giovedì 10 settembre 2015

Copertine oscene.




Mi chiedo una cosa: Ma se cambiano i nomi degli autori perché, magari, son troppo assurdi o anche volgari, in alcuni casi, perché mettere delle copertine osé a libri che non rientrano nella letteratura erotica?
Prendo come esempio due libri usciti un po' di tempo fa: “Atti osceni in luogo privato” di Marco Missiroli e “La sposa giovane” di Alessandro Baricco.
Quello che mi rompe è che scrivendo i titoli faccio loro pubblicità...gratuita (soprattutto)!
Ma si può avere una copertina che ritrae un fondoschiena, un sedere, un culo (meglio sconfinare nel volgare così si capisce meglio) e l'altra dov'è disegnata una mezza figura (in verticale però) di femmina con una tetta di fuori?
Ma che per attirare lettori si devono mettere queste immagini (evidentemente si..siamo messi male)?
Semmai tutto ciò serve per attirare il pubblico televisivo o i lettori di giornali scandalosi (nel senso che fanno pena) che si occupano di gossip!
Ma quanti lettori ha la letteratura erotica, quella vera, non quella sfumata delle “casalingue” disperate (e pure tanto disperate)?
Se per vendere libri si devono esibire parti nascoste (anche se guardando il modo di vestire di questi ultimi anni, nemmeno tanto nascoste), allora non si sta vendendo la storia, ma un possibile modo di eccitazione visivo (la copertina) che poi dovrebbe continuare all'interno con una storia degna (della stessa eccitazione) però (impossibile).
E questa è una capacità che solo la vera letteratura erotica ha (anche se ultimamente la gente si eccita anche con il vento)!
Sarà l'effetto del bigottismo/ipocrisia che ha dei livelli invidiabili sulla maggior parte delle persone?
Comunque questi due libri almeno si distinguono e possono anche andare a braccetto (tetta e culo...inutile fare i perbenisti in certi casi)!
Queste due copertine si distinguono, sicuramente, rispetto alla monotonia grafica propria di alcune case editrici che replicano sempre gli stessi soggetti grafici.
Come le copertine occupate da monaci (di una nota casa editrice), con le stesse tonalità di colore (e ti credo, hai mai visto un monaco vestire un saio fucsia?) e i titoli che riprendevano sempre le stesse parole (mistero, maledetto,proibito, chiave, segreto, nero, peccato, mistero..cavolo l'ho già detto).
Le persone che entravano in libreria chiedendo di un libro di questa casa editrice rimanevano in imbarazzo se non si ricordavano il titolo perché dicevano: “Quello col monaco in copertina” e puntualmente il libraio (in imbarazzo anche lui) rispondeva: “Quale monaco?” indicando tutte le copertine della stessa casa editrice!
Ma forse sono più tranquilli i monaci monotematici che le copertine insulse raffiguranti parti anatomiche (nemmeno fossero manuali di medicina) oppure è meglio spendere qualche idea in più per creare una copertina che è il biglietto da visita di un libro.

Un consiglio voglio darvelo, leggete la trama e non fermatevi alla copertina perché molte volte son rimasta fregata da questo stratagemma!

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