martedì 19 novembre 2013

Arrivederci Doris




«E’ mai esistita una generazione che non abbia osservato, stupefatta – anche se ormai dovrebbe essere un lato acquisito – gli arrabbiati, i delinquenti e i ribelli della propria gioventù diventare i rappresentanti delle posizioni più moderate?»
(tratto da Il sogno più dolce)
Si è spenta all’eà di 94 anni Doris Lessing, scrittrice britannica vincitrice del premio Nobel per la Letteratura nel 2007. Una scrittrice che raccontava esperienze femminili, una donna che spronava il gentil sesso a non predicare e basta, ma ad agire. Una femminista particolare che criticava le donne bigotte che si fermavano e perseveravano nel criticare, nel bacchettare gli uomini senza far nulla per cambiare questa situazione. Una donna che spronava gli uomini a tener testa alle donne. “Dovrebbero rincominciare a farlo, essere all’altezza” disse al Festival del libro di Edimburgo nel 2001.
Criticava aspramente la donna sfacciata e ipocrita.


Le fu assegnato il Nobel perché nei suoi libri, Doris Lessing, raccontava le imprese eroiche delle donne basandosi sulle esperienze vissute in Africa e in Inghilterra e riportate nel suo libro più famoso, Il taccuino d’oro (scambiato, con dispiacere della Lessing, per la “bibbia femminista”). Questo libro parla di una donna, Anna Wulf che cerca di trovare una via d’uscita dal caos e dall’ipocrisia della sua generazione.
Non aveva paura di esprimere i suoi pensieri che poteva non trovare in accordo la massa.
«Tutti gli uomini che ho conosciuto si mostrano attratti verso le lesbiche, più o meno consciamente. Fa parte della loro incredibile vanità vedersi come i redentori di queste femmine perdute» e ancora «Quasi tutti gli uomini che si conoscono sono sposati con brave donne banali e noiose. Che cosa triste per loro.» , citazioni tratte da Il taccuino d’oro (scritto nel 1962).
La Lessing invitava le donne a cambiare le leggi che riguardavano l’universo femminile e le rimproverava di sprecare energie solo a insultare gli uomini, criticandole perché molte di esse assumevano degli atteggiamenti propriamente maschili.
Passionale, diretta, anticonformista, iraconda, dissidente, autrice della libertà in un’epoca in cui il pensiero femminile era un argomento del tutto nuovo, quando la informarono che aveva vinto il Nobel lei rispose: «Oh Christ! I couldn’t care less!» .
«Visto che non possono assegnare il Nobel a un morto, penso semplicemente abbiano scelto me perché temevano morissi prima di avere un’altra occasione» , aveva 88 anni.
Nata in Persia (Iran) da genitori inglesi, nel 1919 si trasferì nella Rhodesia meridionale (attuale Zimbawe), dove ambientò L’erba canta. Si sposò all’età di 19 anni con Frank Wisdom dal quale ebbe un figlio e una figlia. Li abbandonò per ar parte del Left Book Club, gruppo di intellettuali socialisti e comunisti con a capo Gottfried Lessing col quale si sposò in seconde nozze e dal quale ebbe il terzo figlio. Dopo un po’ di tempo si allontanò dal deludente gruppo e andò con suo figlio in Inghilterra dove rimase fino alla fine dei suoi giorni.
I suoi libri sono editi, in Italia, dalla casa editrice Feltrinelli.
Aggiungo che merita di esser letta perché non difende le donne a spada tratta con teorie infondate e insistenze inutili senza nessuna base reale. Lei difende quelle che valgono davvero, le altre le critica.
«Quello che le femministe vogliono da me è qualcosa che loro non hanno preso in considerazione perché proviene dalla religione. Vogliono che sia loro testimone. Quello che veramente vorrebbero dirmi è ‘Sorella, starò al tuo fianco nella lotta per il giorno in cui quegli uomini bestiali non ci saranno più’. Veramente vogliono che si facciano affermazioni tanto semplificate sugli uomini e sulle donne? In effetti, lo vogliono davvero. Sono arrivata con grande rammarico a questa conclusione».

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