lunedì 14 gennaio 2019

Il mistero della farfalla dorata: recensione





Autore: Rita D’Andrea
Editore: Sovera
Genere: Giallo
Pagine: 96
Anno di pubblicazione: 2018




Sinossi


Ambra è un brillante avvocato, specializzata nelle cause di violenza e abusi sessuali. E’ divorziata, ha quarantacinque anni ed ha una figlia Eva di diciotto anni. Una sera Eva è aggredita e qualcuno tenta di ucciderla, ma la ragazza si salva. Ambra inizia a indagare con l’aiuto dell’ispettore Aldo Germani con il quale instaura un immediato feeling. La polizia scopre che nello stesso luogo e nello stesso orario, è stata stuprata una ragazza che ha denunciato l’abuso. L’uomo aveva una maschera in volto e ricorda solo i suoi occhi azzurri… La dinamica della violenza è la stessa di un altro stupro avvenuto tre mesi prima. Inizia la caccia all’aggressore e al violentatore. Sono la stessa persona? Molte persone sono coinvolte, ma si arriverà a un finale di grandissima suspense e sorprendente, la soluzione sarà fornita dal braccialetto con la farfalla dorata che Eva ha perso durante la colluttazione con il suo aggressore. 


Recensione

Un giallo che racconta la disperazione, la paura e la forza di certe donne davanti alla violenza perpetrata ai loro danni da un mostro (così si designa chi fa del male). Un vero uomo deve aver avuto una famiglia alle spalle che abbia inculcato in lui il senso dell’onore e della lealtà per far si che si comporti con gli altri esseri umani, uomini o donne che siano, in modo impeccabile. L’essere umano non è assolutamente perfetto e mai lo sarà, ma per far del male ad un altro simile si ha carenza di educazione e di bontà oppure una mente sconvolta da qualcosa di più grande. In questo giallo, si può notare la forza di una madre, già donna forte che difende i diritti dei più deboli, davanti a quello che succede alla figlia e la forza di chi ha subito una violenza, da parte di qualcuno che ha una rabbia incredibile, che riesce a denunciare per non fargliela passare liscia. Si osserva anche come la giustizia può sbagliare nell’additare come colpevole qualcuno solo perché straniero e facilmente accusabile visto che proviene da un paese dove c’è un alto livello di violenza o perché certi stranieri son tutti colpevoli per la maggioranza dell’opinione pubblica. Il colpevole, però, si nasconde dietro una faccia insospettabile! Nel giallo di Rita D’Andrea c’è anche l’invidia che colpisce un ragazzo “reo” di stare con una ragazza possessiva e manipolatrice. La violenza ha tante facce e sfaccettature. La brutale realtà si fa vedere su più fronti in questo libro e ci ricorda che la violenza sulle donne è in aumento e che può colpire ovunque, ma non per questo si deve perdere fiducia nel prossimo o la forza per combattere! Però in questo romanzo non c’è solo cattiveria e crudeltà, c’è anche l’amore e la dolcezza che vengono sempre fuori anche da situazioni più brutte e c’è la spiegazione di un fenomeno visivo chiamato “farfalla dorata” che si verifica in Liguria, a Lerici il giorno del solstizio d’estate (anche se visibile per alcuni giorni) e quindi la bellezza della natura che stupisce sempre e che si contrappone alla cattiveria umana.  L’autrice affronta un tema estremamente delicato,  contenente all’interno altri argomenti importanti che si dipanano mano a mano che il lettore va avanti nella lettura. Un libro decisamente gradevole, denso di significato, una scrittura scorrevole con note di suspense che rendono più inquieta la trama quando all’improvviso un  personaggio del libro…mi dispiace ma chi vuole scoprire cosa succede e chi vuole conoscere la storia di Eva dovrà leggere Il mistero della farfalla dorata. Buona lettura!


L’autrice

Rita D’Andrea è nata a Roma, dove vive; è laureata in matematica e ha lavorato per molti anni in una grande azienda di informatica. Ha esordito in campo letterario nel 2003. Ha all’attivo otto romanzi: Rapsodia d’amore, Danzare ancora…, E…alla fine il mare, Storie, Una donna allo specchio e per la Sovera Edizioni Il papavero blu (2015) e L’Omicidio della spiaggia rosa (2016). Di molte di queste opere ha realizzato innovativi booktrailer. È vincitrice di premi internazionali con i racconti Una storia vera (2003), Storia di Arianna (2005)e finalista al Premio Internazionale Cultura del mare con E…alla fine il mare (2008). Ha vinto con il booktrailer Una donna allo specchio il Primo Concorso Nazionale dei booktrailer ed è arrivata finalista con L’omicidio della spiaggia rosa al Premio Nazionale di Poesia, Narrativa, Fotografia e Cortometraggi Albero Andronico (2017).


mercoledì 9 gennaio 2019

Dolci, piccole bugie: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it









Autore: Caz Frear

Traduzione: Serena Stagi
Editore: Newton Compton
Genere: Thriller
Pagine: 384
Anno di pubblicazione: 2018





Sinossi. Cat ha ventisei anni ed è diventata una detective della polizia. Per riuscirci ha dovuto fare i conti con il suo passato, anche se non ha sconfitto tutti i fantasmi che la tormentano. Quando viene incaricata di raggiungere una scena del crimine non troppo distante dal pub di suo padre, non ha idea di quello che la aspetta. Il corpo è quello di Alice Lapaine, una giovane casalinga, e presenta segni di strangolamento. I sospetti si concentrano subito sul marito di Alice, fino a che Cat non riceve una strana telefonata che collega la vittima a Maryanne Doyle, un’adolescente scomparsa diciotto anni prima. La chiamata riapre antiche ferite per Cat: lei e la sua famiglia incontrarono Maryanne durante una vacanza, poco prima che sparisse. Anche se Cat era ancora una bambina, ricorda perfettamente che suo padre mentì durante gli interrogatori, quando negò di aver avuto a che fare con la ragazza. Potrebbe essere coinvolto nell’omicidio? Determinata a scoprire la verità, Cat si lancia in un’indagine che potrebbe riportare a galla antiche ferite.


Recensione

Crescere accanto ad un padre che ti adora e che adori e mano a mano notare degli atteggiamenti ambigui, delle improvvise fughe o dei misteri che si infittiscono di più e vedere il padre e la madre litigare o sopportare certe situazioni, ti fa insospettire e fa credere che sotto ci sia del marcio.
E, purtroppo, quando l’adorazione nei confronti del padre è ad alti livelli può degenerare in odio! Effettivamente la famiglia di Cat rientra nella norma con una madre che lavora e pensa alla casa, un padre che ha un pub e quindi più tempo libero, un fratello scapestrato, una bella sorella che pensa a fare la vamp evitando le buone maniere.
Alla fine è una prassi se si considera che non esiste la famiglia perfetta perché tutti hanno degli scheletri negli armadi più o meno futili o più o meno gravi. Ma Cat sbaglia a martirizzare la madre, che fa risultare più debole descrivendola come una donna che sopporta per il quieto vivere un marito che non la rispetta, perché in questo modo il suo giudizio negativo si riversa tutto contro il padre a prescindere da tutto il resto.
Cat non ha mai avuto la certezza di nulla, erano solo i suoi sospetti che ricadevano sul genitore e che andavano a ledere la visione di “santo” uomo, che da sempre Cat, ha avuto di lui e se ad una bambina rovini la sua idea di unione con le persone che ama di più al mondo, il castello creato cade e si frantuma in mille pezzi che rimangono lì negli anni in attesa di essere incollati per stare di nuovo insieme, ma che dovranno attendere parecchio solo per essere disposti in modo da ricostruire le basi. Le bugie non si dicono perché poi sfuggono al controllo, anche se si definiscono “buone” perché non esiste una bugia a fin di bene visto che il bene si dà alle persone amate e, proprio per questo, alle stesse non si dovrebbe nascondere nulla.
Perché possono essere deformate, fraintese e da ciò che si vuole nascondere si arriva a ciò che non si è fatto! Il dilemma è far capire come stanno davvero le cose a chi non crede più ad una persona bugiarda. I sospetti di Cat ora che lei è una poliziotta possono essere verificati, infatti lei non ha pace per il suo passato, se ci fosse del materiale sul quale fare indagini le farebbe, ma sembra tutto sepolto anche se non è così…dopo tanti anni il passato torna a bussare alla porta del presente con un cadavere che la destabilizza! Maryanne Doyle era scomparsa tanti anni prima e lei l’aveva associata alle bugie del padre che non portavano mai a nessuna soluzione, ma solo a deduzioni prive di prove.
Per Cat, Maryanne era morta già da un pezzo visto che non si avevano più notizie. Ma un cadavere di diciotto anni fa non si conserva in quel modo! Da quel momento in poi il lettore si troverà immerso nella tensione che lo guiderà tra i vari collegamenti, molti dei quali vicoli ciechi, per scoprire qualcosa su questa misteriosa Maryanne che si faceva chiamare in un altro modo e che teoricamente aveva cambiato vita, fino a quando la vita passata non le aveva ricordato dei trascorsi che avevano ottenuto la sua attenzione. Però se si va a disturbare un passato sordido si devono accettare anche le conseguenze!
All’inizio l’autrice descrive la vita di Cat, della sua famiglia e dà qualche punto luce nel buio delle menzogne che circondano la vita della poliziotta irlandese, ma dopo un po’ quando inizia a dare più elementi, il lettore si fa detective e cerca di mettere insieme delle intuizioni per capire cosa sta succedendo.
Solo verso la fine capisce cosa c’è dietro la storia di Maryanne e da lì rimane di sasso nell’individuare cosa aveva coperto una famiglia, chiamata in causa dalle indagini, all’apparenza perfetta!
Apparenza e bugie sono dei meccanismi pericolosi che non portano a nulla di buono. Il lettore rimane rapito dagli eventi che si concatenano non appena si dipana la matassa iniziale e inizia a divorare le pagine per arrivare a scoprire la verità.
La storia non è scritta in modo elementare, al contrario la scrittura è corposa piena di informazioni, non pesante.
Sembra un fatto realmente accaduto…d’altronde potrebbe succedere a chiunque! Buona lettura.



Caz Frear


Caz Frear è cresciuta a Coventry e ha trascorso la sua infanzia sognando di trasferirsi a Londra e diventare scrittrice. Ha una laurea in Storia e Scienze politiche e ha svolto le più svariate professioni, dalla cameriera alla commessa, alla head hunter. Dolci, piccole bugie è già stato tradotto in cinque lingue e diventerà presto una serie TV.

A cura di Marianna Di Felice





Recensione scritta per www.thrillernord.it


I grandi classici riveduti e scorretti: recensione







Autore: Se i social fossero sempre esistiti
Editore: Longanesi
Genere: Narrativa, umorismo
Pagine: 279
Anno di pubblicazione: 2018




SINOSSI
Un libro per chi ama i libri e la cultura classica, un divertissement colto e scritto con garbata ironia dai creatori di una delle più folte community di tema letterario e culturale di Facebook, la pagina Se i social network fossero sempre esistiti, seguita da circa un milione e trecentomila utenti. Con piglio ironico e irriverente – ma anche con scrupoloso spirito di divulgazione – questo bignami letterario racconta 50 tra i più bei libri di ogni tempo e si diverte a contaminare classico e pop, classico e moderno. Una lettura utilissima per quegli studenti che rischiano di morire di sonno ogni volta che aprono un Classico, ma anche un divertissement imperdibile per gli adulti, gli insegnanti, il regalo perfetto per tutti gli appassionati di letteratura.


RECENSIONE
Siamo onesti, in quanti hanno letto tutti i classici della letteratura italiana e quelli della letteratura straniera? “Impossibile” direbbe qualcuno! No, non è impossibile, dipende dalla voglia che uno ha di leggere che dipende dall’infanzia e dal mezzo attraverso il quale genitori o nonni facevano svagare l’infante! “Ma il libro non fa svagare, non fa divertire, non fa rilassare” ebbene si  molti dicono queste assurdità, ma sono quelli che aridi di cultura smentiscono la lettura come mezzo per accumulare nozioni, per saper parlare e soprattutto per saper ragionare. Il libro fa svagare, fa divertire e anche rilassare dipende sempre da che libro scegli di leggere. Per rilassarmi non sceglierei I promessi sposi (scusa Manzoni ma non mi sei mai piaciuto mia mamma, invece, è una tua fan e ha fatto anche la tesi su di te, poverina!), ma l’Inferno della Divina Commedia che rileggendolo nel libro che sto recensendo mi ha fatto ridere non poco! “Un poeta trecentesco si sveglia con i postumi della sbornia e inizia a parlare con i morti credendo di essere all’inferno” (anche se credo si dovesse sbronzare per reggere l’inferno terreno e reale che si viveva in quel periodo e che è lo stesso “evoluto” che si continua a vivere anche oggi). Non scherzo quando dico che un lettore se prendesse per il verso giusto il libro si divertirebbe o ne rimarrebbe positivamente colpito e non lo abbandonerebbe! Ultimamente lettura è sinonimo di pesantezza, lo vedo con gente che non riesce a leggere nemmeno dei commenti più lunghi di dieci righe quindi siamo ad un livello decisamente pietoso anche perché tira di più la televisione con i suoi programmi per decerebrati. L’inferno di Dante letto nel libro I grandi classici riveduti e scorretti sembra essere un programma da Top Crime con intrighi, imbrogli e assassini (Dante non ti incavolare purtroppo i tempi son cambiati), ma scritto in italiano e con morale (quindi decisamente superiore) che parla dei delitti di personaggi famosi come Paolo e Francesca che son colpevoli di lussuria o Farinata degli Uberti colpevole (dopo la morte…per la serie cornuto e mazziato) di eresia perché sosteneva i ghibellini (favorevoli all’imperatore) e perché era epicureista (non credeva all’esistenza dopo la morte. “Quando c’è la morte non ci sei tu, quando ci sei tu non c’è la morte” qual è il problema? Quindi niente paura e nessuna fatica. Il tutto smentito quando Dante incontra Farinata all’inferno. E ora come la metti Farinata? E anche tu Epicuro?). Viene spontaneo ironizzare seguendo a ruota i due autori e ridere ancora mentre si recensisce! Quindi per come viene descritto, l’Inferno potrebbe svagare la mente, in caso contrario potreste sempre leggere Harry Potter e la pietra filosofale! Mentre leggevo le varie opere, alcune tra le più importanti nell’universo della letteratura classica, ridevo a crepapelle e segnavo quelle che volevo leggere o rileggere perché alcune le ho già lette, ma visto che non vale dire di aver letto tutti i libri classici, come si fa nei test solo perché fa figo, perché poi si nota che non li avete letti visto che non tutti sono dei letterati, mi assumo le mie responsabilità e dichiaro di non aver letto tutte le opere che son presenti nel libro. Rileggerò presto Amleto di Shakespeare descritto dagli autori in questo modo:  “un tizio si improvvisa Perry Mason per vendicare la morte del padre e finisce per ammazzare per sbaglio tutta la famiglia”. Sicuramente mi verrà da ridere in certi brani, ma in questo modo sarà una lettura più leggera di un caposaldo della letteratura inglese. Gli autori sono stati davvero bravi ad usare l’ironia nei riguardi di capolavori della letteratura dei quali ho citato solo qualche titolo altrimenti scrivevo una nuova Commedia per elencarli tutti. La lettura è scorrevole, gradevole e allegra. In questo modo un lettore prende in seria considerazione la voglia di leggere o rivedere libri che possono far paura perché considerati “mattoni” (non per le basi che danno, ma per la pesantezza della scrittura che, magari, corrisponde anche al periodo storico che vivevano gli autori) e che erano e sono imposti come letture forzate dalla scuola. Spendo un ultima parola per Giacomino, alias Giacomo Leopardi il mio preferito, che non è un pessimista (da notare il suo sorriso beffardo stile Gioconda nei suoi ritratti), ma un realista. Non è presente in questo libro, ma si può notare la differenza dello stato d’animo con Ugo Foscolo, il vero pessimista, che combina una baraonda! W Giacomino!




Gli autori
Trovate su Facebook, su Instagram o  la pagina “Se i social fossero sempre esistiti” non ve ne pentirete. Esilarante, satirica, ironica, non smetterete di ridere e ridere fa bene alla salute. E se comprate il libro scoprirete (oltre ai loro nomi) che gli autori hanno una grande passione per la lettura!




martedì 1 gennaio 2019

Gli amici silenziosi: recensione






Autore: Laura Purcell
Editore: DeA Planeta
Traduzione: Ada Arduini 
Genere: Thriller
Pagine: 382
Anno di pubblicazione: 2018




SINOSSI
Inghilterra, 1865. Rimasta vedova e incinta del primo figlio, la giovane e inquieta Elsie parte alla volta della tenuta del marito insieme alla zitellissima cugina di lui, Sarah. Ma in quell'angolo di campagna inglese remoto e inospitale, l'opportunità di trascorrere in pace il periodo del lutto diventa qualcosa di molto più simile a una prigionia: un esilio opprimente in attesa che l'amato fratello Jolyon giunga da Londra a salvare Elsie dall'isolamento e dalla noia. A distrarre lei e Sarah dalla cupa atmosfera in cui sono sprofondate, solo l'intrigante diario di un'antenata dei Bainbridge, Anna, vissuta e tragicamente morta più di duecento anni prima; e la stanza in cui giacciono ammassate decine di figure di legno dalle sembianze realistiche e straordinariamente inquietanti. Quegli "amici silenziosi" che Anna si procurò allo scopo di deliziare ospiti illustri, presto costretti a ripartire in circostanze mai del tutto chiarite.

Gotico
Labirintico
Immaginifico

Acuto
Machiavellico
Illusorio
Carismatico
Ignoto

Seducente
Illuminato
Lirico
Estatico
Nascosto
Zigano
Incomparabile
Onirico
Sagace
Immateriale

RECENSIONE
Questo romanzo è decisamente geniale! Faccio i complimenti alla scrittrice e alla DeA Planeta per aver intuito il potenziale di questo libro. Il lettore viene catturato dallo svolgimento dei fatti, ma prima ancora viene rapito dalla copertina che è davvero eccezionale! Originale e misteriosa! Riporta la mente ad un castello e ai quadri che contornano le sue pareti dove in alcuni si può trovare una serratura. La trama che parla di un diario di un’antenata della famiglia Bainbridge che era “morta tragicamente più di duecento anni prima” attira il lettore a leggere cosa sia successo alla signora Anne e agli altri. In questo modo si entra in un ospedale psichiatrico nella seconda metà dell’Ottocento cercando di capire cosa sta succedendo e perché qualcuno è stato rinchiuso inmezzo ai malati di mente. Da questo momento in poi il lettore non riuscirà a distrarsi con altro, avrà gli occhi incollati sulle pagine del libro che manipolerà le sue quotidiane letture. Riuscirà anche a sentire i rumori che sono riportati nel libro quindi a lasciarsi trasportare nel mondo di Elsie e i suoi “amici”.  È decisamente un romanzo gotico perché enigmatico, occulto infatti la mente riesce ad ideare  una scenografia tenebrosa mentre si leggono le vicissitudini della protagonista; è anche noir visto che in romanzi del genere sono protagonisti o la vittima, o il sospettato o l’esecutore di assassini e in questo libro abbiamo un protagonista che ricopre tutte e tre le possibilità; è un thriller perché crea tantissima suspense nel lettore. Gli “amici” tra realtà e finzione, tra verità e magia creano delle sensazioni di spavento e timore che si avvicinano all’horror. Visto che compaiono all’improvviso, che sono legati ad una certa stregoneria evocata da un’antenata dei Bainbridge, ma di loro non si può parlar molto altrimenti si svela il mistero intorno alla loro storia! Ed è meglio leggerlo nel romanzo che in una recensione! Elsie li vede ed è spaventata da questi “amici” (che non si propongono proprio in modo amichevole) non capisce cosa vogliono, perché sono lì, ma è rassicurata dal fatto che anche Sarah, reale discendente della famiglia Bianbridge, li vede. Attraverso un diario si capisce che l’antenanta Anne aveva trovato gli “amici” in un misterioso negozio per riempire la casa con opere artistiche che avrebbero meravigliato il re Carlo I Stuart e sua moglie Enrichetta Maria di Borbone  ospiti nella proprietà di famiglia. Ma qualcosa va storto e tutto diventa nero. Ma anche nella vita di Elsie qualcosa si inceppa e tutto finisce per andare in malora. La genialità del romanzo sta nel fatto che non si capisce perché succedono certe cose! Di solito l’intuito del lettore riesce a comprendere una possibile soluzione o addirittura certi thriller partono con l’assassino che racconta, invece in questo libro si materializza un magico labirinto pieno di nebbia che finisce in più strade dalle quali non è facile capire la soluzione. L’autrice ha mischiato le carte in tavola con le protagoniste, Elsie e Sarah, perché le considerazioni su di loro sembravano solide, almeno in questo caso, ed invece alla fine si è ribaltato tutto.  Ma la causa del ribaltamento non è chiara nemmeno alla fine del libro, il lettore rimane sempre con un punto interrogativo. La follia prende il comando e si tramanda di famiglia in famiglia? Oppure la pazzia non c’entra e a rovinare lo scorrere degli anni è solo un malvagio e furbo omicida? Oppure ciò che non si vede, che va al di là della comprensione umana, ciò che ha a che fare con il lato oscuro diventa il protagonista assoluto fino a quando non otterrà ciò che vuole? Ciò che è stato risvegliato si erge minaccioso e perseguita chi non gli dà ciò che vuole! Buona lettura e tenete la luce accesa!




L’autrice
Laura Purcell ha lavorato in una libreria prima di diventare una scrittrice a tempo pieno. Vive a Colchester, la più antica città dell’Inghilterra, con suo marito e le sue cavie da compagnia.




venerdì 21 dicembre 2018

La misura dell'uomo: recensione






Autore: Marco Malvaldi
Editore: Giunti
Genere: Giallo storico
Pagine: 300
Anno di pubblicazione: 2018




Sinossi

Ottobre 1493. Firenze è ancora in lutto per la morte di Lorenzo il Magnifico. Le caravelle di Colombo hanno dischiuso gli orizzonti del Nuovo Mondo. Il sistema finanziario contemporaneo si sta consolidando grazie alla diffusione delle lettere di credito. E Milano è nel pieno del suo rinascimento sotto la guida di Ludovico il Moro. A chi si avventura nei cortili del Castello o lungo i Navigli capita di incontrare un uomo sulla quarantina, dalle lunghe vesti rosa, l’aria mite di chi è immerso nei propri pensieri. Vive nei locali attigui alla sua bottega con la madre e un giovinetto amatissimo ma dispettoso, non mangia carne, scrive al contrario e fatica a essere pagato da coloro cui offre i suoi servigi. È Leonardo da Vinci: la sua fama già supera le Alpi giungendo fino alla Francia di re Carlo VIII, che ha inviato a Milano due ambasciatori per chiedere aiuto nella guerra contro gli Aragonesi ma affidando loro anche una missione segreta che riguarda proprio lui. Tutti, infatti, sanno che Leonardo ha un taccuino su cui scrive i suoi progetti più arditi – forse addirittura quello di un invincibile automa guerriero – e che conserva sotto la tunica, vicino al cuore. Ma anche il Moro, spazientito per il ritardo con cui procede il grandioso progetto di statua equestre che gli ha commissionato, ha bisogno di Leonardo: un uomo è stato trovato senza vita in una corte del Castello, sul corpo non appaiono segni di violenza, eppure la sua morte desta gravi sospetti... Bisogna allontanare le ombre della peste e della superstizione, in fretta: e Leonardo non è nelle condizioni di negare aiuto al suo Signore.

“Ma crescendo soverchiamo e dominiamo ogne animale al mondo, e perciò è nella crescita e nello imparare, non nella nascita, che si vede la misura dell’uomo. Solo con l’osservar la natura, e gli altri homini, l’homo apprende. Ma sanza comparare ciò che si fa con ciò che si crede, ciò che si aspetta con ciò che succede, l’homo non può crescer sano nel suo intelletto e giudizio. E l’unico modo per haver cognizion dell’errore è misurarsi con la natura istessa, giacché, a differenza dell’homo, mai mentisce”
Ti saluto e ti ritrovo, il tuo e sempre tuo
Leonardo


Recensione

Siamo nel periodo della rinascita delle lettere e delle arti chiamato per l’appunto Rinascimento, un periodo che va dalla metà del 1300 alla fine del 1500 che in accordo con l’Umanesimo riporta in auge le opere classiche e l’uomo al centro dell’interesse accantonando la natura che era stata protagonista di discorsi filosofici e letterari fino a quel periodo. Rinascono le arti, ma non per questo tutte le opere  commissionate dai signori sono pagate e ne sapeva qualcosa quel povero Leonardo da Vinci. Per questo la rinascita, per molti, non è monetaria! Protagonista indiscusso e discusso del periodo (ed ancora oggi), nel romanzo di Malvaldi lo troviamo presso il Ducato di Milano alla corte di Ludovico Maria Sforza, in verità Duca di Bari e reggente del Ducato di Milano (ma praticamente Signore della città) dove dovrà barcamenarsi sfoderando il suo genio nell’inventare anche scuse plausibili riguardo l’assenza, nella piazza destinata, dell’opera richiesta dal Moro, un cavallo con il padre sopra in ricordo appunto del grand’uomo che era stato il genitore. Dopo anni e anni in quella piazza non c’era ancora nulla! Effettivamente Leonardo essendo un genio aveva mille idee e ne portava a termine poche, perché mentre pensava all’opera che doveva portare a compimento per non far adirare il signore di turno, in questo caso il Ludovico,  subito si affiancavano altre idee che portavano alla distrazione  del genio. Pensando al cavallo e alla lega da usare (e non era mica facile!) si distraeva e magari pensava al ritratto da fare al suo garzone di bottega. Era in effetti un genio, ma sicuramente non poteva iniziare venti cose e finirne venti soprattutto se i suoi progetti non erano di facile attuazione! In quelli di ingegneria doveva comprendere quale materiale fosse migliore, quale lega potesse resistere di più e mille altre cose che Leonardo pensava, ma poi non gli stava dietro! Ne “La misura dell’uomo” Leonardo si ritrova invischiato in un delitto misterioso (Leonardo però cercherà di trovare la luce nell’oscurità) e stava quasi per perdere la fiducia del Duca di Milano…solo perché il morto era stato nella sua bottega! Ebbene si lo conosceva fin troppo bene. L’autore utilizza un umorismo che colpisce il lettore e riesce a farlo ridere mentre legge un romanzo, ma un romanzo che contiene storia ed è un fatto positivo. Quando mai leggendo la storia si è mai riso? Di solito non appare divertente! Così si possono leggere notizie storiche che sono contenute nel libro anche se lo stesso contiene cose inventate ed è normale visto che si tratta di una storia nella storia. Non è un saggio che deve riportare necessariamente fatti effettivamente accaduti. Nel romanzo storico c’è una base vera e poi l’invenzione che diletta e in questo libro è davvero gradevole seguire la trama mano a mano che si sviluppa. A quasi 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci (che cadrà il 2 maggio 2019) c’è la voglia di rispolverare il suo genio, tra dipinti e opere di ingegneria antesignani di moderne scoperte (ad esempio il carro armato, il paracadute, il palombaro e molto altro), le sue “prodezze” con i garzoni di bottega (soprattutto col Salaì figlioccio e non solo) e i suoi discorsi e le sue azioni da eretico. In un  periodo in cui la peste faceva paura Leonardo che conosceva anche l’anatomia grazie alla dissezione sacrilega di cadaveri riesce a scoprire cosa è successo all’uomo ucciso, ma dovrà anche capire perché è stato lasciato in casa di Ludovico il Moro. In quel periodo (e non solo) il potere era più importante di qualsiasi cosa e voleva esser conquistato da più di un uomo in grado di poterlo usare (erano esclusi i plebei naturalmente) per questo le mosse di un re, nella fattispecie Carlo VIII che voleva conquistare Napoli, potevano essere sfruttate da alcuni che volevano conquistare titoli e privilegi e da altri che avvicinando Leonardo volevano sottrarre il prezioso diario dove erano appuntati codici misteriosi e idee. Molti avrebbero rapito direttamente Leonardo perché le sue idee geniali facevano gola a tutti i potenti, ma avere il suo ideatore e costruttore era meglio! Questo è un romanzo che il lettore troverà geniale per la scrittura umoristica utilizzata, per la modestia dell’autore (come si può leggere alla fine), per la curiosità che si accende di nuovo sul da Vinci, per il rivivere quei tempi accanto ad un signore come Ludovico il Moro, per l’Italia divisa in ducati, regni, repubbliche e stato pontificio e per le liti, gli intrighi, i giochi di potere, i francesi con manie di conquista nel territorio italiano che non vedevano l’ora di spodestare gli spagnoli e molto altro. Buona lettura!



L’autore

Marco Malvaldi è nato a Pisa dove vive tutt'ora. Dopo la laurea in chimica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, e contemporanei studi di conservatorio, ha provato a fare il cantante lirico, ma ha abbandonato dopo poco per tornare alla professione di chimico. Esordisce nella narrativa nel 2007 con la serie dei vecchietti del BarLume, pubblicata da Sellerio: La briscola in cinque, 2007; Il gioco delle tre carte, 2008; Il re dei giochi, 2010; La carta più alta, 2012; Il telefono senza fili, 2014; La battaglia navale, 2016; A bocce ferme, 2018. Da questa serie a partire dal 2013 è stata tratta una serie televisiva dal titolo I delitti del BarLume.
Ha pubblicato anche Odore di chiuso (Sellerio 2011, Premio Castiglioncello e Isola d’Elba-Raffaello Brignetti), giallo a sfondo storico, con il personaggio di Pellegrino Artusi, Milioni di milioni (Sellerio 2012), Argento vivo (Sellerio 2013),  Buchi nella sabbia (Sellerio 2015) e i saggi L' architetto dell'invisibile ovvero come pensa un chimico (Cortina Raffaello 2017), Le due teste del tiranno. Metodi matematici per la libertà (Rizzoli 2017) e Per ridere aggiungere acqua. Piccolo saggio sull'umorismo e il linguaggio (Rizzoli 2018)
Suoi racconti sono inclusi nelle antologie di Sellerio: Un Natale in giallo (2011), Capodanno in giallo (2012), Ferragosto in giallo (2013), Regalo di Natale (2013, La tombola dei troiai), Carnevale in giallo (2014, Costumi di tutto il mondo).
Nel luglio 2013 vince il Premio letterario La Tore Isola d'Elba.




mercoledì 19 dicembre 2018

L'uovo di Salaì: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it









AutoreRita MonaldiFrancesco Sorti

Editore: Baldini+Castoldi
Genere: Giallo storico
Pagine: 234
Anno di pubblicazione: 2018



Sinossi. Roma, 1508. Il giovane Salaì, apprendista pittore e figlio adottivo di Leonardo da Vinci, è appena giunto da Firenze nella Città Eterna su incarico del suo celebre patrigno. Deve trovare a tutti i costi un libro appena stampato nella lontana Alsazia, in cui è contenuta la prima carta geografica dell’America. Ma nessuno lo deve sapere. Leonardo infatti, invidiosissimo di Colombo, Vespucci e degli altri grandi esploratori, vuole plagiare la carta dell’America e darla alle stampe a suo nome, per fare bella figura con gli amici fiorentini. La missione si rivela subito piena di pericoli. Salaì riceve prima oscure minacce di morte, e poi viene rapito da un commando di agitatori politici, che possiedono una copia del prezioso libro, ma sono convinti che faccia parte di una colossale congiura. Il figlioccio di Leonardo dovrà usare tutto il suo straordinario acume per districarsi tra librai traditori, feroci usurai, prostitute d’alto bordo e spericolati sovversivi. In più il bel Salaì, gran sciupafemmine, dovrà fare i conti, con i suoi antichi amori, che hanno lasciato alcuni strascichi inattesi. Come in ogni buon intrigo, alla fine verrà incastrato e finirà in catene davanti a un giudice, e solo all’ultima pagina sapremo se riuscirà a scampare alla forca.


Recensione

Molti sono, ancora oggi, i punti interrogativi su scelte e azioni del grande Leonardo da Vinci e molte sono le voci su di lui. Voci segrete, voci di popolo o di studiosi che, per una grande burla di Leonardo e del suo essere schivo, non si assomigliano.
Possiamo seguire garzoni che erano al seguito di Leonardo e che, forse non avevano la medesima scaltrezza nel fuggire ai chiarimenti. In questo libro si seguono le sorti di Gian Giacomo Caprotti, chiamato Salaì dal suo padre adottivo, Leonardo da Vinci per l’appunto. Per come viveva quest’ultimo era improbabile che sapesse fare il genitore e infatti Salaì svolgeva le funzioni di garzone di bottega più che di figlio che segue le orme del padre.
Anche perché non poteva essere più diverso da Leonardo, visto che odiava lo studio, la lettura e tutto ciò che aveva a che fare con i libri. Grazie a Salaì, mandato a Roma per comprare un libro che contiene una mappa del mondo, scritto da due cartografi tedeschi, si scoprono degli altarini che riguardano il Maestro da Vinci a causa del fatto che Salaì, oltre a non amare la cultura, non è proprio un ragazzo probo, ma è uno di quelli che non ha mai le mani a posto, né vicino agli oggetti, né vicino alle donne, e che ama ricamare dei ghirigori sulle sue storie.
Per questo si ritrova nel mezzo di una baraonda causata dalla ricerca del libro succitato e dagli interessi che altri nutrivano nei confronti della storia. Ma Salaì non sta a badare alle conseguenze delle sue azioni, perché lui ha un compito preciso nei confronti del suo patrigno.
Il libro contiene le memorie di Salaì, scritte in modo profano, visto che era un illetterato, e la sentenza emessa dal Giudice Criminale di Firenze che per ordine del Papa aveva rinchiuso Salaì.
È divertente il modo in cui si leggono le sue avventure, dalla sua stessa penna e con l’aria canzonatoria di chi è sicuro di uscire perché non ha fatto nulla. Al lettore viene spontaneo domandarsi se fosse totale ingenuità o furbizia.
I libri danno istruzione, ma la strada, soprattutto se si ha a che fare con persone del popolo, fornisce ulteriori spunti di comportamento utili davanti a certi soggetti, e il figlioccio di Leonardo lo sapeva bene.
L’uovo di Salaì è uno scritto storico, perché riporta fatti accaduti, con postille verificate e alcune notizie che non tutti conoscono; un giallo a cui non si può dare una soluzione definitiva perché c’è molta nebbia intorno al dibattito, creata di proposito all’origine.
Un testo piacevole grazie ai modi burleschi di Salaì. Forse l’evidenza è mascherata in modo da esser derisa e non ragionata…buona lettura!



Rita Monaldi e Francesco Sorti (Scheda Autore)


Rita Monaldi (1966) e Francesco Sorti (1964) sono una coppia di scrittori italiani di romanzi gialli storici, marito e moglie nella vita. Protagonista dei loro romanzi è l’abate Atto Melani, vissuto tra il 1626 e 1714, che fu cantante castrato, diplomatico e spia (era uno degli agenti segreti preferiti del Re Sole), amico di papi, principi e re. Nel2002 il loro primo romanzo, Imprimatur, inizialmente pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore, fu dichiarato fuori catalogo dopo aver venduto 8-10 mila copie in Italia.

A cura di Marianna Di Felice 





Recensione scritta per www.thrillernord.it

lunedì 17 dicembre 2018

La voce della pietra: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it








AutoreSilvio Raffo

Editore: Elliot
Genere: Thriller
Pagine: 160
Anno di pubblicazione: 2018






Sinossi. Nella lugubre solitudine di un’antica dimora di campagna il giovane Jakob, che dalla morte della madre si rifiuta di parlare e affida a un diario i suoi tenebrosi pensieri, ascolta una voce ultraterrena che sussurra arcani messaggi dal grembo della pietra. Verena, l’indifesa infermiera sensitiva che arriva alla villa per prendersi cura di lui, orfana anch’essa e anch’essa priva di una sicura identità, cade vittima dello stesso incantesimo maligno. Che cosa vogliono i morti dai vivi? Qual è la vera misura del loro potere?


Recensione

Dalla prima all’ultima pagina de La voce della pietra, il lettore sente l’aria tenebrosa che aleggia sul romanzo. Non riesce a identificare bene cosa c’è intorno, chi controlla la mente dei due personaggi principali, Jakob e Verena. La pietra parla, suggerisce e rompe il silenzio che aleggia attorno a Jakob.
La pietra fa sentire cose lontane e riesce a vedere cose che rimarrebbero nascoste.
Ma è davvero la pietra della casa delle statue a parlare?
O qualcosa di etereo e indefinito?
Il Serpente ha degli incubi che anticipano dei fatti reali, la Colomba sembra suggerire dei comportamenti e la Guardiana dipinge e pensa ai colori dell’India. C’è un contrasto pazzesco tra il lugubre che si avverte mentre si entra nella casa, che il lettore immagina come se le mura fossero prigioniere di un grigiore tra mille pulviscoli che si alzano al passaggio di qualcuno come a formare una sorta di nebbia all’interno, e i colori sgargianti dell’India legata alla zia di Jakob dove tornava volentieri anche per allontanarsi da quella pesantezza di colori smunti che formavano la vita con il nipote. Il padre di Jakob era andato via e aveva lasciato in regalo alla tenuta le statue che erano ormai corrose dal tempo e aggiungevano un tocco funereo alla residenza.
Il lettore mentre scorre le pagine sente il dolore che poteva provare un ragazzino orfano circondato da grandi che avevano perso le speranze su di lui, la sua affabilità per riuscire a raggiungere il piano prefissato e la pesantezza che quella casa trasmette.
Il silenzio di Jakob è assordante ed è un grido racchiuso tra le pagine di quaderni che riempie quando si siede alla scrivania nella sua stanza. La musica era l’unico momento di voce che usciva dal suo essere artista. L’arte è una caratteristica di alcuni componenti di quella famiglia.
Il romanzo contiene la suspense di un thiller ma ha le note di un noir e un gotico perché racchiude una base romantica, per l’amore e la sofferenza che viene espressa tra silenzi e parole e l’orrore che si prova in determinate situazioni poco chiare o improvvise, che fa drizzare i capelli al lettore. Notevole è la passione, tra inquietudine e dubbi, che questo romanzo fa nascere nel lettore soprattutto perché non usa tante pagine per raccontare i fatti e impiega un linguaggio decisamente piacevole, frutto di parole forbite, eleganti e chiare. Mentre si scorrono le pagine del libro il lettore realizza delle immagini mentali in bianco e nero, o con colori smorzati che meglio si addicono alle scene lette.
Cosa c’è in quella tenuta che chiama Verena a gran voce e le ricorda il suo passato doloroso, che suggerisce a Jakob parole segrete che lui trascrive febbrilmente sul diario?
Cosa vuole ottenere da un’infermiera e da un ragazzino?
Il lettore rimane affascinato dal romanzo perché scopre che tra le sue pagine la presenza è più viva che mai.



Silvio Raffo


Silvio Raffo romanziere, saggista e poeta. Ha tradotto tra gli altri Emily Dickinson, Dorothy Parker, Philip Larkin. Tra le sue raccolte di poesia Lampi della visione (Premio Gozzano 1988), L’equilibrio terrestre (Premio Città di Cariati 1991), Al fantastico abisso (Premio Val di Comino 2012). Tra i suoi romanzi, ricordiamo Lo specchio attento (1987) e Il lago delle sfingi (1990), Giallo matrigna (2011) e La sposa della morte (2013). La voce della pietra, uscito per la prima volta nel 1996, è stato finalista al Premio Strega nel 1997. Nel 2017 ne è stata tratta una versione cinematografica (Voice from the Stone) con Emilia Clarke.

A cura di Marianna di Felice 



Recensione scritta per www.thirllernord.it

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