mercoledì 9 aprile 2014

Distinguersi scrivendo: Intervista a Carlo Sperduti

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Il Dr. Luce Crepatu o Ciro Del Raptus oppure Sparlo Cherduti se volete, tutti anagrammi di Carlo Sperduti, uno scrittore con un nuovo modo di far scrittura.
Lui fa ridere in maniera seria, prende in giro con filosofia, con psicologia, con grammaticalità, scrivendo e correggendo, riscrivendo e cancellando, accartocciando il foglio perché ormai rovinato e prendendo un nuovo, bianco, intonso, pulito foglio, a4, controllando che gli angoli non si siano piegati, poggiando lievemente la penna, iniziando a curvare le parole, mentre un motivetto in testa si ripete, uscendo vocalmente in un Turuttuttù nairananài.
“Al brontolio del caffè: turuttuttù nairananài, fischiettava Anita.
Sotto la doccia: turuttuttù nairananài, vocalizzava Anita.
In ufficio: turuttuttù nairananài:”
A chi non è capitato di portare in testa per un’intera giornata un motivetto ascoltato chissà dove, chissà quando?
Turuttuttù nairananài è uno dei racconti di Carlo Sperduti che conosciamo in questa intervista.
Hai sempre scritto, fin da piccolo, oppure questa passione si è manifestata recentemente?
«Ho scritto i primi racconti tra i sedici e i diciotto anni, poi più nulla o quasi fino a cinque anni fa. Nella scrittura, fatta eccezione per gli ultimi due anni, non posso dire di essere costante. Tuttavia, quando scrivo mi impongo regole ben precise, sia nella forma che nei tempi. La lettura, invece, m’interessa da sempre: quando mi capita di non leggere per un certo periodo, o di leggere molto poco, mi prenderei a schiaffi.»
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Cosa ne pensi del mondo editoriale italiano?
«Penso che sia una corsa a ostacoli, ma penso anche che non si possano superare gli ostacoli a colpi di lamentele. Bisogna saperli riconoscere ed evitare. In questo modo si selezionano editori, professionisti e persone di qualità, con cui è un piacere collaborare.»
Credi ancora che esista un briciolo di speranza per la cultura in Italia?
«Si può fare cultura dappertutto, a patto che la si voglia fare. Per me il punto non è l’Italia. Non è nemmeno una scusa, non è nemmeno un alibi. Non c’è connessione fra un talento e un documento d’identità; ci può essere invece tra un talento e la cultura, se lo si incanala in quel senso. Basta non mischiare i termini e il problema non si pone.»
Sei anche un correttore di bozze, come gestisci scrittura e correzione mentre scrivi?
«Sebbene non sia il mio mestiere, mi capita molto spesso di fare correzioni di bozze su testi altrui. Questa pratica costante fa sì che le due cose, scrittura e correzione, vadano di pari passo. Correggo mentre scrivo e poi ricorreggo a testo ultimato. Ho appena corretto, per esempio, un errore nella frase precedente: c’era scritto “coreggo”.»
Parlami di Un tebbirile intachesimo edito da Gorilla Sapiens. C’è dell’ironia sulle ossessioni?
«Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi raccoglie testi brevi e brevissimi selezionati tra quelli che ho scritto negli ultimi quattro anni o giù di lì, dividendoli in sezioni tematiche: Avventure, Amori, Saggistica (e un Intermezzo tragico). Il criterio di selezione, al di là della brevità, è stato quello del gioco umoristico, linguistico, formale. Sicuramente c’è ironia sulle ossessioni – non saprei trattarle in altro modo – ma l’ironia tematica, con poche eccezioni, è incidentale: di solito conseguenza dell’ironia di un meccanismo.»
Hai anche scritto altri due racconti. Valentina controvento e Caterina fu gettata, due donne come protagoniste, parlami di entrambi!
«Si tratta di un non-romanzo (Caterina fu gettata) e di un racconto lungo (Valentina controvento), entrambi pubblicati da Intermezzi Editore.
Caterina fu gettata, uscito nel 2011, è una sorta di garbuglio metaletterario che si autocritica tramite note a piè di pagina (Nota del Detrattore, Nota dell’Autore della Nota, Nota del Pubblico, Nota del Disilluso in Amore e così via). Il titolo precede la trama, molto surreale: si narra di un tizio che getta per errore la sua compagna in un cassonetto e delle conseguenze di questo fatto in un mondo creato da un immortale e popolato da bucce di banana parlanti e gatti che non sono del tutto gatti, in cui si muore molte volte e in cui esistono cose assurde come gli artisti e il festival della canzone italiana.
Valentina controvento (uscito a dicembre 2013) ha un titolo molto simile perché non c’entra nulla. È la storia di una ragazza stressata dal lavoro e dai rapporti sociali, amorosi e d’amicizia. Deve costruire, su commissione, un macchinario contro la caduta dei cappelli, ma la lotta contro il vento sembra impari. Si barcamena tra la possibilità di un nuovo amore, socialmente accettato, e di un rapporto malvisto e fuorilegge che si consuma già da tempo tra le pareti del suo appartamento. Tra moduli di rinnovo d’amicizia e richieste di cene in assenza di terzi, il destino le si stringerà attorno sotto forma di postini d’assalto e ufficiali dell’Agenzia delle Pratiche Sociali. La sua amica Emma e il suo pretendente ci metteranno lo zampino; l’indefinito Clemente, animale da salotto che imbianca le pagine dei libri, ci metterà gli artigli.»
Promozione dei libri, Letteratura Notturna, la settimana Verba, che altro?
«Ancora promozione di libri, ancora Letteratura Notturna (di cui ci sarà un’antologia), ancora una raccolta di racconti in uscita a maggio e poi in cantiere altri racconti e due romanzi brevi, poi una doccia e si esce.»
Dammi una definizione di Tempo, Storia e Creatività.
«Il tempo è una convenzione talvolta utile, una storia è il materiale grezzo di una narrazione o il condimento di una struttura (a seconda del punto di partenza), la creatività è la capacità di organizzare forme e contenuti attraverso un utilizzo consapevole dei propri mezzi.»
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“Voglio rattoncarvi una storia molto tarpicolare, che mi ridargua va dicino. Astolcate tutti…
Viveva una volta, in un paese tonlano tonlano, una sgreta tacchiva e dislessica chiamata Fiaba, talmente tacchiva e talmente dislessica che aveva lovuto denvicarsi col mondo della sua donchizione, cianlando su tutti gli abitanti del regno un tebbitile intachesimo che li aveva resi a volo rolta dislessici, facendo strage dell’ortofraghia e della buona articolazione.”



Intervista fatta per iltempolastoria.it

http://www.iltempolastoria.it/rubriche/libri-in-viaggio/distinguersi-scrivendo-carlo-sperduti/

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