giovedì 3 aprile 2014

Addio a Jacques Le Goff




"Gli uomini e le donne, se sanno cogliere il piccolo dono di libertà, di libero arbitrio e di volontà efficace che la natura umana e la storia concedono loro, possono servirsene per cambiare il mondo e la società, faticosamente, attraverso alti e bassi, balzi in avanti e arretramenti, senza che niente sia definitivamente dato per scontato. La storia può essere, deve essere libertà "

Tratto da “Cinque personaggi del passato per il nostro presente”.

Il 1° aprile 2014 ci ha abbandonato un grande personaggio, Jacques Le Goff !
Storico del Medioevo.
Credevo fosse uno dei tanti scherzi che circolano sul web il primo di aprile, non potevo credere che colui che mi aveva fatto capire molte cose del periodo buio, come viene definito, se ne fosse andato, anche se era malato da tempo.
Un giorno entrai in una libreria sotto casa che ora non c'è più (un grande marchio al suo posto) e chiesi al ragazzo che lavorava lì (davvero molto preparato) un consiglio per un libro che mi potesse spiegare alcuni aspetti del Medioevo, aspetti inesistenti in comuni libri di storia o in libri di autori che ripetono le stesse cose dei sussidiari utilizzando dei sinonimi!
Il ragazzo, andò a colpo sicuro, e mi consigliò Jacques Le Goff e chi altri se no?
Uno storico che descriveva quei periodi storici con naturalezza e collegando l'antropologia e l'etnologia al periodo da descrivere.
L'influenza della sociologia di Marcel Mauss in Le Goff era evidente.
Le sue techniques d'approche lo portavano a studiare l'uso del corpo e l'uso della parola dell'uomo nei confronti della società e della cultura del periodo e del territorio.
Per Le Goff anche il silenzio aveva la sua importanza, era definito più eloquente del clangore che potevano creare alcuni incartamenti.
Aveva novant'anni Le Goff, ma dopo la morte della moglie non si era più ripreso.
Umberto Eco, su Repubblica lo ricorda come un intellettuale unico “tra i tanti insigni studiosi” che ha prodotto la Francia.

È scomparso Jacques Le Goff. Aveva novant’anni, e a molti potrà sembrare un’età ragionevole, ma dopo la morte della moglie, trauma che lo aveva letteralmente sconvolto e da cui non si era mai liberato, aveva passato gli ultimi anni immobilizzato in casa, senza poter camminare, anche se la testa gli funzionava ancora benissimo e non cessava di lavorare e pubblicare, muovendosi con apparati di sostegno, senza incespicare, tra i grattacieli di libri che, non potendo essere ospitati negli scaffali, si ergevano come una dotta Manhattan nel suo appartamento minuto. “

Jacques Le Goff era Lo Storico, colui che è attento al particolare per far capire in modo giusto l'universale.
“Il problema del meraviglioso in una civiltà, in una società, va affrontato prima di tutto a un livello che, se non è il più fondamentale, è comunque primordiale: quello del vocabolario. Credo che sia impossibile mettere a punto uno studio serio sull'argomento se prima non si fa un'adeguata ricognizione del campo semantico del meraviglioso.”
Questo brano è tratto dal libro “Il meraviglioso e il quotidiano nell'Occidente medievale”
In questo tratta argomenti poco approfonditi da altri, nello specifico parla di fate, draghi e di altri esseri della fantasia popolare e ancora di alimentazione, comportamenti, abbigliamento e vari sentimenti dell'uomo.
Gli studi dello storico francese, proposti nei suoi libri, avvicinano davvero il lettore a quel mondo tanto lontano che la maggior parte dei libri (sia scolastici che non) oscurano e fanno diventare ancora più buio.
Grazie a Le Goff ho potuto leggere la vera storia, credendo di vivere quel periodo mentre scorrevo con gli occhi le parole descrittive dello storico!






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