giovedì 1 dicembre 2016

Il marchio dell'inquisitore: recensione





In una Roma divisa tra i fuochi dell'Inquisizione e quelli dell'Indice viene ritrovato il cadavere di Fra' Pietro Rebiba consultore dell'Indice, ma non è l'unico assassinio commesso da una maschera senza volto che si aggira per le strade invase da mendicanti che vedono e sentono anche se dormono.
Una morte illustre che non può passare inosservata non appena si fa luce nella buia bottega che fu dello Zannetti, uno stampatore, ora ereditata dalla famiglia.
All'inquisitore Girolamo Svampa viene affidato, dal suo protettore monsignor Ridolfi, il duro compito di trovare l'assassino e di far luce tra le ombre che si nascondo in tetri meandri e tenebrose vie di Roma. 
Tra manoscritti di magia e simbolismo Svampa aiutato dal suo bravo Cagnolo procede ad arresti e interrogatori presso la Tor di nona, luogo di torture dove morì anche suo padre dopo esser arrestato ingiustamente.
Lo Svampa non dimentica il torto subito a ricordarlo un marchio sul collo che brucia ancora oggi.
Più le indagini andavano avanti e più spuntavano fuori elementi legati a Iside, a Mercurio, ad Ermete Trimegisto e il tutto faceva pensare alla setta dei Rosacroce come gli suggerisce padre Francesco Capiferro che lo aiuta indirettamente nelle indagini.
Riuscirà il nuovo personaggio di Marcello Simoni a venire a capo delle morti misteriose e intrighi ecclesiastici senza troppi impedimenti?
Il nuovo libro di Simoni si legge d'un fiato, tanto appassiona questa storia piena di mistero dello Svampa. La scrittura sembra leggermente diversa quasi più elaborata per questo nuovo romanzo storico.
Peccato che coinvolga talmente tanto da finire subito!



Porta sul collo, impresso a fuoco, il marchio di un roveto ardente. È razionale come uno scienziato, eppure esperto di demonologia e stregoneria. È scostante, abitudinario, con una patologica avversione per la fugacità del presente; per lui esiste solo la certezza inalterabile di ciò che è già accaduto.

Il cadavere di un uomo incastrato dentro un torchio tipografico. Un investigatore, il cui passato è un mistero perfino per lui, alle prese con intrighi politici, segreti ecclesiastici e vendette private. Una vicenda tesissima ambientata nell'Italia del Seicento, dove la diffusione della stampa sta aprendo le prime crepe nelle mura dell'oscurantismo.

Nella Roma del Secolo di Ferro, a pochi giorni dall'inizio del XIII giubileo, la danza macabra incisa su un opuscolo di contenuto libertino sembra aver ispirato l'omicidio di un religioso. Sul caso viene chiamato a investigare l'inquisitore Girolamo Svampa, nominato commissarius dagli alti seggi della curia capitolina. Ad aiutarlo, tra ritrovamenti di libelli anonimi e strani avvistamenti di un uomo mascherato, ci sono padre Francesco Capiferro, segretario della Congregazione dell'Indice, e il fedele bravo Cagnolo Alfieri. L'indagine, che porta lo Svampa a scontrarsi con personaggi potenti, si rivela subito delicata e pericolosa: prima che si arrivi alla soluzione del mistero ci saranno altri morti.





L'autore: Marcello Simoni (Comacchio, 1975) è un ex archeologo e bibliotecario. Con Il mercante di libri maledetti (2011), il suo romanzo d'esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Un successo confermato da La biblioteca perduta dell'alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, L'isola dei monaci senza nome, La cattedrale dei morti, L'abbazia dei cento peccati, L'abbazia dei cento delitti e L'abbazia dei cento inganni. Per Einaudi ha pubblicato Il marchio dell'inquisitore (2016). È tradotto in venti Paesi.


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