro dignità, con il loro coraggio, con la loro voglia di libertà. Sanderson ha una scrittura decisamente piacevole che anche se molto descrittiva non è mai pesante. Ricordo che sono 696 pagine e queste passano come se fossero al massimo 200. Non fatevi spaventare perché anche se ha le sembianze di un tomo infinito, terminerà prima che voi possiate pensare alle pagine che mancano. Purtroppo la copertina della Fanucci non rende l’idea della trama. Nello sfondo si vede un pinnacolo di un castello anche se all’interno del libro si parla di palazzi nobili. Effettivamente i protagonisti in copertina sembrano indossare vestiti medievali, ma loro indossano il nebbiomanto. Vin si veste anche con abiti eleganti per partecipare alle feste dei nobili, ma sicuramente non ha l’età riportata in copertina, è più piccola (se ricordo bene ha sedici anni)! Vero è che il libro non lo fa la copertina e la trama perché ho acquistato libri dalla copertina bellissima e dalla trama accattivante che ho regalato ad altri perché erano il contrario di ciò che si leggeva o vedeva all’esterno… io in realtà volevo bruciarli! Ma in questo caso come in molti altri casi, la copertina è un po’ pietosa! La storia invece è decisamente notevole, dev’essere letta assolutamente. Già mi mancano i personaggi, per cui appena finisco altri che sto leggendo riprenderò con Mistborn. Il pozzo dell’ascensione e Mistborn. Il campione delle ere! A presto e nel frattempo buona lettura del primo capitolo della trilogia!




L’autore
Brandon Sanderson, nato nel 1975, è autore del romanzo Elantris, che lo ha rivelato a critica e pubblico come una delle maggiori promesse della letteratura fantasy contemporanea. Professore presso la Brigham Young University, ha terminato la saga de La ruota del tempo di Robert Jordan dopo la prematura scomparsa dell’autore. Con questo Mistborn. L’ultimo impero Fanucci editore inaugura la trilogia di Mistborn, di cui fanno parte anche i due romanzi Il pozzo dell’ascensione (2007) e Il campione delle ere (2008). 




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