lunedì 28 aprile 2014

L’inchiostro mostra agli occhi ciò che la fantasia suggerisce: l’Intervista a Cecilia Randall

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“I sei giocatori si diedero immediatamente da fare. Il tempo nella finzione del gioco scorreva diversamente, a ritmo irregolare e con salti di ore intere, per riassumere in poco tempo ciò che nella realtà poteva durare giornate, e così nel giro di mezz’ora erano già stati individuati alcuni indizi interessanti per la soluzione dell’avventura”.
Tratto da Hyperversum
Entrare in un gioco di ruolo, andare avanti nelle regole di quel mondo e cercare di uscire dallo stesso…
Il fantasy è coraggio, è azzardo, il fantasy è rischio, il fantasy è vita!
Cecilia Randall, grafico e web designer, scrittrice di libri fantasy. Hyperversum è stato il suo libro d’esordio. Una scrittrice cresciuta a “pane, libri e fumetti”, come scrive sul suo sito ufficiale, che cerca subito una libreria non appena arriva in una città nuova.
L’ho intervistata per sapere qualcosa di più di questo mondo fantasy, un mondo quasi bandito dal resto dei generi letterari, che nasconde una ricchezza unica: la fantasia!
La fantasia edifica solidi castelli nei quali muovere dei personaggi che realizzeranno la realtà dei sogni!
Può descrivermi il Fantasy, il vero Fantasy per distinguerlo dalle nuove denominazioni, come l’Urban Fantasy (storie che abusano del mondo Fantasy e lo cambiano)?
«Innanzitutto l’urban fantasy è vero fantasy, perché non esiste un mondo fantasy, ne esistono milioni. Chi limita il fantasy solo alle storie di “maghi+mostri+guerrieri” restringe la visione a una parte di questo genere letterario, escludendo le sue altre importantissime anime che hanno tutte pari importanza e dignità.
Con fantasy intendiamo un genere dominato dal mito, dal soprannaturale e dal surreale non spiegato in modo scientifico, quindi è un genere vastissimo con tantissimi sottogeneri che ne esplorano le diverse sfumature. Non basterebbe una voce di enciclopedia per definirli tutti nei minimi dettagli. Per sommi capi, diciamo che l’urban fantasy è appunto un sottogenere del fantasy, la cui caratteristica più riconoscibile è l’ambientazione urbana, generalmente contemporanea. Ciò che chiamiamo high fantasy è un altro sottogenere, di cui il maestro indiscusso è Tolkien. Il fantasy storico, in cui vengono inclusi i miei libri, mescola gli elementi fantastici alla nostra Storia reale. Ce n’è una miriade, di sottogeneri, e per fortuna dico io, perché così il fantasy è variegato e ancora più affascinante da esplorare. E poi ci sono le contaminazioni tra un sottogenere e l’altro, altrettanto fertili di idee nuove. Io sono allergica alle etichette troppo limitanti, quindi ben venga tutto ciò che allarga gli orizzonti».
Cosa prova quando scrive? Riesce ad isolarsi dalla realtà ed addentrarsi nel mondo fantastico che descrive?
«Mi permetto di citare Terry Brooks, che mi ha folgorata all’inizio del suo libro autobiografico “A volte la magia funziona”. Brooks sostiene che “gli scrittori non ci sono con la testa”, perché una parte di loro è sempre altrove, nel mondo di cui scrivono in quel momento; gli scrittori vivono in due mondi: il mondo reale e quello immaginario dei loro romanzi.
Mi sono riconosciuta nella descrizione prima ancora di pensare che un giorno avrei potuto anch’io pubblicare un libro. Ho sempre avvertito la necessità di scrivere fin da piccola e, scrivendo, ho sempre provato lo stesso “tuffo nell’altrove”. Mi immergo completamente nel mondo dei miei personaggi, che sia storico al cento percento come in “Hyperversum” o “Gens Arcana” oppure distopico come in “Millennio di fuoco”.
È un’esperienza totale. lo era prima, quando scrivere era una passione personale, e lo è adesso che è diventato un lavoro.»
“…gli Arcani esercitavano la loro invisibile sorveglianza sui luoghi segreti della famiglia. La loro limitata fantasia non arrivava più in là dell’ipotesi di uomini armati , dislocati nei dintorni, a tenere fisicamente sotto controllo gli edifici.”
Tratto da Gens Arcana
Secondo lei, quanto è sottovalutato il Fantasy?
«Purtroppo mi sembra che in Italia sia ancora piuttosto sottovalutato, nonostante abbia dei predecessori illustri, che sono anche grandi esponenti della nostra cultura. Faccio una domanda provocatoria: come verrebbe etichettato oggi ad esempio “L’Orlando furioso” di Ludovico Ariosto, se fosse l’opera di un esordiente? Io scommetto che sarebbe esposto sullo scaffale del fantasy…
Comunque sia, mi pare anche che le cose stiano cambiando. Io sono fiduciosa per il futuro del genere, in tutte le sue sfaccettature.»
Quanto è sottovalutata la cultura, e di riflesso, la lettura?
«Mi rifiuto di pensare che la cultura sia sottovalutata proprio in Italia, che è stata la culla della cultura per molti secoli. Esiste di sicuro un problema di risorse, ma questo è un discorso diverso e nonostante tutto io voglio continuare a credere che riusciremo a invertire gli ultimi trend e ridare alla cultura gli investimenti di cui ha bisogno.
Riguardo la crisi della lettura devo rassegnarmi ai dati delle statistiche, anche se nella mia esperienza personale ho sempre incontrato tantissimi lettori convinti di tutte le età. Non credo però al tramonto dei libri prospettato da qualcuno. Ci sarà di sicuro un’evoluzione nel modo di leggere e la grande sfida è proprio capire verso quale forma di racconto scritto stiamo andando, ma avremo sempre bisogno di raccontarci storie. È nella nostra natura.»
Trilogia
Il suo lavoro, Hyperversum, è stato preso come modello per una tesi di laurea. Dev’essere davvero orgogliosa di questo risultato!
«Orgogliosissima! Quando ho ricevuto il testo della tesi ho fatto le ore piccole per leggerlo tutto e devo ringraziare la neo dottoressa Elga Casciano per aver scelto un mio libro per concludere il suo percorso di studi. Nel leggere la sua analisi del mio testo ero emozionata e incuriosita. È bellissimo vedere che i temi a cui tenevi di più nel testo sono balzati fuori proprio come volevi ed è altrettanto affascinante vedere come un tuo libro venga interpretato in modo differente da ogni lettore, che lo sente “risuonare” secondo la sua personalissima sensibilità. Adesso la tesi di Elga è in bella mostra nella mia libreria. È stato un grandissimo regalo.»
Cosa ne pensa dei giochi di ruolo?
«Sono una mia grande passione e personalmente li consiglierei a tutti, soprattutto quelli “tradizionali”, il che per me vuol dire riunire un gruppo di amici intorno a un tavolo con dadi, matite, schede dei personaggi e fantasia a briglia sciolta. Credo che siano anche un’ottima palestra per chi vuole raccontare storie. Quando fai il master e devi gestire un gruppo di giocatori imprevedibili, impari a studiare il tuo scenario da tutte le possibili angolazioni e a ipotizzare mosse e contromosse di ogni partecipante, anche quelle che ti sembrano più improbabili. Gestire una trama e al suo interno un gruppo di personaggi presenta esattamente le stesse difficoltà, anzi a volte i personaggi di carta sono ancora più imprevedibili dei giocatori in carne e ossa.»
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Hyperversum, Gens Arcana e Millennio di Fuoco. Può parlarmi di queste tre opere?
«“Hyperversum” è stata la mia opera di esordio, a cui hanno fatto seguito “Il Falco e il Leone” e “Il Cavaliere del Tempo”, che tutti insieme formano una trilogia conclusa. Parlavamo poco prima di giochi di ruolo e Ian e Daniel, i protagonisti della trilogia, sono appunto alcuni giocatori di ruolo dei nostri giorni che si ritrovano inghiottiti dal videogioco Hyperversum e catapultati nella Fiandra del XIII secolo, tra guerre, tradimenti e intrighi di feudatari. Dovranno lottare con tutte le loro forze per sopravvivere, perché nella nuova partita il game over significa la morte.
“Gens Arcana” è un libro autoconclusivo, ambientato nella Firenze rinascimentale di Lorenzo de’ Medici. Gli Arcani sono uomini e donne di famiglie accuratamente protette dai governanti e dalla Chiesa e dotati del potere di governare gli elementi come acqua, aria, fuoco, terra ed etere, quindi in grado di contrastare eventuali squilibri nelle forze naturali o interventi pericolosi delle creature elementali. Il giovane Valiano, il protagonista, sarebbe il capo della famiglia di Arcani più potente d’Italia, ma ha rinunciato al suo ruolo per vivere libero da vincoli come semplice apprendista liutaio. Una congiura, un rapimento e una spietata caccia all’uomo scatenata contro di lui col benestare dell’Inquisizione lo costringeranno a ritrovare le sue origini e quei poteri che si è sempre rifiutato di imparare a usare.
“Millennio di fuoco – Seija” è il primo volume di un dittico ambientato in un 1999 d.C. distopico in cui l’Europa è congelata in un eterno Medioevo e straziata da una guerra millenaria contro i demoni vaivar, che nel 999 d.C. hanno sferrato il loro primo attacco all’umanità. La protagonista Seija è una guerriera pagana che combatte negli eserciti cristiani per difendere il suo piccolo clan nomade dalla minaccia dei vaivar. Il suo destino e quello di molti altri verrà stravolto quando sul campo di battaglia lei affronterà Raivo, il Traditore, l’unico umano ad aver volontariamente venduto anima e corpo ai demoni per diventare il più crudele persecutore di quella che una volta era la sua specie.
Avrei tantissime altre cose da raccontarvi su ciascun libro, ma non voglio abusare dell’ospitalità qui e quindi vi rimando al mio sito www.ceciliarandall.it dove troverete molti più dettagli.»
Per me può “abusare” quanto vuole perché mentre la scrittrice parla dei suoi libri, inizio a sognare come se già sfogliassi quelle pagine!
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Quali suoi lavori ci aspettano, quest’anno, in libreria?
«In autunno uscirà il secondo e ultimo volume del dittico “Millennio di fuoco”, intitolato “Raivo”. È La conclusione della storia iniziata l’anno scorso con “Seija” e io sono già in fibrillazione, in attesa di vedere il volume sugli scaffali. Intanto, sto lavorando per il 2015».
“Anno del Signore 1999. Undicesimo giorno del mese di agosto. Baviera, lago Staffelsee.
Il sole si fece nero. Un anello di fiamme bianche dal cuore buio.
Poi la torre est della rocca di Staffeldorf si spaccò in due. La galleria scavata dai minatori nemici sotto le sue fondamenta ne inghiottì la base e fece vacillare una porzione delle mura. Il rombo del crollo anticipò di un respiro il ruggito di guerra dei demoni. Irruppero attraverso la breccia aperta nella cinta muraria e non poterono più essere fermati”.
Tratto da Millennio di Fuoco – Seija.
Può darmi le definizioni di Tempo, Storia e Creatività?
«Il tempo è ciò che mi manca in modo cronico ogni giorno!
Scherzi a parte, il Tempo è la base della Storia ed entrambi sono la base della Creatività. Non si può essere creativi senza avere un passato che ci ha formato e ispirato».


Intervista fatta per iltempolastoria.it


http://www.iltempolastoria.it/interviste/linchiostro-mostra-agli-occhi-cio-che-la-fantasia-suggerisce-lintervista-a-cecilia-randall/

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