lunedì 17 dicembre 2018

La voce della pietra: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








AutoreSilvio Raffo

Editore: Elliot
Genere: Thriller
Pagine: 160
Anno di pubblicazione: 2018






Sinossi. Nella lugubre solitudine di un’antica dimora di campagna il giovane Jakob, che dalla morte della madre si rifiuta di parlare e affida a un diario i suoi tenebrosi pensieri, ascolta una voce ultraterrena che sussurra arcani messaggi dal grembo della pietra. Verena, l’indifesa infermiera sensitiva che arriva alla villa per prendersi cura di lui, orfana anch’essa e anch’essa priva di una sicura identità, cade vittima dello stesso incantesimo maligno. Che cosa vogliono i morti dai vivi? Qual è la vera misura del loro potere?


Recensione

Dalla prima all’ultima pagina de La voce della pietra, il lettore sente l’aria tenebrosa che aleggia sul romanzo. Non riesce a identificare bene cosa c’è intorno, chi controlla la mente dei due personaggi principali, Jakob e Verena. La pietra parla, suggerisce e rompe il silenzio che aleggia attorno a Jakob.
La pietra fa sentire cose lontane e riesce a vedere cose che rimarrebbero nascoste.
Ma è davvero la pietra della casa delle statue a parlare?
O qualcosa di etereo e indefinito?
Il Serpente ha degli incubi che anticipano dei fatti reali, la Colomba sembra suggerire dei comportamenti e la Guardiana dipinge e pensa ai colori dell’India. C’è un contrasto pazzesco tra il lugubre che si avverte mentre si entra nella casa, che il lettore immagina come se le mura fossero prigioniere di un grigiore tra mille pulviscoli che si alzano al passaggio di qualcuno come a formare una sorta di nebbia all’interno, e i colori sgargianti dell’India legata alla zia di Jakob dove tornava volentieri anche per allontanarsi da quella pesantezza di colori smunti che formavano la vita con il nipote. Il padre di Jakob era andato via e aveva lasciato in regalo alla tenuta le statue che erano ormai corrose dal tempo e aggiungevano un tocco funereo alla residenza.
Il lettore mentre scorre le pagine sente il dolore che poteva provare un ragazzino orfano circondato da grandi che avevano perso le speranze su di lui, la sua affabilità per riuscire a raggiungere il piano prefissato e la pesantezza che quella casa trasmette.
Il silenzio di Jakob è assordante ed è un grido racchiuso tra le pagine di quaderni che riempie quando si siede alla scrivania nella sua stanza. La musica era l’unico momento di voce che usciva dal suo essere artista. L’arte è una caratteristica di alcuni componenti di quella famiglia.
Il romanzo contiene la suspense di un thiller ma ha le note di un noir e un gotico perché racchiude una base romantica, per l’amore e la sofferenza che viene espressa tra silenzi e parole e l’orrore che si prova in determinate situazioni poco chiare o improvvise, che fa drizzare i capelli al lettore. Notevole è la passione, tra inquietudine e dubbi, che questo romanzo fa nascere nel lettore soprattutto perché non usa tante pagine per raccontare i fatti e impiega un linguaggio decisamente piacevole, frutto di parole forbite, eleganti e chiare. Mentre si scorrono le pagine del libro il lettore realizza delle immagini mentali in bianco e nero, o con colori smorzati che meglio si addicono alle scene lette.
Cosa c’è in quella tenuta che chiama Verena a gran voce e le ricorda il suo passato doloroso, che suggerisce a Jakob parole segrete che lui trascrive febbrilmente sul diario?
Cosa vuole ottenere da un’infermiera e da un ragazzino?
Il lettore rimane affascinato dal romanzo perché scopre che tra le sue pagine la presenza è più viva che mai.



Silvio Raffo


Silvio Raffo romanziere, saggista e poeta. Ha tradotto tra gli altri Emily Dickinson, Dorothy Parker, Philip Larkin. Tra le sue raccolte di poesia Lampi della visione (Premio Gozzano 1988), L’equilibrio terrestre (Premio Città di Cariati 1991), Al fantastico abisso (Premio Val di Comino 2012). Tra i suoi romanzi, ricordiamo Lo specchio attento (1987) e Il lago delle sfingi (1990), Giallo matrigna (2011) e La sposa della morte (2013). La voce della pietra, uscito per la prima volta nel 1996, è stato finalista al Premio Strega nel 1997. Nel 2017 ne è stata tratta una versione cinematografica (Voice from the Stone) con Emilia Clarke.

A cura di Marianna di Felice 



Recensione scritta per www.thirllernord.it

sabato 1 dicembre 2018

Il settimo peccato: recensione




Il settimo peccato


Autore: Carlo A. Martigli
Editore: Mondadori
Genere: Giallo storico
Pagine: 288
Anno di Pubblicazione: 2018


Sinossi:
E se il pittore Bosch fosse stato uno stregone che parlava delle opere di Dio per confondermi? Se, per assurdo, Isabella fosse stata sua complice, e non una vittima dei suoi incantamenti? E se io stesso fossi stato preda di qualche sostanza che mi rendeva schiavo delle sue azioni? Siamo all'inizio del Cinquecento e Giovanni Ciocchi, ai tempi in cui narra questa storia, è ancora molto lontano dal giorno del 1550 in cui verrà eletto papa e prenderà il nome di Giulio III. Ha poco più di quindici anni ed è in viaggio verso Venezia insieme all'inquisitore francescano Martino da Barga, suo mentore e maestro di vita. Magister e apprendista sono convocati nella Serenissima per partecipare al processo inquisitorio contro il pittore Hieronymus Bosch, accusato di eresia e blasfemia per aver dipinto un Cristo in croce con le fattezze femminili. Mentre Giovanni e Martino fanno la conoscenza dell'eccentrico pittore, della sua singolare visione del mondo e del suo stile di vita dissoluto, con l'intento di difenderlo dalla gravissima accusa che pende sul suo capo, nelle calli cominciano a verificarsi dei macabri delitti. Uno dopo l'altro vengono ritrovati sei cadaveri, su ognuno dei quali l'assassino si è divertito a lasciare segnali da decifrare: monete incastrate nei bulbi oculari, frutti e salsicce deposti accanto ai corpi, e soprattutto piume d'uccello, piume che spuntano dalle tasche, dai corsetti, dalle bocche delle vittime, come firme lasciate da un autore a margine delle proprie opere. Tutta la città conta sul fiuto del magister, noto anche come investigatore ed esperto di cause di morte, per interpretare le tracce seminate dall'omicida e fare luce sull'enigma. Naturalmente, il principale indiziato è proprio il blasfemo e impopolare Hieronymus Bosch.



Recensione:
L’ottavo peccato capitale è la vendetta come si leggerà nel romanzo, il nono è aver letto questo libro mentre leggevo altri libri e quindi aver costretto ad una attesa forzata la recensione dello stesso e il decimo peccato è che il romanzo purtroppo è ultimato. Come sempre Martigli ha una scrittura ricercata derivante dalla sua notevole cultura, per descrivere al lettore i fatti storici e come sempre chi legge rimane estasiato da tale scrittura. Senza orpelli che possano appesantire la trama , la descrizione dei luoghi è viva e sembra di starci dentro. Sembra di camminare a fianco del magister Martino e di visitare la Venezia del ‘500. Per questo motivo quando leggevo la descrizione di alcuni posti della città andavo ricercando dove fossero attraverso il web, per vedere se ero passata di lì le due volte che son stata a Venezia o se dovevo appuntarmi di passarci la prossima volta. Quando si procede nella lettura de Il settimo peccato, sembra di sporcarsi le scarpe nel fango o sentire lo scalpiccio che le suole provocano sulla ghiaia, sembra di passare tra le calli mentre le maschere sfilano una dietro l’altra riunendosi nelle piazze o nei palazzi signorili per partecipare alle feste o nei casini popolari. Durante il carnevale di Venezia un efferato assassino decide di colpire e lo fa in un modo particolare. Ricchi ornamenti, preziosi pizzi, ricami pregiati, stoffe costose, maschere più umili e baùte varie correvano per la città peccando a destra e a manca. Si poteva peccare ancora in quei giorni prima della Pasqua…come se in quella città servisse il carnevale per peccare!


…Venezia stessa era una maschera. Che copriva le difficoltà di un’esistenza sempre all’erta, tra lotte intestine e nemici alle porte, e l’ansia di attendere òe navi da cui dipendeva la vita della città e dei suoi abitanti…


In mezzo a questo caos colorato scorreva il sangue delle vittime del seriale, come si direbbe oggi, che continuava ad uccidere indifferente alle indagini e sicuro di non esser scoperto e lasciava indizi per far capire di quale peccato si era macchiata la vittima. Al magister Martino che era a Venezia insieme al suo aiutante Giovanni Ciocchi, era stato chiesto di indagare, ma lui era lì per difendere l’arte del pittore fiammingo Bosch dagli attacchi velenosi dell’inquisitore Jean de Longueville. Non c’era ponderatezza nelle esternazioni dell’inquisitore, lui voleva giungere alla conclusione del processo senza tener conto di nulla se non delle sue convinzioni. Insidia, infamia, invidia, prepotenza, affari, politica, peccati, omicidi, onestà, intelligenza. Queste parole riassumono il comportamento dell’epoca (che non è tanto cambiato ad oggi) e possono spiegarsi in questo modo: esseri infidi ai quali interessa solo il loro valore (che si son dati essi stessi e quindi potrebbero essere dei narcisisti) portano avanti calunnie che giustificano la loro linea di pensiero (che non è aperta a nessuna divagazione reale che possa derivare da un’investigazione) infamando l’indagato in modo presuntuoso senza ammettere ribattimenti, anzi, portando prove ricavate con la forza o con il soldo quindi in modo disonesto giustificando giochi di potere e invidia da parte di rivali e così peccando ma sempre in nome di Dio. Dall’altra parte l’intelligenza verifica la veridicità degli atti e cerca di far emergere la verità. Durante il periodo veneziano di rinascimento artistico e culturale un pittore fiammingo, Hieronymus Bosch, fu accusato di blasfemia per aver usato la sua particolare licenza pittorica nel dipingere un Cristo sulla croce, ma la sua accusa aumentò dal momento in cui fu preso come capro espiatorio da chi voleva chiudere in fretta il processo perché credeva di aver ragione. Frate Martino con pazienza e sapienza porta avanti la difesa, ma viene fuorviato dal suo pensiero rischiando…Mi fermo qui perché altrimenti si capisce troppo e il lettore deve capire quello che succede attraverso la lettura del libro non della recensione. Nel romanzo la penna di Giulio III, che all’epoca dei fatti era Giovanni Ciocchi destinato a diventare un legale che si ritrovò ecclesiastico, descrive gli accadimenti. Scorrendo le pagine del romanzo sembra che il lettore abbia trovato, magari in un vecchio baule, un diario antico e prezioso nel quale sono appuntati fatti, indagini, massime di un magister dalla brillante intelligenza e curiosità di un breve periodo del ‘500 a Venezia dove i peccati erano all’ordine del giorno, ma durante il carnevale si intensificavano e dove un assassino girava tra le calli destando paura negli occhi della gente. Buona lettura!


L’autore:
Carlo A. Martigli a Livorno compie gli studi classici e a Pisa si laurea in Filosofia del Diritto. Inizia a lavorare  al Tirreno di Livorno, come giornalista e collabora con riviste specializzate per conto dell’Istituto di Filosofia del Diritto di Pisa. Abbandonata la carriera universitaria, si impiega in banca e raggiunge ottimi risultati presso banche nazionali ed estere. Frequenta un master all’Università Bocconi. Con Spazio Teatro di Livorno vince il primo premio come migliore attore non protagonista al Festival del Teatro di Pesaro con la Donna di Garbo di Goldoni.
La sua carriera di scrittore inizia nel 1995 con la pubblicazione del suo primo libro, Duelli Castelli e Gemelli, favole in rima, realizzato con Emanuele Luzzati. Ha un grande successo di critica e pubblico e il libro è stato rieditato nel 2007. Nel 1998 lavora insieme ad Ambra Orfei, curando la sceneggiatura di uno spettacolo circense intitolato La Principessa delle Stelle.
Per alcuni anni ha creato e gestito una rubrica su Internet su La Repubblica-Il Lavoro e ha collaborato con altre testate del gruppo Riffeser Monti e Rusconi. Formatore e docente in comunicazione e marketing, ha al suo attivo vari corsi di scrittura creativa, tra cui uno all’Accademia Culturale del Comune di Rapallo, giunto già alla sua seconda edizione. Come art director, ha realizzato una campagna pubblicitaria in Campania per la raccolta differenziata.
La Banca Carige, per il terzo anno di seguito, gli ha commissionato un libro e un cd per illustrare ai ragazzi il mondo del risparmio.
Il libro grazie al quale conosce il successo si intitola 999. L'ultimo custode, ed è pubblicato da Castelvecchi. Questo thriller storico vende più di 100.000 copie in Italia, e successivamente esce in 16 Paesi.
Nel gennaio 2012 esce per i tipi Longanesi L'eretico, mentre è di Mondadori 2016 La follia di Adolfo, dove il protagonista del romanzo porta il suo stesso nome e L'Apprendisata di Michelangelo, 2017, con protagonista un giovane che vuole diventare pittore. Nel 2018 esce per Mondadori La custode di Leonardo e Il settimo peccato.




Marianna Di Felice

lunedì 26 novembre 2018

La ragazza dell'isola: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








Autore: Ann Cleeves
Editore: Newton Compton
Traduzione: Serena Tardioli
Genere: Thriller
Pagine: 330
Anno di pubblicazione: 2018




Sinossi. L’ispettore Jimmy Perez è appena sbarcato con la fidanzata Fran nella remota isola di Fair, il luogo in cui è nato, ed è impaziente di farle conoscere i suoi genitori. Seppure poco conosciuta, l’isola è una delle mete predilette degli appassionati di birdwatching, che possono osservare uccelli rari nel loro ambiente naturale. L’antico faro è diventato così il luogo di incontro principale per tutti coloro che praticano questo passatempo. Quando proprio in questo osservatorio viene rinvenuto il cadavere di una donna, Jimmy si ritroverà coinvolto in un caso insidioso. La vittima, infatti, è una nota esponente della comunità scientifica locale e il suo assassinio non manca di impressionare i riservati abitanti dell’isola. A complicare le cose ci sono la tecnologia praticamente inutilizzabile e i trasporti bloccati per via del maltempo: l’assassino si trova ancora sul luogo del delitto. Nel corso delle indagini, il detective Perez scoprirà che a volte, nonostante le apparenze, la verità può nascondersi nei posti più impensabili.


Recensione
Immaginate un’isola bagnata dagli spruzzi delle alte onde, dove il vento soffia da tutte le direzioni facendo danzare le piccole gocce salate, dove la natura si esprime in modo libero incantando le persone che vi fanno visita per osservare specie di uccelli rari, o comuni, sguazzare nell’acqua o eseguire voli acrobatici.
Immaginate un’isola dove gli abitanti sembrano usciti dal passato impegnati con i loro lavori casalinghi o comunitari, dove gli isolani si conoscono tutti e non conoscono la frenesia e il caos della città. Persone decisamente diverse dai cittadini. Immaginate la loro paura e il loro stupore quando la routine isolana viene spezzata da uno spietato assassino che turba le vite degli abitanti e dei turisti facendo affiorare molti segreti.
La distanza dalla terraferma non tiene lontano le negatività che alcuni esseri umani si portano dietro da anni.
E come potrebbe?
La negatività è ovunque e una ricercatrice l’ha portata sull’isola di Fair!
L’ossessione di primeggiare su tutti nasconde una sorta di solitudine e soprattutto la consapevolezza della persona di non essere chi dice di essere! Primeggiare con dei trucchi meschini solo per essere ammirati e desiderati implica reazioni vendicative da parte di persone che son state trascinate nell’ombra per diversi anni.
Qualcuno sull’isola dovrà fare i conti con chi è stato calpestato per ottenere la fama. La scrittura di Ann Cleeves è decisamente piacevole e intrigante, descrive i particolari e i contorni della vita isolana senza annoiare il lettore, anzi, lo incuriosisce sempre di più mano a mano che si va avanti nella lettura e alla fine lo fa emozionare seguendo le vicende e l’umore del personaggio principale che indaga sui delitti.
L’ispettore Jimmy Perez è un uomo prima di essere un poliziotto, ed è una persona empatica, per questo riesce a percepire gli stati d’animo, i silenzi degli altri riuscendo ad investigare al meglio. Ma stavolta è preoccupato per qualcuno che non vorrebbe far stare in mezzo alle indagini, purtroppo però deve chiudere un occhio viste le condizioni meteo avverse che non fanno arrivare aiuti a supporto sull’isola. Sono in pochi e devono cavarsela con le proprie forze. Era felice, Jimmy Perez, ma poi qualcosa lo fa diventare un guscio vuoto, freddo.
Qui il lettore si emoziona entrando in empatia con il personaggio che, tornato nella sua terra natale per fare un annuncio, si trova in quella che ora gli sembra una terra sconosciuta, arida, nemica dove non vorrebbe stare.
Ma ciò che è appena passato è come se fosse ancora presente e lo sarà ancora per molto tempo dopo che la madre dell’ispettore gli mostra un desiderio scritto con il carboncino su un foglio da disegno… Non si può dire di più perché la trama si svela solo leggendo il libro quindi buona lettura!



Ann Cleeves (Scheda Autore)

Ann Cleeves vive nel West Yorkshire con il marito e i due figli. Come membro della Murder Squad, Ann collabora con altri scrittori per promuovere la crime fiction. È autrice di moltissimi thriller e del ciclo di romanzi incentrati sulle indagini dell’ispettore Perez (la Newton Comtpon ha pubblicato in Italia La maledizione del corvo nero Gli occhi della notte), a cui è ispirata la serie TV Shetland. Ha vinto il prestigioso Premio Duncan Lawrie Dagger come miglior thriller dell’anno.
A cura di Marianna Di Felice



Recensione scritta per www.thrillernord.it





martedì 13 novembre 2018

Sei ancora qui: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it









Autore: Daniel Waters

Editore: Sperling & Kupfer
Traduzione: Chiara Brovelli
Genere: Thriller
Pagine: 315
Anno di pubblicazione: 2018






Sinossi. Veronica Calder, sedici anni, non ha sempre paura dei fantasmi. A volte quasi non le importa di vederli ovunque attorno a sé. Fanno parte della sua vita ormai, non può evitarli. Eppure, ci sono giorni in cui farebbe volentieri a meno di incontrare l’inquietante signora all’angolo di Case Street, o di dividere lo specchio con lo sconosciuto ragazzo biondo apparso come se niente fosse alle sue spalle. Ma è così dall’Evento, ovvero dal cataclisma che ha messo fine alla vita di milioni di persone. Da allora gli spiriti delle vittime sono dappertutto, abitano le città in un’insolita e quotidiana convivenza con i sopravvissuti. Per alcuni, la loro presenza è a tratti persino confortante, un modo come un altro per avere i propri cari ancora accanto a sé. Veronica preferirebbe che quelle anime potessero riposare, ma in fondo, anche per lei, vedere suo padre ogni mattina, seduto al solito posto in cucina, a leggere il giornale, è meglio di non vederlo affatto. C’è qualcuno, però, che ancora non si è arreso a questa nuova realtà. Qualcuno che, distrutto dal dolore, ha deciso di mettere in atto un piano tanto ambizioso quanto terribile. Un piano che soltanto Veronica può fermare.

Recensione

Immaginate di svegliarvi una mattina e avere intorno più persone, persone che non riconoscete perché non le avete mai conosciute; penserete che forse sono dei turisti o persone care perse da tanto tempo o da poco. Poi, guardando meglio vi accorgete che alcune non vestono in modo moderno, ma anni Cinquanta oSessanta o Settanta.
E facendo correre lo sguardo intorno a voi notate che tutto è più grigio e che queste persone non sono affatto persone perché le persone non svaniscono come se fossero fumo. Allora vi domanderete cosa sia successo e perché persone morte sono intorno a voi e soprattutto vi domanderete perché le vedete!
Di solito capita a pochi fortunati, se lo sono davvero, di vedere e parlare con i morti; non possono farlo tutti. Ma dopo l’Evento, una forte esplosione che ha causato migliaia di morti sì, tutti vedono i cari persi o persone che sono di epoche passate, forse perché il velo tra il nostro mondo e il loro mondo si è assottigliato.
Discorso delicato quello sulla morte e sull’aldilà perché molti non credono, pensando siano solo immagini di ricordi o allucinazioni, perché non vogliono soffrire più di quello che hanno sofferto, o semplicemente perché non ritengono possa accadere nulla di simile; altri hanno paura e alzano un muro, con la speranza di non vederli più; altri ancora sono affascinati e desiderano capire perché i cosiddetti fantasmi esistono e vagano nel nostro mondo.
Sono legati ai ricordi dei vivi che trattengono un pezzo di quello che era la persona persa? Oppure si tratta di un’altra dimensione con la quale si può interagire dopo un grande squarcio all’equilibrio della vita causato da un evento di proporzioni disastrose?
Ma cosa sono? Redivivi?
Ma in quel caso tornerebbero in vita e potrebbero toccare ed essere toccati, e riuscirebbero a distorcere la normale quotidianetà in modo palpabile. Zombi?
Ma avrebbero le caratteristiche di un morto vivente che si trascina provocando solo terrore. Allora cosa sono?
Presenze eteree che comunicano senza parlare perché non possono farlo. Ma si devono osservare bene perché vogliono dire qualcosa che salverà da un pericolo imminente chi comprende il loro linguaggio fatto di sguardi o comportamenti diversi dal solito. Sei ancora qui è un thriller con note soprannaturali decisamente coinvolgente, che emoziona soprattutto menti empatiche che si identificano in situazioni simili.
Commuove nella descrizione di presenze che volevano continuare a vivere ma che sono state travolte da tremendi accadimenti che hanno troncato la loro vita.
Il lettore è completamente attratto dalle pagine del libro che lo proiettano in mezzo ai protagonisti riuscendo a vedere i personaggi descritti come se fosse lì con loro, facendolo rabbrividire quando le presenze cercano di far capire cosa hanno da dire fissando la protagonistaperché è come se fissassero il lettore!
VeronicaKirk e Janine, tre tipologie di ragazzi che si incontrerebbero anche nella realtà, ognuno con una diversa reazione al fenomeno che sta sconvolgendo la città.
I personaggi sono mossi in modo perfetto e trascinano il lettore nella storia.
Un oscuro segreto si nasconde dietro una faccia amica e alcune presenze cercano di avvisare i vivi del pericolo!
Riusciranno a bloccare la morte?
Buona lettura!



Daniel Waters


Daniel Waters ha scritto diversi libri per ragazzi. Attualmente vive con la famiglia in Connecticut.

A cura di Marianna Di Felice







Recensione scritta per www.thrillernord.it

mercoledì 31 ottobre 2018

Letture di Halloween




Suggerimenti di lettura per Halloween



Tutti i racconti del mistero, dell'incubo e del terrore
Edgar Allan Poe

"Non c'è racconto degno di questo nome se dalla prima parola non suscita l'interesse del lettore che deve giungere all'ultima riga per comprendere la soluzione finale", scriveva Baudelaire. Tutte le opere di Poe presenti in questa raccolta possiedono una simile caratteristica. Il lettore che, anche solo per caso, si lasci attirare dalla prima parola, non può più tirarsi indietro ed è costretto a proseguire. In questo volume è raccolta la migliore produzione di Poe, da "Ligeia" a "La mascherata della morte rossa", da "I delitti della via morgue" a "Lo scarabeo d'oro". Nei suoi racconti l'analisi e il ragionamento si fondono con l'immaginazione visionaria, creando capolavori indimenticabili nei quali il macabro s'allea col delitto, l'incubo con la follia, l'amore con la morte.




Undead. Gli immortali
Dacre Stoker - Ian Holt

Inghilterra, inizio '900. Da alcune morti violente di giovani donne, il gruppo di cacciatori di vampiri che aveva sconfitto Dracula nell'opera di Bram Stoker, intuisce che il famigerato conte non è affatto morto, ma è tornato a colpire. Del gruppo di "eroi", che dopo l'impresa hanno preso le distanze l'uno dall'altro, forse per dimenticare e rifarsi una vita, fanno parte un avvocato londinese, Jonathan Harker, sua moglie Mina, e altri tre personaggi: un ricco londinese e due medici. Ma il vampiro che lascia la sua scia di morte per le strade di Londra non è Dracula, bensì la bellissima contessa ungherese Elisabetta Bathory. È lei, capelli corvini, pelle bianchissima, capace di trasformarsi prendendo fattezze diverse e spesso palesandosi come nebbia che avvolge tutto, la responsabile degli omicidi. Non solo, ma è anche decisa a eliminare quelli che, venticinque anni prima, hanno deciso di togliere di mezzo Dracula.




Le terrificanti storie del vascello nero
Chris Priestley
Ethan e Cathy vivono con il padre all'Old Inn, una vecchia locanda arroccata su un'alta scogliera a picco sul mare. Una sera una misteriosa malattia colpisce i due bambini, che cominciano a urlare per il dolore. Il padre allora esce di casa per andare a cercare un medico. Fuori imperversa una violenta bufera, il mare è in tempesta e la furia del vento scuote le finestre e fa scricchiolare le pareti della locanda. All'improvviso bussano alla porta. È il giovane marinaio Jonah Thackeray che chiede ospitalità. In cambio si offre di raccontare ai bambini storie paurose ed emozionanti, apprese nei suoi lunghi anni di navigazione. Ma c'è qualcosa di molto strano in questo visitatore, e il piccolo Ethan comincia a essere un po' inquieto, sia perché le storie sono davvero ferriti canti, sia perché malgrado siano passate diver se ore il padre non fa ancora ritorno...




Il vampiro di Blackwood. Le cronache dei vampiri
Anne Rice


Benvenuti a Blackwood Farm: svettanti colonne bianche, saloni senza fine, giardini inondati di sole e l'oscura, densa striscia di una palude maledetta... È il mondo di Quinn Blackwood, eccentrico e affascinante giovane tormentato, sin dagli anni dell'infanzia, da un inquietante doppio, Goblin, uno spirito malvagio che a tratti s'impadronisce di lui. Finché una notte, mentre Quinn vaga fra quelle acque limacciose illuminate dalla pallida luce della luna, ha un incontro drammatico che porrà presto fine alla sua vita terrena, segnando l'inizio della sua esistenza come vampiro. E da quando, suo malgrado, riceve il Dono del Sangue, perdendo ogni cosa in cambio di un'indesiderata immortalità, Goblin assume su di lui un controllo terrificante... In una disperata corsa avanti e indietro nel tempo, dagli anni in cui era bambino al presente di New Orleans, dall'antica Atene alla Napoli del XIX secolo, Quinn si mette alla ricerca del vampiro Lestat, l'unico che, forse, potrebbe liberarlo dallo spettro che sembra volerlo risucchiare nella nera palude e nei suoi terribili segreti...




Le notti di Salem
Stephen King

Una casa abbandonata, un paesino sperduto, vampiri assetati di sangue. Quando il giovane Stephen King decise di trapiantare Bram Stoker nel New England sapeva che la sua idea, nonostante le apparenze, era buona, ma forse neanche la sua fervida immaginazione avrebbe saputo dire quanto. Era il 1975 e, da allora, il racconto dell'avvento del Male a Jerusalem's Lot, meglio conosciuta come 'salem's Lot, non ha mai cessato di terrorizzare milioni di lettori, consacrando il suo autore come maestro dell'horror.

P.s. c’è anche l’edizione illustrata



La casa stregata e altri racconti
Howard P. Lovecraft


Il racconto "La casa stregata" venne ispirato a Lovecraft da una casa realmente esistente a Providence, da lui definita "maledetta o nutrita di cadaveri". Il tema di antichi orrori che si risvegliano, di misteriose auree demoniache, la suspense e il senso di oppressione soprannaturale trasmessi da queste pagine si incontrano anche nel celebre "L'orrore a Red Hook", molto citato dagli appassionati di Lovecraft che sostengono l'ipotesi che lo scrittore fosse un affiliato di una setta occulta, vista la precisione con cui riporta alcune formule usate durante rituali esoterici. Con "L'orrore di Dunwich" entriamo in un altro mondo, in quell'universo alieno inaugurato dalla figura di Cthulhu che lo scrittore svilupperà in una serie di famose raccolte. Ne "I sogni nella casa stregata" Lovecraft introduce un'intuizione che influenzerà molti scrittori di fantasy suoi contemporanei: l'orrore non proviene solo dallo spazio infinito, ma anche dall'infinità di universi paralleli al nostro. Creatore e caposcuola incontestato del filone dell'orrore soprannaturale, Lovecraft fa risalire le radici della sua narrativa alle angosce e agli incubi più oscuri dell'animo umano.



Il bizzarro museo degli orrori
Dan Rhodes
In un paesino sperduto nel cuore di una sperduta regione, c'è un museo davvero strano: ogni notte, in una stanza buia al piano terra, succede qualcosa di molto, molto inquietante... Che fine fanno tutti i visitatori? E perché, nonostante i rumori, il vecchio custode continua a dormire tranquillo al piano di sopra, svegliandosi solo per ingoiare i ragni che gli camminano sul braccio? E chi è Ernst Fröhlicher, l'enigmatico dottore appena arrivato in paese con il suo inseparabile Labrador nero? Tra presenze sinistre, triangoli d'amore, suicidi, cannibalismo, personaggi grotteschi e situazioni al limite dell'assurdo, mostri e mostriciattoli.


martedì 30 ottobre 2018

La casa del diavolo: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








Autore: Nicola Rocca

Editore: Enneerre
Genere: Thriller
Pagine: 227
Anno di pubblicazione: 2018







Sinossi.  Entrò in casa e si chiuse la porta alle spalle.
Fu aggredito da un ricordo. Il viso cinereo di Sofia, l’ultima volta che l’aveva vista.
Prima di murarne il cadavere.
L’uomo sentì la rabbia montargli dentro, come un vortice impazzito.
“Eccomi, lurido bastardo!” gridò. “Sono tornato!”
L’eco delle parole rimbombò nel soggiorno.
“Tutti i nodi vengono al pettine. È solo questione di tempo.”
L’uomo si guardò attorno, studiando la prossima mossa.
“E ora quel tempo è arrivato.”
Ancora un passo, in quella casa sconosciuta. Sotto la pelle l’onnipotenza di chi non ha più niente da perdere.
“Sono tornato” ripeté. “E sono qui per ucciderti!”
C’è qualcosa di strano nella casa del vecchio Ardemagni.
Quella villetta è la tana del demonio?
Ardemagni se la dà a gambe, facendosi ricoverare in una clinica psichiatrica.
Meglio pazzo che posseduto!
L’abitazione viene acquistata da una coppia di coniugi.
Tutto tranquillo, per qualche tempo.
Quando la donna viene ritrovata morta, però, le parole del vecchio tornano a galla, risuonando nella testa dell’unico indagato: il marito della vittima.
“I veri pazzi sono fuori”
Alda Merini


Recensione

La casa del diavolo è un grande thriller, perché fa rimanere il lettore sulle spine fino all’ultimo, proprio come deve fare un thriller, che stimola il lettore e gli dà un senso di inquietudine che rimane finché la nebbia si dirada e la soluzione diventa palese davanti ai suoi occhi. Per far questo, l’autore divide il romanzo in brevi capitoli che hanno il compito di non abbassare l’attenzione del lettore, pur riportando tutti i particolari utili al ragionamento.
La casa del diavolo è un thriller psicologico, perché segue da vicino le sensazioni dei due personaggi principali, che sono ignare pedine di un gioco subdolo. Segue le loro paure, i loro ragionamenti che cercano di essere razionali mantenendo una certa lucidità, per timore di sconfinare nel sovrannaturale, perché chi parla di quell’argomento viene considerato un pazzo. Solo perché la società è diventata così fredda da non credere più in quello che non può vedere o perché molta gente ha talmente paura di ciò che non conosce da sistemare l’ignoto nel silenzio, per evitare che esso possa influire nella vita di ognuno! Chi ci crede e ne parla, come il signor Ardemagni, viene considerato un fuori di senno e viene rinchiuso.
Nella vecchia casa Ardemagni succedono cose strane, verificate solo da chi vi abita, non ci sono altri testimoni; quindi, da una visione esterna, si potrebbe intuire che Luciano Ardemagni, che ha una certa età, possa avere problemi senili. Effettivamente l’autore è talmente bravo che fa confondere il lettore facendolo cadere in una trappola di dubbi. E per essere più sicuro di non far trovare al lettore una semplice soluzione, complica la situazione mettendo in una condizione impossibile un altro personaggio, Paolo Nobili.
A questo punto il lettore fa uno stop e torna indietro riflettendo sulle informazioni che ha. Nell’ombra si nasconde il risultato di qualcosa di orrendo, che racchiude un misto di odio interiore ̶ che porta a concludere tragicamente la ricerca di amore ̶ condito da una esaltante schizofrenia che distrugge la vita e la mente dei malcapitati. Il thriller si tinge anche di giallo, perché i delitti e i personaggi attorno a essi sono raccontati in modo esauriente.
L’autore, inoltre, lascia in sospeso dei pensieri che vengono ripresi nel capitolo successivo o dopo qualche capitolo, e questo accresce la suspense perché è come se il lettore cercasse di afferrare qualcosa, ma senza riuscire ad avere la chiarezza di cosa sia fino al dissolversi della nebbia. La fine del libro, che arriva troppo presto, perché il libro si divora, è diversa da molti altri finali e per questo si apprezza anche di più visto che, di solito, si leggono finali triti e rivisitati.
Complimenti all’autore e buona lettura!



Nicola Rocca (Scheda Autore)


Nicola Rocca nasce a Bergamo il 23 settembre 1982 e vive a Carvico. Nel dicembre del 2013 esordisce nel mondo della narrativa con “FRAMMENTI DI FOLLIA” (Editrice GDS), un’antologia di racconti thriller/noir (finalista al Premio Giuseppe Matarazzo 2013). Nell’estate del 2014 pubblica “CHI ERA MIO PADRE?” (Silele Edizioni), il suo primo romanzo thriller, che nel gennaio del 2015 scala le classifiche di Amazon, rimanendo in vetta per più di tre settimane. A quel punto decide di provare la strada del self-publishing, pubblicando alcuni brevi racconti esclusivamente in formato digitale (Cold Case; L’unica soluzione possibile; Un ragazzo sveglio, Un impellente bisogno). Soddisfatto, sceglie di continuare sulla strada del self anche per LA MORTE HA L’ORO IN BOCCA, il suo secondo romanzo. DUE GOCCE D’ACQUA è il suo terzo romanzo.

A cura di Marianna Di Felice





Recensione scritta per www.thrillernord.it

Post in evidenza

La voce della pietra: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it http://thrillernord.it/la-voce-della-pietra/ Autore :  Silvio   Raffo Ed...

Post più popolari