venerdì 18 aprile 2014

Addio Gabriel Garcia Marquez




La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.

Gabriel Garcia Marquez, nato il 6 marzo 1927, in Colombia.
Un periodo difficile in una Nazione difficile!
Nuovi conflitti interni determinati dalla modernizzazione si affacciavano nel Paese. Scioperi e rivendicazioni da parte del movimento agrario da una parte, del proletariato urbano e del movimento operaio dall'altra.
Uno sciopero da parte dei lavoratori impiegati nella produzione ed esportazione delle banane venne represso nel sangue. I lavoratori rimasero intrappolati nel centro della città dall'esercito che aveva chiuso tutte le vie di uscita e che aprì il fuoco sulla massa inerme, uccidendo 3000 persone.
Questa strage è ricordata come Masacre de las bananeras e Marquez lo cita nel suo capolavoro Cent'anni di solitudine.
Marquez per i continui disordini del paese viene cresciuto a 80 km dalla Colombia.
Ma questo espediente non lo distoglie da ciò che è il suo paese e si nota nell'opera su citata.
Cent'anni di solitudine racconta la vita di 
José Arcadio Buendía, e Ursula Iguarán, marito e moglie, che lasciano Riohacha in Colombia per trovare una vita migliore.
Una notte, durante il viaggio, accampato sulla riva di un fiume, José Arcadio Buendía sogna "Macondo", una città fatta di specchi che riflette il mondo dentro e attorno ad essa. Dopo essersi destato, decide di fondare Macondo lungo quel fiume; dopo giorni di peregrinazione nella giungla, la fondazione di Macondo da parte di José Arcadio Buendía è utopica.

Ben presto, dopo la sua fondazione, Macondo diventa una città in preda ad eventi insoliti e straordinari che coinvolgono le generazioni della famiglia Buendía, incapaci o non disposte ad evitare le loro ripetute (e spesso autoinflitte) disgrazie. Infine un uragano distrugge Macondo, la città degli specchi. Alla fine della narrazione, un membro della famiglia decifra un'iscrizione in codice che generazioni di uomini Buendía avevano tentato invano di interpretare. Il messaggio segreto informa il destinatario di ogni fortuna o sventura vissuta dalla famiglia Buendía.


 Viene inventato un paese dove si cerca la pace e soprattutto di vivere senza repressioni e dittature, come in Utopia di Tommaso Moro (che viveva nell'Inghilterra di Enrico VIII, senza disconoscere il primato del Papa, senza privilegiare la supremazia del Re sulla chiesa, fino a quando non fu condannato). Vivono utopicamente gli abitanti di Macondo, ma anche lì arriva la rottura e le disgrazie, perché questo è quello che ha visto e vissuto Marquez. Un paese dove non si riesce a respirare la libertà e dove le varie possibilità di sognare una vita migliore vengono distrutte come un uragano distrugge una città.
Non si riesce a fuggire dalla cruda realtà nemmeno con la fantasia.

Dalla Colombia ai Caraibi, dal Messico alla Colombia, da quest'ultima a Roma e Parigi e di nuovo in Messico, in ultimo, perché raggiunto dalle minacce della CIA e degli esuli cubani, perché aveva allacciato una collaborazione con la Prensa Latina, fondata da Fidel Castro, poco dopo aver visitato Cuba.
Riceverà il Premio Nobel per la Letteratura nel 1982.
Combatte e vince il suo nemico...il cancro, ma perde la battaglia contro una polmonite che gli fa chiudere gli occhi il 17 aprile del 2014, all'età di 87 anni.

Si spegne uno dei maggiori scrittori del ventesimo secolo.

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.

Cent'anni di solitudine.

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