martedì 26 febbraio 2019

Intervista a Dario Giardi

                                                 Intervista fatta per www.thrillernord.it




A tu per tu con l’autore



Cosa ha ispirato la stesura di Quarantena Roma? Sei stato influenzato da certe serie tv oppure, visto che studi l’ambiente da vicino, hai una tua idea sull’evoluzione dello sfruttamento terrestre e delle conseguenze gravi in cui si potrebbe incorrere come i protagonisti del romanzo?
Una delle note più caratteristiche del romanzo è la descrizione di una Roma e una società del futuro quanto più verosimile possibile grazie all’aiuto di amici sociologi e urbanisti. Ho cercato, inoltre, di portare la mia esperienza come esperto nel campo ambientale ed energetico per capire quanto e come i cambiamenti climatici potranno influenzare il nostro futuro e quanto gli stessi potrebbero ridisegnare il paesaggio urbano romano. La narrativa contemporanea non si è mai interessata ai cambiamenti climatici che già sconvolgono la vita di milioni di persone. Se ne parla tra esperti o si possono trovare documenti solo in qualche conferenza internazionale o nella saggistica di settore. Fortunatamente almeno la fantascienza, un genere letterario troppo spesso snobbato, si è invece sempre impegnata da decenni a comporre visioni in merito.Ormai la climate fiction, o Cli-Fi, la fantascienza che racconta l’impatto dell’emergenza climatica sulla Terra, è un sottogenere ben radicato e sviluppato. Un aspetto che ho sempre amato della science fiction è proprio quello di parlare del futuro facendoci ragionare sul nostro presente.




Nel libro si può vedere la ritrosia di certi umani a rimanere vicini in eventi catastrofici preferendo prevalere sugli altri per accaparrarsi quante più scorte possibili. Perché ci sono queste reazioni maligne in molti umani rispetto alle sporadiche manifestazioni di bontà, come quella di Simone che si sacrifica per gli altri?
Siamo tutti luce e ombra. Una volta mi capitò, durante una conferenza, di ascoltare il relatore mentre invitava la platea a trovare un termine per identificare il “male”.
Io dissi: la paura.
Ecco, per me è proprio la paura a guidare le nostre azioni più oscure. Può essere la paura di non essere pienamente felici, di non avere abbastanza; la paura di restare soli, di non essere amati… sono poche le persone che hanno il coraggio di illuminare le proprie paure e di dedicarsi davvero all’altro, alla cosa comune, all’ambiente comune. Siamo tutti guidati da interessi egoistici, veniamo bombardati da ideologie, convinzioni e fedi che irrigidiscono i nostri comportamenti invece di aprirci la mente.




Nel misto decisamente riuscito della trama tra vaccini e case farmaceutiche, tra inquinamento elettromagnetico e conquista di un pianeta come probabile rifugio, la disputa storico religiosa che risale ad un segreto nascosto dal Vaticano vuole dare un’impronta di mistero oppure ha un altro significato?
Sono appassionato di archeologia misteriosa ed ho scritto diverse guide turistiche anche sulla Città Eterna, la mia città. Tutte le religioni che conosciamo, anche quella cristiana, sono molto fragili. Basta farsi un giro nei sotterranei di Roma per capire quanto è reale questa fragilità. Un aspetto che mi ha molto colpito e che ho cercato di trasferire, in chiave fantascientifica, nelle pagine del libro. C’è un passaggio chiave tra la città nella luce e la città nell’ombra, un percorso nella storia del culto religioso di Roma che dal politeismo greco ed etrusco arriva al monoteismo cristiano. È un percorso, una testimonianza impressa nelle profondità della città e che si è sedimentata, strato su strato. Una metamorfosi che ha portato i templi pagani a farsi chiese cristiane. Sotto gli altari cristiani sorgono i mitrei. Il rituale a base di pane e vino del mitraismo ricorda chiaramente l’eucaristia, mentre il sacrificio del toro dal quale nasce la vita evoca la crocifissione e la risurrezione. Il 25 dicembre, nascita di Gesù, era il DiesNatalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”) un culto che ebbe origine in Siria e in Egitto e che veniva celebrato nel momento dell’anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio d’inverno. Il “Sole invitto” era anche uno degli appellativi usati per indicare il dio Mitra.
Insomma… tutto quello a cui ci aggrappiamo ha verità e sfumature molteplici. Ogni nostra certezza può essere messa in discussione e nessuno scenario, anche quello che sembra più fantascientifico, può essere escluso.



Nel libro c’è molto presente anche se non si è arrivati ai livelli allarmanti del romanzo, ma quanto è condizionato l’essere umano dalla tecnologia dimenticandosi della natura e delle sue bellezze?
Nel tentativo di superare o di rendere meno insormontabili i limiti posti da condizioni naturali limitate o avverse, l’uomo ha da sempre svolto un’azione trasformatrice e spesso distruttrice, sulla natura. Un impatto sempre più intenso e incisivo, via via che i suoi mezzi tecnici si sono evoluti e perfezionati, finalizzato a rendere il proprio “habitat” più confortevole e al completo servizio dei suoi bisogni, con la controindicazione di aver alterato l’equilibrio tra noi e il Pianeta che ci ospita. Il rischio che le nuove tecnologie vadano a minare ancor di più questo delicato rapporto è molto alto. L’intelligenza artificiale, l’internet delle cose, la blockchain e i big data, possono seriamente rappresentare nuove minacce per noi e per il nostro habitat, ma al tempo stesso sono l’unica strada per coniugare la salvaguardia dell’ambiente con lo sviluppo e il benessere di tutti. Lo sviluppo tecnologico ha apportato indiscutibili vantaggi alla nostra vita, ma per via dell’utilizzo indiscriminato di spazio e risorse, ha originato anche esternalità negative che hanno compromesso la natura e la nostra salute. Dovremmo imparare a usare meglio la tecnologia.



Quanto leggi per alimentare la tua scrittura? Hai un autore preferito e perché è il tuo preferito?
Mi piacciono molto gli scrittori russi e polacchi. Da Lem a Dostoevskij. Tra gli italiani sicuramente il mio preferito è Pavese. In genere non leggo moltissimo, sono sincero, e quando lo faccio pesco sempre tra questi classici. Purtroppo poche “penne” contemporanee riescono a emozionarmi come questi grandi maestri. Le storie che leggo, pubblicate dalla grande editoria, oggi sono molto ripetitive e danno troppo spazio agli autori stranieri. Si guarda più al nome che al contenuto. Eppure ci sono molti giovani scrittori talentuosi che meriterebbero più attenzione. Colgo l’occasione per dirti che sono molto felice di far parte del Collettivo Italiano di Fantascienza, un collettivo di giovani autori di genere. Abbiamo deciso di condividere la passione per la scrittura e la fantascienza, di aiutarci reciprocamente per crescere insieme. Non mi aspettavo di farlo sia come scrittore che come persona. Ho trovato persone eccezionali con un grande talento e idee originali. Sono felice che a breve uscirà la nostra prima antologia di racconti “Atterraggio in Italia”. Sarà pubblicata dalla casa editrice Delos. Credo fermamente in questi progetti. Siamo sempre troppo esterofili, noi italiani, e invece ci sono molte firme “nostrane” che andrebbero valorizzate e conosciute. Abbiamo dovuto aspettare Dan Brown per interessarci a certi monumenti di Roma o di Firenze. Lo trovo incredibile.



Hai mai letto qualche libro di autori nordici? Quale preferisci?
Il porto dei sogni incrociati di Björn Larsson è uno dei miei libri preferiti.
Grazie, Marianna Di Felice

A cura di Marianna Di Felice




Intervista fatta per www.thrillernord.it




Il tempo della vendetta: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it









Autore: Yrsa Sigurðardóttir

Editore: Mondadori
Traduzione: Stefano Massaron
Genere: Thriller
Pagine: 321
Anno di pubblicazione: 2019







Sinossi. Dodici anni dopo l’omicidio di una bambina nel parco giochi di una scuola media di Reykjavík, viene dissotterrata una capsula del tempo, una scatola che contiene lettere scritte dieci anni prima da un gruppo di alunni, ai quali era stato chiesto di immaginare come sarebbe stata l’Islanda nel 2016. Ma tra i messaggi ce n’è uno anonimo che riporta le iniziali di sei persone, sei future vittime di omicidio. Il caso viene assegnato al detective Huldar, che assieme alla collega psicologa Freyja cerca di ricostruire il profilo dell’autore di quelle minacce. Proprio quando l’inchiesta sembra confermare che l’elenco è solo frutto della fervida e innocua immaginazione di un ragazzo, la polizia trova due mani mozzate senza che ci sia la traccia del corpo a cui appartengono. Le indagini conducono all’identificazione della vittima, ma non prima che altre persone, le cui iniziali coincidono con quelle del misterioso messaggio, vengano assassinate. A questo punto, per il detective Huldar e la collega il tempo diventa un fattore determinante: ogni giorno che passa una nuova vittima potrebbe venire associata alle sue iniziali…
“Le seguenti persone moriranno: K, S, BT, JJ, AV e I. Nessuno sentirà la loro mancanza, io meno di tutti. Non vedo l’ora”


Recensione

Esistono capsule o bottiglie che contengono confidenze, sogni, messaggi, ma ne esistono di oscureche fanno venire i brividi perché contengono minacce o avvertimenti.
Doveva essere un gioco che stimolava la fantasia degli scolari sul futuro dell’Islanda, ma se unostudente predice la morte di sei persone e il messaggio viene ritrovato dopo dieci anni nella capsula del tempo, c’è qualcosa che non va e non si tratta di un gioco, come si pensava all’inizio.
Qualcuno aveva annunciato sei dipartite, il 2016 procedeva apparentemente senza morti sospette anche se le iniziali di alcuni nomi o cognomi sono piuttosto comuni nella terra del ghiaccio.
La polizia non sa se prendere sul serio un messaggio del genere perché scritto da qualcuno che a quell’età è in lotta col mondo e forse è in piena crisi giovanile, quindi non si può pretendere di avviare un’indagine sulla base di funeree invenzioni adolescenziali…fino a quando non si fa un macabro ritrovamento allora a quel punto è priorità assoluta trovare l’ideatore del messaggio e capire perché lo ha scritto. Sembra una ricerca facile, ma non lo è per niente perché se non si capisce l’origine si può incorrere in false piste.
Huldar, un capo dipartimento declassato, lo intuisce e quando capisce la gravità inizia la sua lotta contro il tempo. La Sigurdardottir non delude mai, la sua scrittura incolla gli occhi del lettore alle pagine del thriller e quando il ritmo incalza, si rimane totalmente ipnotizzati dalla trama. Attraverso una scrittura tranquilla senza effetti speciali si sbroglia una macchinazione frutto di un atroce dolore che lascia l’amaro in bocca al lettore perché il caso descritto potrebbe far parte della realtà. Un caso che riguarda la morte di una bambina innocente.
Un sistema che nasconde confessioni, ma perché?
Un caso sepolto sotto cumuli di terra grazie a quelli che ne fecero parte, gli stessi che continuano a versare terra sopra fino a formare una montagna, fin troppo visibile, che verrà scoperta. I sospetti iniziano quando i silenzi diventano troppo pressanti.
Huldar infatti si chiede il perché di tanto riserbo, ma non poteva mai sospettare il macabro e sordido mucchio di menzogne che sarebbe riuscito a tirar fuori e che avrebbe investito tutti come se avessero scoperchiato il vaso di Pandora!
Immaginava ci fosse qualcosa sotto, è normale, ma non credeva potesse esserci la malvagità assoluta e un dolore profondo e infinito che porta alla lucida pazzia.
Huldar è un uomo con i suoi alti e bassi, nell’ultimo periodo un po’ troppo bassi, non è preparato a tanta atrocità che potrebbe far scattare in lui una reazione poco consona per il lavoro che fa, ma è un comportamento normale in risposta agli anni in cui l’omicidio di una bambina aveva lasciato domande che erano state soffocate in un oblio impregnato di terrore.
Di questo libro si può parlare solo in questo modo senza svelare più di tanto perché la trama è così lineare, anche se assolutamente accattivante, che se si svelano certi punti luce che partono dalla causa iniziale si potrebbe giungere ad una conclusione troppo in fretta, perdendo così tutta la suspense e le cause che hanno portato al messaggio nella capsula.
La scrittrice rende le immagini decisamente vivide, sembra di vedere intorno al lettore i personaggi che si affaccendano per trovare l’assassino e scoprire la verità. Sembra di esser circondati dalla lucidità e freddezza del ghiaccio, dalla polvere di neve che il vento alza e da una sottile inquietudine che porta alla soluzione del caso.
La bianca terra del ghiaccio si colora di rosso, i lettori saranno pronti a farsi sconvolgere dagli eventi?
Buona lettura!


A cura di
Marianna Di Felice




Yrsa Sigurðardóttir (Scheda Autore)


Yrsa Sigurðardóttir (Reykjavík, 24 agosto 1963) ha iniziato a scrivere nel 1998 ed è considerata una delle migliori autrici contemporanee di thriller. Prima di dedicarsi alla scrittura lavorava come ingegnere civile. Il cacciatore di orfani (Mondadori 2018) ha vinto l’Icelandic Crime Book of the Year Award. Tra gli altri suoi libri editi in Italia: Mi ricordo di te (2012), Cenere (2014), Guardami (2015), tutti editi da Il Saggiatore. Nel 2019 esce per Mondadori Il tempo della vendetta.



Recensione scritta per www.thrillernord.it

giovedì 14 febbraio 2019

La danza dei giganti: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








Prefazione di Cinzia Tani



AutoreFrancesca R. Cicetti

Editore: Augh!
Genere: Thriller
Pagine: 190
Anno di pubblicazione: 2018




Sinossi. Kristjen Dresner non ha i connotati del criminale: colosso gentile e gradevole, lavora in una scuola. Un filmato, registrato su una videocassetta recapitata in commissariato, tuttavia lo inchioda come assassino di Lavinia Swann, popolare archeologa e restauratrice di Tabee Hills.Julian Valentin Picard, dal canto suo, non ha l’aspetto del commissario: rosso e bellicoso come un folletto, analizza la realtà attraverso disegni realizzati di suo pugno. Sarà lui a guidare la squadra delle indagini, procedendo a ritroso per fare chiarezza su un’inquietante serie di omicidi. Gli indizi a disposizione confondono le acque e, per trovare la logica corretta, a Picard non resta che sincronizzarsi sui passi dell’imperscrutrabile gigante.


Recensione


Prima regola. Non parlare con nessuno. Se parli con qualcuno la videocassetta arriva alla Polizia. Seconda regola. Continua a seguire gli ordini e non interrompere la catena. Aspetta mie notizie.
Chi è Julian Valentin Picard?
Un poliziotto?
Un uomo?
O qualcosa di più?
Tutte le cose insieme, ma è anche un artista e figlio d’arte. Per questo ha la testa immersa nei propri pensieri e la matita attaccata a qualsiasi foglio possa trovare in giro. Disegna ciò che vede, i suoi incubi, le sue intuizioni. Avrebbe disegnato anche la faccia dell’assassino se avesse avuto una matita a portata di mano. Nel frattempo segue le indagini a modo suo dimenticandosi spesso le procedure, ma un artista non può rimanere intrappolato nelle regole, le deve rompere per capire cosa gli sfugge e per risolvere i casi. Ebbene a Picard son capitate delle doppie indagini su assassini di persone e di maiali.
Attorno a Picard ci sono persone che non lo sopportano più, come la sua ex moglie che forse ha anche paura di lui; persone che cercano di seguire le sue mosse anche se non lo comprendono abbastanza come Cynthia Cole, il tenente, che ha sempre un nome Navaho per ogni cosa; persone che lo rimbrottano come Elsie Gutierrezl’ispettrice, che sembra una mamma con il commissario quando lo rimprovera perché non si prende cura di se stesso e Jerome il vicino che è sempre a casa del commissario e che gli parla come fa un migliore amico o come un padre, bacchettandolo per ogni suo comportamento. Ma i pensieri di Picard conducono alla sua vita distrutta, fatta a pezzi che non riusciva a riattaccare.
Forse essendo artista dentro non può vivere una vita felice perché hasempre un demone dentro che lo perseguita e lo porta alla sofferenza e a sfogarsi nei suoi scatti di rabbia. Rimanere qualche metro dietro al folle che ha macchinato un sistema di omicidi basato su un gioco lo innervosisce ancora di più perché non è divertente! Il lettore viene invaso dalla collera di Picard e si innervosisce di conseguenza, entra in empatia con il personaggio e si chiede il perché di tutto questo come fa il commissario.
L’inquietudine lo porta a divorare le pagine per capire chi è l’assassino e perché sta facendo quel gioco di morte. Come in un libro di Agatha Christie, qui il terrore viene per posta.
Videocassette di omicidi e biglietti che provocano dapprima ilarità in chi la riceve perché pensano alle solite stupide catene, ma poi il sorriso si trasforma in un ghigno di paura perché le cose scritte si avverano.
Una catena da non spezzare tiene il lettore in agitazione, anche se la suspense viene spezzata dalle raccomandazioni sulla salute del commissario da parte di Gutierrez e l’ironia di Jerome.
Fa bene rompere l’alta tensione che provoca la storia, mnon scompare, anzisale davanti alla figura dell’avversario di Picard che è Kristjen Dresner, un ex militare che porta la scia di profumo delle pulizie con sé.
Picard rimane ipnotizzato da quel profumo che non va via facilmente e che lo sente ancor prima di vedere l’accusato, addirittura lo sente anche quando il colpevole non c’è!
Dresner è davvero un assassino?
Una persona che si porta dietro profumi così delicati può essere un assassino? Scorrendo le pagine il lettore troverà dei contrasti nelle indagini e questo è il bello della trama che fa ragionare e non arriva subito dritta al punto. All’inizio sembra tutto risolto, tutto pronto per accusare il colpevole ma non è così!
Il lettore dovrà arrivare alla fine per capire cosa sta succedendo.
Buona lettura!
A cura di

Marianna Di Felice




Francesca R. Cicetti


Francesca R. Cicetti, nata a Roma nel 1993, è laureata in Scienze Politiche alla luiss “Guido Carli”. Ha pubblicato numerosi racconti con vari editori, ed è stata tra i vincitori di alcuni concorsi letterari, tra cui “Donne che fanno testo” de “Il Messaggero” e “Carabinieri in Giallo”, promosso da Mondadori e l’Arma dei Carabinieri. Nel 2015 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, un’avventura distopica intitolata Truanderie (Edizioni Il Foglio). Dal 2016 scrive e lavora per il teatro.



Recensione scritta per www.thrillernord.it

martedì 5 febbraio 2019

La confraternita della rosa nera: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it









Autore: Riccardo De Palo

Editore: Marsilio
Collana Farfalle
Genere: Giallo
Pagine: 160 nella versione a stampa
Anno di pubblicazione: 2019



Sinossi. Chi ha ucciso la giovane bibliotecaria Anne Rose Werfel, trovata senza vita nel mezzo di un roseto d’alta quota, in un idilliaco borgo delle Dolomiti? Cosa si cela dietro la misteriosa confraternita che organizza giochi di ruolo all’ultimo sangue? A occuparsi del caso viene chiamato l’ispettore capo Lukas Moroder, raro esempio di montanaro che soffre di vertigini e che alterna ciniche battute in ladino alla musica dance del suo omonimo compaesano. Con lui indagano la meticolosa e avvenente poliziotta scelta Helga Schneider, l’impagabile napoletano Ciro Esposito e il più concreto di tutti, il romano Massimo Proietti. Moroder – forte delle sue intuizioni, anche quando tutto lascia presagire il contrario, e costretto ad agire nell’ombra per sventare i traffici di potenti corrotti – trascinerà i suoi collaboratori in rapide (e ripide) incursioni tra le montagne della Val Gardena e a Innsbruck, e li costringerà a intraprendere missioni in incognito in Baviera, tra i misteri di Vienna e sulle vette della Foresta Nera. L’ispettore capo è pronto a tutto, pur di svelare le trame di un complotto populista vasto e ramificato, che punta al dominio del mondo intero.


Recensione

Ugiallo dal retrogusto noir con contorni thriller, è quello che il lettore potrà trovare leggendo “La confraternita della rosa nera”.  La scena si apre con un crimine, raccontato, con dovizia di particolari, avvenuto in un posto paradisiaco come i luoghi dell’Alto Adige, ma anche questi luoghi possono essere sconvolti dalla mano dell’uomo.  
L’ispettore Moroder e i suoi colleghi cercano di scoprire chi è la vittima , seguendo piste che vanno a finire in una misteriosa confraternita. Una settasi direbbe, e qui la lettura si colora di nero,  perché la strada per capire cos’è successo ad Anne Rose, la vittima, si fa misteriosa e pericolosa. Dopo le prime indagini, il lettore viene catturato dalla suspense che inizia a farsi spazio tra le pagine del romanzo e che rende decisamente curiosi di capire cosa ci sia sotto, quali sono i segreti da scoprire attraverso le notizie realtive all’occulta confraternita legata alle rose.
Ad un certo punto, il lettore inizia a seguire il filo che collega delle rose famose a piani mefistofelici messi in pratica in luoghi situati tra bellissimi panorami e sentieri escursionistici e si addentra nei meandri di posti che hanno un significato storico e arcano scelti da chi ha sete di potere e si fa chiamare come il famoso filosofo Heidegger. Storiaartefilosofia legate a giochi di ruolo sanguinari. La manipolazione di soggetti deboli può essere fatale!
L’ispettore Moroder grazie alla descrizione dell’autore sembra essere una persona reale che si presenta al lettore nel suo quotidiano, tra i suoi brutti ricordi di cui non parla e se deve farlo lo fa a fatica, i suoi dubbi e i suoi ragionamenti. Non è costruito, non è un super uomo, ma un normale essere umano con i suoi difetti, con un passato doloroso e con una bravura nel seguire le indagini degne di un segugio! Cercherà di seguire la pista che ha fiutato tenendo lontano quelli che vogliono ostacolarlo.  
Uomini influenti non vogliono che l’ispettore possa scoprire una realtà nascosta infiltrata nella società e ben radicata fino ai massimi livelli. Posti fiabeschi contaminati da giochi oscuri comandati da persone che indossano tuniche che seguono riti antichi per raggiungere il potere.
Tra profumi di bosco e di strudel, l’ispettore Moroder deve risolvere enigmi lasciati da Anne Rose per far scoprire la verità.
Chi c’è sotto le tuniche illuminate dalla luce della luna in un punto di Plan de Corones?
Frasi ambigue da decifrare, codici di sicurezza da violare, trappole da evitare e colleghi austriaci da tenere a bada…ce la farà la squadra di Lukas Moroder a risolvere l’intricato caso?
Buona lettura!

A cura di
Marianna Di Felice



Riccardo De Palo


Riccardo De Palo, (Livorno, 1964), giornalista professionista dal 1992, si occupa attualmente di cultura per Il Messaggero. Nel 2012 ha pubblicato “Il ritratto di Venere”, romanzo biografico dedicato a Diego Velázquez.



Recensione scritta per www.thrillernord.it

 


Per Francesco, che illumina la notte: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








Autore: Elsa Flacco

Editore: Oakmond Publishing
Genere: romanzo storico
Pagine: 315
Anno di pubblicazione: 2017



Sinossi. Assisi, Ottobre 1224. I frati Tommaso da Celano e Giacomo da Bevagna tornano dopo tre anni di missione in Germania per rivedere Fancesco, già molto malato. Dopo un viaggio in Abruzzo alla ricerca delle proprie radici, Tommaso vivrà un periodo cruciale della sua esistenza, due anni in cui starà accanto a Francesco fino alla sua morte e incontrerà Jacopa dei Settesoli, origine di una passione proibita e sconvolgente. La morte del Santo segnerà l’inizio di una storia fatta d’intrighi e tradimenti, inganni e violenze senza esclusione di colpi, in un conflitto che vedrà protagonisti, accanto e al di sopra dei francescani in lotta, tre papi e un imperatore: Federico II, l’unico in grado di cambiare la visione del mondo del mite e colto frate Tommaso. Tra fughe negli eremi dell’Appennino e viaggi in Oriente, alle prese con politici corrotti e segreti inconfessabili, erboristi e alchimisti, artisti e letterati, i due discepoli Leone e Elia si ritroveranno dapprima alleati contro i chierici dotti, poi avversari irriducibili, fino alla scelta sorprendente di Elia, solo contro tutti. Diviso tra opere intellettuali e impegno militante, Tommaso capirà alla fine che il bene e il male spesso si confondono, non solo nella mente dei semplici. Sa di aver sbagliato tutto e per rimediare, almeno in parte, scrive. Donando ai posteri la propria testimonianza.


Recensione

Non è semplice trovare, tra gli innumerevoli libri pubblicati, un romanzo storico che emoziona il lettore dall’inizio alla fine. Questo è uno di quei pochi che fa inumidire gli occhi mentre si scorrono le pagine.
Tra il carisma di San Francesco e la scorrevole e metodica scrittura dell’autrice il lettore rimane estasiato. Si narra del Santo d’Italia e dei suoi seguaci, della comunità francescana e di come si viveva in armonia con uomini e natura quando Francesco era ancora vivo. Evidentemente la vita del santo spaventava chi mirava solo a diventare qualcuno e ad accumulare ricchezze anche se le comunità religiose non avrebbero dovuto maneggiare soldi.
La corruzione dell’anima era sempre presente e Francesco ammoniva i suoi fratelli affinché pregassero, facessero penitenze e predicassero in giro la loro Regola. Ma, come al solito, ciò che è buono intimorisce chi non vuole seguire la verità per questo la Regola fu cambiata con grande rammarico del santo. Il problema è che il potere spirituale non seguiva i dettami divini e si mischiava al potere temporale che doveva esser materia di imperatori, re e signori.
Il Papa doveva occuparsi del suo grande gregge, però coloro che si avvicendavano sul soglio pontificio non erano uomini penitenti votati a Dio, al contrario erano attaccati ai beni materiali, al potere e di questo si accorsero i frati vicini a Francesco quelli che mantennero una posizione vicina al santo senza farsi corrompere. Tra questi c’era Tommaso da Celano, un frate originario della terra d’Abruzzo e che scrisse più d’una Vitae su Francesco d’Assisi.
L’autrice attraverso la visione di vari documenti ha ricostruito il periodo storico di Tommaso e dei suoi fratelli riempiendo i vuoti con creatività, ma rimanendo vicina alla realtà dei fatti. Quando si legge di Francesco sembra che il cuore si riempia di commozione e di tranquillità per poi passare alla tristezza intuendo l’impossibilità dei frati, anche se alcuni provavano senza sosta, a contrastare l’arroganza di chi voleva cambiare tutto l’insegnamento del santo, per arrivare alla rabbia verso un sistema di potere che annienta chi fa del bene attraverso malignità dette di proposito per sconfiggere in questo modo chi è nel giusto.
Anche una figura forte come Federico II, che voleva la pace e riusciva ad accordarsi pacificamente con re di altre religioni, crolla davanti al muro impietoso innalzato dal Papa e da quelli che avevano preso la via spirituale come una via per fare successo e non per predicare e pensare ai fedeli.
Questo romanzo suscita decisamente tante sensazioni, ripercorre un pezzo della vita di San Francesco tra luoghi stupendi, dà luce al frate che veniva da Celano, biografo del santo, creando un viaggio immaginario in Abruzzo contornato da descrizioni bellissime del posto, narra della costruzione della basilica di Assisi che Elia frate successore del santo seguiva, incanta con una scrittura sapiententemente comprovata da testimonianze storiche, incuriosisce con vari intrighi e segreti alchemici e accresce la conoscenza portando il lettore vicino ai protagonisti, come se seguisse i loro pellegrinaggi, e ad una figura poco conosciuta come Tommaso.


A cura di

Marianna Di Felice



Elsa Flacco


Elsa è nata a Guardiagrele, alle pendici della Maiella, nel 1968 e insegna da più di vent’anni Italiano, Latino e Storia nel liceo scientifico. Dopo molti anni dedicati alla produzione saggistica di argomento letterario e storico, si è scoperta una vocazione narrativa: nel 2016 ha pubblicato il suo primo lavoro di letteratura creativa, il testo teatrale Un palmo e mezzo sotto la terra. Una storia di briganti, di violenza e umanità (Editrice SIGRAF, Pescara), da cui è stato tratto lo spettacolo Chi vive? rappresentato con successo nell’estate 2016. Il libro ha ottenuto la menzione di merito nell’edizione 2016 del Premio internazionale Salvatore Quasimodo, nella sezione “Testo teatrale”. È autrice con Lucio Taraborrelli di Le Storie del Borgo. Sei protagonisti raccontano Guardiagrele, Pescara, Sigraf, 2017. Nel giugno 2017 ha curato il riadattamento del libretto di Charles-Ferdinand Ramuz per l’Histoire du Soldat di Igor Stravinskij, che andrà in scena nell’estate 2017 con la direzione del M° Maurizio Colasanti. Sposata, due figlie, ama i libri, la buona musica, la bicicletta e il proprio lavoro. Ricopre ruoli in diverse associazioni e collabora all’organizzazione di eventi culturali e artistici sul territorio. Ha pubblicato su periodici e riviste (Rivista Abruzzese, D’Abruzzo, ABC-Abruzzo Beni Culturali, Abruzzo NAIF, Terra e gente, AElion) articoli riguardanti il patrimonio storico-culturale dell’Abruzzo. È coautrice delle guide turistiche di Guardiagrele (Carsa Edizioni 2000 e ZIP Edizioni 2006) e Rapino (Carsa Edizioni 2003) e di saggi in volumi collettivi, tra i quali:
Giubileo tra fede e arte, Lanciano, Edizioni Itinerari, 1999;
“Gli animali nell’immaginario popolare e nelle manifestazioni rituali”, in Popoli e riti. Aspetti della religiosità popolare nell’entroterra abruzzese, Raiano, Amaltea Edizioni 2000;
Il Parco Nazionale della Majella, Pescara, Carsa Edizioni 2003;
Gente d’Abruzzo – Dizionario biografico degli Abruzzesi, Castelli, Andromeda Editrice 2006;
Moduli di letteratura regionale abruzzese, Lanciano, Editrice Carabba 2007-2010;
Incontrarsi a Scanno. Conversazioni di scienza e di storia, a cura di Francesco Sabatini, GSE Edizioni 2010;
Abruzzo 1861. Gli scrittori abruzzesi e l’Unità d’Italia, Lanciano, Carabba 2012;
San Nicola Greco. Un ponte fra Oriente e Occidente, Atti del convegno, Guardiagrele, 2012.
Con la Oakmond publishing pubblica il suo primo romanzo: Per Francesco che illumina la notte. Il romanzo ha ricevuto la segnalazione d’Onore al XXXV Premio Firenze nella sezione “Narrativa edita” 2017.


Recensione scritta per www.thrillernord.it

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